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L’enciclica del Papa? Ecco l’analisi che i cattolici tradizionalisti non possono fare

Tutti abbiamo letto l’enciclica del papa: spoiler, è una critica etico-spirituale della civiltà tecnologica contemporanea. I cattolici tradizionalisti, già anti-Bergoglio, l’hanno contestata perché diffonderebbe contenuti woke; mons. Viganò è arrivato all’illazione diffamatoria (l’enciclica sarebbe stata scritta con l’Ia: un aggiornamento del vecchio sofisma ad hominem). Nessuno però ha ancora scritto che l’enciclica è una collazione di prosperi (la tecnologia può creare concentrazione di potere; i dati possono essere usati male; il profitto non è l’unico criterio etico; la guerra digitale pone problemi nuovi) che la metà basta; senza considerare le fallacie, le ambiguità e le petizioni di principio che la infarciscono.

Facciamo dunque l’analisi che i cattolici tradizionalisti non possono fare (dovrebbero negare innanzitutto il diritto della Chiesa a parlare in nome di un Dio la cui esistenza è tutta da provare, ma questa critica di stampo illuminista smerderebbe anche loro) e smontiamo l’enciclica pezzo per pezzo, nella certezza che sotto la protezione di un educatore, specie se in possesso di tutto lo zenzero di una soubrette, le sostanze vitali dei lettori si edificano, ciascuna dai propri elementi.

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1) L’enciclica è impostata su una scelta binaria: o dominio tecnocratico, o fraternità cristiana. Questa è la fallacia del falso dilemma. In realtà esistono moltissime altre possibilità: democrazie che limitano il potere tecnologico senza riferimenti religiosi; approcci umanisti non cristiani; modelli liberali con forti tutele civili; sistemi socialdemocratici; etiche pluraliste. Il Papa insinua che senza il cristianesimo il mondo scivola verso Babele, ma non lo dimostra. Così sono capaci tutti.

2) L’enciclica usa Babele e Gerusalemme come categorie morali totalizzanti. Babele è la centralizzazione tecnologica, Gerusalemme la cooperazione sociale. In questo modo però la metafora sostituisce l’analisi. In realtà, uno Stato molto tecnologico può essere democratico; una società religiosa può essere oppressiva; il pluralismo non coincide automaticamente col bene, né il secolarismo con la disumanizzazione. La metafora biblica è suggestiva, ma semplifica fenomeni complessi.

3) L’enciclica è un susseguirsi di petizioni di principio. Es.: “Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”. Questa citazione dalla Gaudium et Spes non è una conclusione dimostrata: è un presupposto teologico. Il papa, per convincere chi non è cristiano, invece di citare un altro papa dovrebbe dimostrare che Dio esiste; che Cristo è il Verbo incarnato; che la rivelazione cristiana è vera, ecc. ecc.

4) L’enciclica cita continuamente papi, concili, encicliche, tradizione: si chiama argomento d’autorità. Ma citare autorità religiose non dimostra la verità di affermazioni economiche, sociologiche e filosofiche.

5) L’enciclica implica sequenze inevitabili: l’automazione porta alla disumanizzazione, l’IA alla perdita del pensiero critico, il relativismo al totalitarismo. E’ la fallacia del pendio scivoloso. Se sostieni che A porta a B, devi dimostrare i passaggi intermedi.

6) L’enciclica descrive il transumanesimo come culto della perfezione, rifiuto dell’umano, eliminazione della fragilità, dominio elitario. Ma il transumanesimo è un fenomeno più sfaccettato: c’è chi vuole solo curare malattie o migliorare le capacità cognitive; c’è anche chi discute in modo serio di limiti etici. Attaccare la versione estrema e caricaturale di un fenomeno è la famosa fallacia dell’uomo di paglia.

7) L’enciclica poggia la sua critica alla contemporaneità sul concetto di dignità umana, riferendosi a volte alla dignità morale, altre alla dignità sociale o a quella esistenziale. Le considera tutte sottoposte alla dignità ontologica, che appartiene all’uomo per il fatto di essere stato creato da Dio. Ma dedurre norme morali, struttura familiare e organizzazione sociale dall’ipotesi che l’essere umano è creato da Dio è un non sequitur, un’inferenza non logica. Altro esempio: sostenere che l’uomo è stato creato da Dio, quindi servono controlli sugli algoritmi. Dal concetto di dignità umana non segue automaticamente quale sistema economico sia corretto, quale politica fiscale adottare, quali limiti imporre all’Ia.

8) L’enciclica presenta le proprie posizioni come moralmente superiori: chi privilegia il profitto pecca di idolatria; chi valorizza il potenziamento umano pecca di disumanizzazione; chi difende il realismo geopolitico pecca di cultura della potenza.

Collocare l’avversario in una categoria moralmente sospetta rende impossibile il confronto: è la tecnica retorica detta “avvelenare il pozzo”. (1. Continua)

L’articolo L’enciclica del Papa? Ecco l’analisi che i cattolici tradizionalisti non possono fare proviene da Il Fatto Quotidiano.


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