l’intesa con Italia Viva è ormai definita
Negli archivi della politica romana resterà l’immagine del loro abbraccio sul palco, sotto i riflettori della festa estiva di Casa Riformista. Un bacio e una stretta di mano tra Roberto Gualtieri e Matteo Renzi che trasformano in un’alleanza alla luce del sole mesi di corteggiamenti, abboccamenti e sussurri nei corridoi di Palazzo Senatorio.
Italia Viva sosterrà ufficialmente la ricandidatura del sindaco uscente di centrosinistra per le prossime elezioni comunali.
Ad annunciarlo è stato lo stesso leader di IV, confermando che il simbolo della lista riformista correrà al fianco del Partito Democratico. La Capitale si allinea così alla strategia nazionale del “fronte largo dei sindaci”, ricalcando lo schema già collaudato in altre città italiane.
Un fidanzamento lungo sei mesi: dal Bilancio alla pax capitolina
L’idillio non nasce all’improvviso, ma è il culmine di un’operazione politica iniziata lo scorso inverno. La svolta risale a dicembre, durante la maratona per l’approvazione del bilancio previsionale in Assemblea Capitolina: in quell’occasione, i consiglieri renziani Valerio Casini e Francesca Leoncini votarono a favore del documento finanziario della giunta, sancendo l’ingresso formale di Italia Viva nella maggioranza di centrosinistra.
Un matrimonio di interesse politico che ha trovato il suo collante ideale sul dossier della sicurezza urbana. I renziani, che da tempo punzecchiavano la giunta sulla gestione del territorio, hanno benedetto il recente lancio del “Piano Roma Notte” — la stretta sui controlli e la movida serale promossa dal Campidoglio.
Una sintonia che a breve potrebbe tradursi in una poltrona pesante: negli ambienti della maggioranza si fa sempre più insistente il nome di Valerio Casini per la presidenza della futura Commissione speciale sulla Sicurezza, un organismo che il sindaco intende varare a breve.

La mappa del “campo largo”: Azione frena, nei 5 Stelle è caos Raggi
Chiusa la pratica al centro con Renzi, la regia diplomatica del Nazareno e del Campidoglio si sposta sugli altri alleati del fronte progressista, dove il quadro è decisamente più frammentato:
Azione: Il partito di Carlo Calenda sceglie per ora la linea dell’autonomia tattica, evitando apparentamenti precoci. Tuttavia, l’opposizione in Aula Giulio Cesare si è fatta molto più morbida nell’ultimo periodo, lasciando aperta la porta a una convergenza dell’ultimo minuto.
Movimento 5 Stelle: Qui la situazione è un Vietnam di correnti. Da una parte c’è l’ala ortodossa che fa capo all’ex sindaca Virginia Raggi, barricata sul “no” categorico al secondo mandato di Gualtieri (almeno al primo turno). Dall’altra ci sono i vertici romani allineati all’asse nazionale Schlein-Conte, favorevoli a firmare la pace con il PD nel nome del patto giallorosso.
Coalizione formato “Parioli e Periferie”
Anche se la scadenza delle urne concede ancora tempo alle diplomazie, la corsa verso il Campidoglio è di fatto cominciata. Con il posizionamento di Italia Viva, Gualtieri incassa un tassello fondamentale per blindare l’elettorato moderato e produttivo della città, sventando il rischio di emorragie al centro.
Una mossa strategica per presentarsi alla sfida contro il centrodestra con una coalizione il più ampia possibile, provando a chiudere la partita prima che le tossine della campagna elettorale blocchino la macchina amministrativa.
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