Tetto di alunni stranieri, Paola Mastrocola: “L’italiano è la vera accoglienza, non una segregazione”

Nessuna discriminazione verso chi arriva da lontano; la vera integrazione tra i banchi si costruisce offrendo strumenti linguistici solidi a tutti.
In un’intervista rilasciata al quotidiano ItaliaOggi, la saggista ed ex docente di liceo Paola Mastrocola interviene nel dibattito sul tetto agli studenti non italofoni, indicando nella conoscenza della lingua l’unica strada percorribile per garantire pari opportunità.
Tra i banchi scolastici la cittadinanza o la provenienza contano poco – la vera barriera si chiama comprensione. Quando un ragazzo non domina la lingua del Paese in cui vive, il rischio di rimanere ai margini della società diventa una certezza. Proprio su questo punto la scrittrice sottolinea la necessità di agire subito con corsi mirati: l’obiettivo non è escludere, ma permettere a ciascuno di costruirsi un futuro solido e aspirare a professioni qualificate.
A chi vede nei corsi potenziati una forma di discriminazione, Mastrocola risponde: “La conoscenza della lingua è la prima e più importante forma di accoglienza”. Fornire l’italiano ai ragazzi arrivati da poco equivale a offrire cibo e cure mediche; senza questo bagaglio fondamentale, qualsiasi percorso scolastico si trasforma in una rincorsa affannosa e senza sbocchi. L’autrice del saggio Il danno scolastico richiama l’insegnamento di Don Milani e la sua Lettera da una professoressa: “È solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli”.
Il tempo pienissimo contro le accuse di segregazione
Le opposizioni politiche paventano rischi di ghettizzazione e violazioni della Costituzione? La soluzione esiste già nelle cose semplici. La saggista immagina infatti una scuola a tempo pienissimo, con i cancelli aperti la domenica, durante le festività natalizie e nei mesi estivi. Si tratta di un modello organizzativo vivo, capace di accogliere e rispondere ai bisogni reali degli studenti.
Nel corso del pomeriggio la struttura ospiterebbe le diverse attività: mentre gli alunni stranieri frequentano un modulo intensivo di italiano, gli altri compagni si dedicano ai corsi di recupero oppure ad approfondimenti. Il momento della ricreazione, i giochi nel cortile e le ore dedicate allo sport rimangono identici per tutti: un’impostazione che garantirebbe la vicinanza tra i ragazzi, evitando qualsiasi rischio di isolamento e offrendo aiuti su misura.
Dante al liceo e il nodo dei programmi al ribasso
Dietro la tendenza a semplificare le lezioni si nasconde un tranello pericoloso; ridurre le difficoltà per non traumatizzare gli studenti finisce per danneggiare proprio i soggetti più fragili. Durante gli anni d’insegnamento in un liceo di Torino, l’ex docente docente racconta che si è trovata ad affrontare la presenza in aula di una studentessa dell’Est Europa che non conosceva una sola parola d’italiano proprio mentre si spiegava la Divina Commedia.
Di fronte a quello stallo, la tentazione di rinunciare alle vette della letteratura rappresenta un errore imperdonabile. Mastrocola lo dice senza peli sulla lingua: “Bisogna fare in modo che quella ragazza dell’Est arrivi anche lei a Dante, non togliere Dante a tutti”. Purtroppo negli ultimi decenni l’istituzione scolastica ha preferito, secondo l’ex docente, trasformarsi in un ammortizzatore sociale o psicologico, accantonando il suo compito primario: insegnare. Ma abbassare la qualità per non ‘fare feriti’ crea soltanto una palude culturale in cui a perdere sono sempre i più deboli.
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