L’Italia vara il primo standard europeo sui profili professionali nell’intelligenza artificiale: cosa è previsto con 12 nuove professioni

La pubblicazione della norma UNI 11621-8:2026 segna un passaggio concreto nella politica italiana di governance digitale: si tratta del primo standard nazionale in Europa a strutturare in modo sistematico i profili di ruolo professionale nel settore dell’intelligenza artificiale.
Il documento è stato elaborato dalla Commissione Tecnica UNI/CT 526 – UNINFO, con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e il contributo della Commissione Tecnica 533 “AI” di UNI.
La norma non nasce in isolamento: si colloca all’interno del quadro regolatorio definito dal Regolamento (UE) 2024/1689, meglio noto come AI Act, che vincola gli Stati membri a garantire che i sistemi di intelligenza artificiale siano sviluppati e gestiti da figure con competenze adeguate. Sul piano interno, la Legge 23 settembre 2025, n. 132 ha recepito questi principi nell’ordinamento italiano, promuovendo percorsi di alfabetizzazione, formazione e certificazione delle competenze sull’IA.
Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti ha dichiarato: “Con la pubblicazione della norma UNI 11621-8:2026, siamo i primi in Europa ad aver rilasciato uno standard, coerente con l’AI Act e con la normativa nazionale, che mira a rafforzare il perimetro delle competenze e le relative responsabilità nell’Intelligenza Artificiale.”
Dodici profili per l’intera filiera dell’AI
La struttura della norma segue la metodologia consolidata della UNI 11621-1 e risulta allineata all’e-Competence Framework europeo (UNI EN 16234-1). Per ciascuno dei dodici profili identificati, il documento specifica missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità e indicatori chiave di prestazione.
Le figure censite coprono l’intera catena del valore dell’intelligenza artificiale: dalla governance strategica, affidata al Chief AI Officer, alla ricerca di base, rappresentata dall’AI Research Scientist.
Nell’arco intermedio trovano collocazione ruoli orientati allo sviluppo — come l’AI Algorithm Engineer, l’AI Deep Learning Engineer e l’AI Machine Learning Engineer — e figure specializzate nella gestione dei dati, nella sicurezza, nell’elaborazione del linguaggio naturale e nella progettazione di prodotto.
Butti ha aggiunto che “i 12 profili definiti dalla norma rappresentano uno strumento operativo per imprese, pubbliche amministrazioni e sistema formativo, perché consentono di qualificare e certificare le competenze in modo omogeneo.” La scelta di mappare ruoli tanto diversi all’interno di un unico documento normativo risponde alla necessità di offrire un vocabolario comune, utilizzabile da soggetti con finalità molto differenti.
Le nuove figure individuate
- chief AI officer (responsabile dell’AI);
- AI consultant (consulente di AI);
- AI product manager (responsabile di prodotto AI);
- AI prompt engineer (ingegnere prompt AI);
- AI algorithm Engineer (ingegnere di algoritmi AI);
- AI deep learning engineer;
- AI data engineer;
- AI data scientist;
- AI security specialist;
- AI machine learning engineer;
- AI natural language processing engineer;
- AI research scientist.
I destinatari e le applicazioni pratiche
La platea a cui la norma si rivolge è volutamente ampia. Imprese e organizzazioni possono utilizzarla per strutturare team AI con profili certificati; le pubbliche amministrazioni vi trovano un riferimento operativo coerente con la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024–2026 e con il Piano Triennale per l’Informatica. Università, ITS Academy e istituti di formazione dispongono ora di un parametro per progettare percorsi formativi agganciati alle effettive richieste del mercato.
Gli organismi di certificazione, che operano ai sensi della Legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate, possono a loro volta fondare i propri schemi valutativi su una base tecnica condivisa.
Per i professionisti ICT già attivi, la norma offre uno strumento di riconversione o qualificazione verso il settore AI. Come ha sintetizzato Butti, “in questo modo rendiamo più solido e ordinato il percorso di adozione dell’Intelligenza Artificiale, valorizzando le competenze delle persone coinvolte e la capacità del Paese di emergere come protagonista in questa trasformazione.”
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