Boeing China Eastern, la verità choc sul disastro aereo del 2022: “Fu un gesto intenzionale”
Quattro anni dopo il disastro aereo del Boeing 737 del China Eastern che il 21 marzo 2022 si è schiantato al suolo provocando la morte di 132 persone sono emerse le chiare responsabilità per un incidente provocato intenzionalmente.
Cosa è successo in volo
A darne notizia è il Corriere dopo che un comandante e un esperto di indagini aeronautiche hanno dato il resoconto di un documento di quasi tremila pagine e dopo averne visionate ben 1.959. In pratica, uno dei piloti non solo ha spento intenzionalmente i motori quando l’aereo si trovava a 9mila metri d’altezza ma ha annullato il pilota automatico, spostato più avanti possibile la cloche così da far scendere l’aereo in picchiata provocando l’impatto peggiore possibile con il suolo tant’é che i tecnici hanno misurato una velocità di 1.125 Km/orari.
Chi sono i responsabili
Uno dei punti ancora non chiariti di questo enorme documento è la voce relativa al o ai responsabili: chi è stato a compiere un gesto folle quanto estremo del genere? Si sa soltanto che in cabina di pilotaggio si trovava il comandante con quasi 7.500 ore di volo, il suo vice (ovvero il primo ufficiale) con un’esperienza di oltre 31mila ore ma “declassato” per cause non meglio precisate e il terzo pilota, in quel volo soltanto da osservatore, con 556 ore di volo.
La dinamica dell’incidente
Quel che è subito balzato agli occhi del controllore di terra operativo in quel momento è la dinamica generale: se il volo inizialmente non aveva presentato alcuna criticità raggiungendo la sua quota di crociera, ecco che un’ora dopo il decollo quel Boeing inizia a perdere altitudine. La torre di controllo cerca di mettersi in contatto con i piloti ma invano. Nessuno lancia l’allarme dal velivolo e nessuno risponde più alle richieste da terra. Pochi minuti dopo l’impatto fatale sulle colline di Wuzhou. L’aereo si disintegra in 50mila pezzi ma le scatole nere vengono recuperate, seppur a fatica, con i dati a disposizione degli inquirenti.
Il silenzio della Cina
Da qui, ecco che si sa sempre meno sulle cause del disastro: Pechino rimane in silenzio, al massimo parla genericamente sul fatto che bisognasse prestare maggiore attenzione sullo “stato psicologico degli equipaggi”. Nulla di più. Un anno dopo il disastro, dalla capitale cinese fanno sapere che le indagini continuavano ma senza mai fornire maggiori dettagli.
I rischi
Una svolta avviene l’anno scorso: nel 2025 una nota della Caac (Amministrazione dell’aviazione civile in Cina) risponde alle richieste di un cittadino che ha perso un familiare nel disastro aereo. “A seguito di verifica, le informazioni da lei richieste relative all’aggiornamento sullo stato delle indagini sull’incidente del volo China Eastern, qualora rese pubbliche, potrebbero mettere a rischio la sicurezza nazionale e la stabilità sociale”. Per questa ragione, “ai sensi del regolamento sulle informazioni governative pubbliche, il nostro ente ha deciso di non divulgare tali informazioni”.
Insomma, si sa da sempre cosa è accaduto ma per la “stabilità sociale” le autorità cinesi scelgono di tacere. Che fosse doloso non ci sono stati più dubbi quando l’Ntsb (National Transportation Safety Board) ha avuto accesso agli atti dove viene spiegato che quando il Boeing si trovava a 29mila piedi d’altezza i selettori del carburante sono passati da una posizione di apertura a quella di chiusura. Uno di coloro i quali stava in cabina ha deliberatamente spento i propulsori.
Dopo, come detto, viene disinserito anche il pilota automatico e impostato manualmente l’aereo per la picchiata in verticale con la manovra sulla cloche “in avanti, l’intenzione di chi ha compiuto il gesto è chiaramente per spingere il muso verso il basso. Non ci sono evidenze di forze correttive in direzione opposta”.
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