L’ombra della sera – Segreti nel nero: Rivivono gli sceneggiati Rai anni 70 :: Le Recensioni di OndaRock
Il fantasma di quello che una volta è stata la Rai continua ad aleggiare sia nella nostalgia di coloro che hanno vissuto quegli anni in diretta, sia in quella di chi ha recuperato, anni dopo, nelle varie edizioni in Dvd, sceneggiati a puntate che andavano dal thriller alla fantascienza, dal giallo all’horror. Un bianco e nero ipnotizzante, sceneggiature intriganti ricche di cultura popolare ed elementi esoterici, una fantascienza che guarda decisamente più agli aspetti filosofici che all’azione e una musica ispirata al prog e alla musica da cinema italiana coeva, con risultati a volte avvincenti.
Uno stile tipicamente italiano, figlio di una storia culturale variegata che è ormai andata perduta, se non negli archivi, dopo decenni di omologazione alla mediocrità delle tv private. Ma questo fantasma continua a vivere tra noi anche grazie all’azione meritevole della band genovese L’Ombra della Sera, alter ego di La Maschera di Cera (stessa formazione, ma progetto differente), band di rock progressivo italiano fondata da Fabio Zuffanti e attiva dal 2001, che qui si dedica a omaggiare le colonne sonore di quegli sceneggiati, composte da maestri come Franco Micalizzi, Enrico Simonetti (padre di Claudio Simonetti dei Goblin), Riz Ortolani, Berto Pisano, Mario Migliardi e persino i Pooh.
La band di Fabio Zuffanti, con “Segreti nel nero”, registra nuove versioni di brani ormai dimenticati con una meritevole opera di riscoperta quasi archeologica, se si considera ad esempio i diciannove minuti di “Le venti giornate di Torino”, sceneggiato Rai mai completato, dedicato al romanzo del 1977 di Giorgio De Maria, di cui la band ha tratto gli spartiti dagli archivi Rai.
Se questo è il caso più estremo di scavo in una memoria perduta, riascoltare versioni di tale qualità di grandi classici come “A come Andromeda”, “Gamma”, “La ballata di Carini” o “Albert e l’uomo nero”, e la rievocazione del sound prog arricchito da influenze jazz e inserti funky, non può che portarci a capire cosa sia stata la Rai un tempo e come l’omologazione sia la nemica principale della creatività, tanto dannosa da aver fatto sparire nel nulla un bagaglio culturale che non aveva nulla da invidiare alle TV di altri paesi.
04/05/2026




