«L’Italia trovi subito una casa per le 400 persone evacuate»
La spaccatura politico-sociale sullo sgombero di Spin Time supera i confini nazionali e approda sui tavoli internazionali.
A dieci giorni dall’operazione di sgombero dello stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme, sul caso interviene direttamente l’Organizzazione delle Nazioni Unite attraverso le parole del suo Relatore speciale sul diritto all’abitare, Koldo Casla.
Con un messaggio diffuso sulla piattaforma X, il rappresentante dell’Onu ha espresso forte preoccupazione per la sorte degli oltre quattrocento occupanti rimasti senza un tetto: «Sto seguendo le notizie relative alla situazione delle 400 persone (tra cui bambini, anziani e persone con disabilità) rimaste senza casa dopo l’evacuazione dello Spin Time a Roma. Le autorità italiane devono trovare una soluzione abitativa a lungo termine per questa comunità».
Tutele per i nuclei familiari, privacy e sicurezza
I rilievi formulati dall’Onu non si limitano a sollecitare la ricerca di uno stabile, ma tracciano paletti precisi sulle modalità d’assistenza alloggiativa che le istituzioni locali e nazionali sono tenute ad assicurare.
Casla ha rimarcato come le contromisure d’emergenza finora messe in campo non possano trasformarsi in un ripiego permanente:
No alla precarietà perenne: le soluzioni ponte «non devono mettere a rischio la sicurezza personale e non possono diventare un’opzione a lungo termine»;
Diritto all’unità familiare: i centri d’accoglienza o le strutture provvisorie «devono rispettare il diritto dei membri della famiglia a non essere separati»;
Rispetto della persona: va garantito «un ragionevole livello di privacy», specialmente in presenza di minori, soggetti fragili e persone affette da disabilità.
Un richiamo che stringe i tempi delle istituzioni
L’affondo del Relatore speciale aggiunge una forte pressione diplomatica sul Campidoglio e sulle autorità di pubblica sicurezza, chiamati a gestire la sistemazione di un gruppo eterogeneo che per anni ha vissuto all’interno dell’ex palazzo Zecca.
Dopo i moniti lanciati dal mondo ecclesiastico con la presa di posizione della Diocesi di Roma, l’intervento dell’Alto Commissariato Onu riapre il pressing sulle istituzioni per l’individuazione di soluzioni abitative stabili e dignitose, per evitare che la fine dell’occupazione si traduca in una nuova emergenza umanitaria a cielo aperto tra le strade della Capitale.
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