Lomellina Terra di Riso, nasce il marchio collettivo del distretto risicolo

Debutta sul mercato Lomellina Terra di Riso, un marchio collettivo che riunisce sette aziende agricole di uno dei distretti risicoli più importanti d’Europa, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento commerciale e la riconoscibilità della filiera. Il progetto rappresenta un passaggio strategico per un comparto che, pur operando su scala globale come commodity, in Italia si distingue sempre più per valore aggiunto, qualità e biodiversità.
A promuovere l’iniziativa sono Cascina Alberona, Cascina Mora Bassa, Cascina Bosco Fornasara, Marta Sempio Riso, Azienda Agricola Zerbi, Azienda Agricola Massino e Azienda Agricola Santa Maria, realtà diverse per dimensione e impostazione produttiva ma unite dalla volontà di costruire un’identità condivisa. Il marchio nasce inoltre con una vocazione inclusiva, aperta all’adesione di altre aziende in un territorio che conta quasi mille realtà produttive.
La produzione di riso in Italia
Il lancio si inserisce in un contesto di grande rilevanza economica. L’Italia è il primo produttore di riso in Europa, con oltre il 50% della produzione Ue, circa 230mila ettari coltivati e una produzione annua di 1,5 milioni di tonnellate. Il cuore del comparto è nel Nord-Ovest, tra le province di Pavia, Vercelli e Novara, dove si concentra oltre il 90% della produzione nazionale.
In questo scenario la Lomellina gioca un ruolo centrale: con circa 63mila ettari coltivati rappresenta da sola il 30% del riso italiano e, in molti comuni, l’attività risicola arriva a coprire fino al 90% della produzione agricola locale. Un sistema produttivo esteso ma frammentato, che il nuovo marchio punta a rendere più riconoscibile e competitivo.
“Se a livello globale il riso è spesso una commodity, in Italia, primo produttore europeo con oltre il 50% della produzione Ue, e in particolare in Lomellina, dove si concentra circa il 30% del riso nazionale, diventa un prodotto di valore”, spiega Luigi Ferraris, presidente dell’associazione Lomellina Terra di Riso. La competizione, assicura, “non è sulla quantità, ma su qualità certificata e biodiversità varietale”.
Filiera controllata e agricoltura rigenerativa
Il marchio si fonda su un modello produttivo condiviso che punta a qualificare ogni fase della filiera. La produzione è circoscritta alla Lomellina e si basa su pratiche di agricoltura rigenerativa, con rotazioni colturali, lavorazioni ridotte del terreno, utilizzo di cover crops e sommersione invernale, tutte tecniche orientate alla tutela del suolo e della biodiversità.
A questo si aggiunge l’attenzione alla sostenibilità sociale e alla valorizzazione del lavoro agricolo. Un elemento chiave è la centralizzazione della trasformazione nella Cascina Alberona, dove il riso viene lavorato attraverso un ciclo controllato e standardizzato che garantisce qualità omogenea e tracciabilità, con una percentuale di chicchi rotti inferiore all’1%. “In una realtà ampia e frammentata come quella lomellina, fare rete è il modo per dare riconoscibilità, visione comune e attrattività territoriale”, sottolinea Ferraris.
Biodiversità e posizionamento premium
La prima selezione del marchio riunisce sette varietà rappresentative, a partire dal Carnaroli in diverse declinazioni, affiancato dal Vialone Nano e da varietà storiche come Rosa Marchetti e Lomello. Si tratta di un patrimonio che riflette la specificità del modello italiano, basato su oltre 200 cultivar coltivate, elemento distintivo rispetto ai grandi produttori globali.
Accanto al prodotto, un ruolo importante è affidato al linguaggio visivo e al posizionamento sul mercato. Il nuovo packaging, essenziale e contemporaneo, richiama i tratti identitari del territorio, dalle risaie ai castelli. La dicitura “Fatto con passione in Lomellina” diventa così uno strumento immediato per comunicare l’origine del prodotto, un aspetto ancora poco leggibile per il consumatore.
Il progetto include anche un programma di iniziative che si svilupperà fino al 2027, con eventi, degustazioni e attività di scoperta pensate per coinvolgere pubblico, operatori e stampa. Un percorso che mira a rafforzare anche l’attrattività turistica del territorio.
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