Economia

Le tensioni in Venezuela non spaventano le Borse, Milano chiude +0,8% in settimana da record

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Il blitz degli Stati Uniti in Venezuela e le crescenti tensioni geopolitiche (con le mire dichiarate dal tycoon sulla Groenlandia) non scoraggiano le Borse europee. Anzi, sull’onda della corsa dei titoli della difesa e del tech, i listini del Vecchio Continente raggiungono nuovi massimi e mettono a segno una settimana di rialzi. A indossare la maglia rosa è Francoforte (+2,9%), che grazie al rally di Rheinmetall (+18,6%) e Infineon (+8,6%) ha superato per la prima volta la soglia dei 25mila punti. Rialzi di due punti percentuali anche per Parigi – che in giornata a toccato nuovi record a 8.317,82 – e Amsterdam (+2,1%), dove a trainare l’indice sono stati i chip di Asml (+9,7%), grazie a una ritrovata fiducia nelle prospettive dell’Ai e indicazioni incoraggianti dai big asiatici del settore. Sono rimaste leggermente più indietro Milano (+0,8%), che pure a inizio settimana ha aggiornato i massimi dalla fine del 2000, e Madrid (+0,9%), mentre Londra ha chiuso con un progresso dell’1,7%.

Passando all’azionario di Piazza Affari, le protagoniste sono Leonardo (+14,2%) e Fincantieri (+10,4%), che oltre che del clima di instabilità internazionale hanno beneficiato degli aumenti del budget della Difesa Usa annunciati ieri. Bene anche Italgas (+6,7%), Diasorin (+6,1%) e Telecom(+6,3%), grazie al fermento nelle tlc innescato dall’accordo preliminare con Fastweb+Vodafone per lo sviluppo del 5G. Sul fronte opposto, terminano l’ottava in rosso Bpm (-4,1%), Mps (-3,8%) e Nexi (-3,8%). Pesanti anche Prysmian (-2,9%) e Stellantis (-3,3%), calata in scia al comparto auto europeo (sottoindice di settore -1,2%).

Sul valutario, l’euro scivola dello 0,7% contro il dollaro al di sotto della soglia di 1,17. Sul fronte delle materie prime, ottava brillante invece per il greggio (Brent +5% e Wti +3,8%) sulla prospettiva dei mega investimenti Usa per sfruttare i giacimenti petroliferi del Venezuela e sulla decisione dell’Opec+ dello scorso weekend di sospendere gli aumenti di produzione a febbraio e marzo 2026. Prosegue infine la corsa dell’oro (+4,1%) che, sull’onda dell’incertezza internazionale, si riavvicina ai massimi, oltre la soglia dei 4.500 dollari l’oncia nel contratto spot.

Chiusura postiva nell’ultima seduta della settimana

Le Borse europee riescono a ‘dribblare’ i dati sul mercato del lavoro Usa, che pure sembrano allontanare un taglio dei tassi Fed a stretto giro, e chiudono in rialzo l’ultima seduta della settimana trainati dai tech (in scia al Nasdaq). Il trend dell’occupazione Usa, infatti, si conferma stabile, seppur leggermente indebolito. Numeri che non portano a quella schiarita sulle future intenzioni della Fed che alcuni osservatori auspicavano, anche se sono aumentate le scommesse su fatto che non toccherà il costo del denaro nella prossima riunione. Ma il fronte Banche centrali è caldo, visto che entro gennaio dovrebbe arrivare anche la decisione definitiva sul licenziamento della governatrice della Federal Reserve, Lisa Cook, in prima battuta bloccato dal tribunale. Addio che, se confermato, farebbe pendere le decisioni della Fed verso Donald Trump (che tira per un drastico taglio dei tassi). Deluso anche chi si aspettava la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi, lasciando ancora nel limbo migliaia di aziende su entrambe le sponde dell’Atlantico. L’attenzione rimane alta anche sul fronte geopolitico, con le tensioni crescenti tra Usa e Russia dopo il sequestro di due petroliere e le mire degli Stati Uniti sulla Groenlandia.

In questo clima, il Ftse Mib – sottotono rispetto agli altri listini Ue – chiude con un rialzo dello 0,1%, frenato dalle vendite sulle banche.


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