Carabinieri nel Nuorese: trasferimenti negati e il paradosso della Legge 104
NUORO – Si fa sempre più profonda la frattura tra la retorica istituzionale e la realtà quotidiana vissuta dai Carabinieri in servizio nella provincia di Nuoro. “In un territorio dove le distanze geografiche e le carenze infrastrutturali rendono l’assistenza familiare già di per sé un’impresa, l’applicazione della Legge 104/1992 sta diventando per molti militari un miraggio burocratico anziché un sostegno concreto. L’Arma dei Carabinieri si definisce storicamente come una grande famiglia, tuttavia le crescenti segnalazioni di istanze di trasferimento negate raccontano una realtà differente. Nel Nuorese, dove spesso i militari prestano servizio in stazioni distanti ore di macchina dai propri nuclei familiari o dai centri di cura specialistici, il rigetto sistematico delle domande di avvicinamento assume contorni drammatici. Le motivazioni addotte dall’amministrazione sono quasi sempre le stesse e si rifugiano nella formula generica delle esigenze di servizio. Questa prassi sta costringendo numerosi servitori dello Stato a un bivio logorante tra l’onorare la divisa in un avamposto barbaricino e l’adempiere al dovere morale e legale di assistere genitori anziani e malati, spesso residenti in altre province o regioni. La provincia di Nuoro non è un territorio come gli altri, poiché qui l’orografia e la viabilità rendono di fatto impossibile il pendolarismo assistenziale. Negare un trasferimento o un avvicinamento a un Carabiniere che opera in questa provincia significa, in ultima analisi, impedirgli l’esercizio di un diritto sacro garantito dall’ordinamento“.
Il dato allarmante è la trasformazione di un beneficio di legge in una battaglia legale estenuante. “È lecito chiedersi se sia accettabile che un diritto sancito debba trovare reale applicazione solo a seguito di ricorsi al TAR o dopo anni di contenziosi. Questa gestione non solo logora il personale, ma solleva interrogativi urgenti per il comando provinciale e i vertici regionali sulla dignità e sul dolore che la rigidità burocratica impone di fronte alle patologie gravi di un congiunto. Esiste una gerarchia dei diritti in cui le esigenze di reparto vengono quasi sempre considerate superiori al diritto alla salute garantito dalla Costituzione, rendendo difficile conciliare l’operatività delle stazioni nuoresi con una gestione del personale più umana e meno legata a freddi calcoli d’organico”.
“Il malcontento nel Nuorese non è più un fatto isolato ed è tempo che l’Arma torni a dimostrare nei fatti quel senso di protezione che da oltre due secoli garantisce ai cittadini. Non si può chiedere a un Carabiniere di essere il baluardo della legalità e della sicurezza in territori complessi se lo Stato stesso gli volge le spalle nel momento del bisogno familiare. L’obiettivo attuale è portare la discussione ai massimi livelli istituzionali e politici della Sardegna, affinché la gestione dei trasferimenti ex Legge 104 cessi di essere una lotta contro un muro di gomma per diventare ciò che la legge prevede, ovvero un atto di civiltà e di rispetto per chi serve il Paese”. La denuncia, firmata da Antonio Piccirillo, segretario generale provinciale di Nuoro e regionale N.S.C. Sardegna, rimarca la necessità di un cambio di rotta immediato.
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