Marche

«Mai trovate bombole». Vigili del fuoco ancora al lavoro

PORTO SANT’ELPIDIO – Adesso in via Trentino è caccia aperta ad ogni possibile causa che abbia potuto scatenare l’esplosione che sabato mattina ha ucciso tre persone e ne ha ferite due. La pista più accreditata resta quella della fuga di gas, ma si cercano anche le bombole di cui inizialmente si era parlato come origine dello scoppio ma che non sono mai state trovate sotto le macerie. I vigili del fuoco sono stati sul luogo della tragedia ieri per la messa in sicurezza di alcune strutture ma torneranno questa mattina e anche domani a caccia di tracce che possano spiegare la causa dell’esplosione.

Il sequestro

Nel frattempo l’area è stata sottoposta a sequestro: i sigilli sono arrivati ieri mattina alle 10.30, e la Procura di Fermo ha aperto un fascicolo.

Si cerca ovunque a caccia di certezze e quella delle bombole per ora perde sempre più consistenza: «Noi non le abbiamo rinvenute durante tutta la giornata» spiega il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Donatello di Marzo, che sabato ha coordinato le operazioni di soccorso, recupero salme e messa in sicurezza dell’area, guidando 75 pompieri di tre regioni. Le macerie non hanno restituito nemmeno le bombole di ossigeno di cui avrebbe fatto uso una delle vittime, Ettorina Paccapelo, 89 anni, affetta da problemi respiratori. Neanche una traccia: eppure la ricerca del corpo della donna ha puntato principalmente nell’area della stanza da letto, dove è presumibile che potessero essere state conservate le attrezzature per favorire la respirazione. La complessa ricerca del corpo della donna è durata dieci ore: «I cani molecolari ci indicavano come punto da scavare la zona nord, dove infatti era la zona notte – spiega il comandante Di Marzo – e infatti poco dopo abbiamo trovato il suo letto, ma la donna non c’era. È stata rinvenuta qualche ora dopo nella stanza adiacente, dietro una soletta di cemento». Per accertare l’ipotesi della fuga di gas come causa dello scoppio i passaggi tecnici adesso sono obbligati: i vigili del fuoco dovranno rinvenire la cucina e i successivi controlli – svolti dalla polizia scientifica – dovranno riguardare i fornelli e determinare quando è passato l’ultimo flusso di gas.

I feriti

Migliorano intanto le condizioni dei feriti, Savino Pieroni, 89 anni, e Vittoria Lanciotti, 70 anni. La donna, ricoverata all’ospedale di Fermo, è quasi illesa tanto che sabato, tutta insanguinata, si reggeva ancora sulle sue gambe, sorretta dai soccorritori. Il marito invece, ricoverato a Torrette di Ancona, ha avuto una prognosi di 30 giorni. La donna avrebbe a lungo chiesto del figlio dopo lo scoppio, prima di essere condotta in ospedale. Al primo piano dello stabile abitavano due delle tre vittime dell’esplosione: Ettorina Paccapelo, 89 anni, il figlio Romano Cerquetti, 60 anni, titolare di una azienda agricola. Quest’ultimo è stato trasportato con l’eliambulanza a Torrette di Ancona dove è poi spirato alle 15. Al piano superiore, dove sarebbe avvenuto l’innesco, la famiglia dei due feriti, Savino Pieroni e Vittoria Lanciotti con il figlio Giuseppe, 47 anni, tecnico informatico, terza vittima di questa tragedia. Il corpo di quest’ultimo è stato il primo a essere identificato ed estratto dalle macerie dai soccorritori, i quali non hanno potuto fare altro che accertarne la morte. Lo scoppio è avvenuto alle 5,40, ed i vigili del fuoco sono arrivati sul posto qualche minuto intorno alle 6, trovandosi di fronte. Di lì in poi, l’inferno.




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