L’ipotesi offerta di Mps su Bpm non scalda il mercato, titoli fermi

MILANO – Le indiscrezioni su una possibile controffensiva di Mps su Banco Bpm non scaldano la Borsa. Ieri Siena ha chiuso praticamente immobile, con un rialzo dello 0,07% a 11,576 euro, mentre gli acquisti hanno premiato il resto del settore: Banco Bpm ha guadagnato il 2,12%, Intesa Sanpaolo il 2,4%, UniCredit il 2,68% e Bper oltre il 3%.
Il segnale del mercato è piuttosto netto: per ora sul tavolo esiste una sola offerta concreta, quella di Intesa. Con il rialzo del titolo guidato da Carlo Messina, l’Opas annunciata a giugno torna infatti a premio sulle quotazioni del Monte.
Il corrispettivo di 1,6 azioni Intesa più un euro in contanti per ogni titolo Mps vale, ai prezzi di chiusura, 11,7136 euro, circa l’1,2% in più rispetto agli 11,576 euro di Siena. Un margine ridotto, che può ancora oscillare insieme alle quotazioni, ma sufficiente a rovesciare la situazione delle scorse settimane, quando l’offerta trattava a sconto.
A non convincere gli investitori è per ora l’ipotesi, riferita dal Financial Times, che Mps possa passare dalla fusione tra pari all’acquisizione di Banco Bpm. Una mossa pensata per costruire un’alternativa all’offerta di Intesa dopo che venerdì il Banco ha interrotto i colloqui preliminari.
Ma tra un’indiscrezione e un’operazione eseguibile resta una distanza considerevole. Il primo ostacolo si chiama Crédit Agricole. Il gruppo francese possiede il 29,3% di Banco Bpm e ha dichiarato di non vedere, allo stato attuale, una creazione di valore nell’unione con Siena. Resta poi il vincolo della passivity rule: durante l’offerta di Intesa un’operazione difensiva dovrebbe essere autorizzata da un’assemblea straordinaria. Servirebbero dunque tempi, maggioranze e un progetto capace di persuadere azionisti che finora hanno mostrato posizioni differenti.
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