Le storie ci rendono più liberi

Prima nazionale mercoledì 29 luglio all’Arena Eden di Arezzo per “Il Viaggio”, il nuovo spettacolo scritto e interpretato dal giornalista e scrittore insieme all’Orchestra Multietnica di Arezzo nell’ambito dello Smart Festival.
Conosco Saverio Tommasi da molti anni. Lo seguo come giornalista, come scrittore e come voce libera capace di raccontare con rigore e umanità le fragilità del nostro tempo, gli ultimi, le periferie del mondo e le contraddizioni della società contemporanea. Ho sempre pensato che i suoi libri e i suoi racconti avessero una musicalità naturale e che prima o poi avrebbero incontrato una colonna sonora. Oggi quel momento è arrivato grazie all’Orchestra Multietnica di Arezzo.
Alla vigilia del debutto nazionale de Il Viaggio, gli ho rivolto alcune domande.
“Il Viaggio” nasce dall’incontro tra le storie raccolte nel tuo lavoro di giornalista e quelle dei musicisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, molti dei quali hanno vissuto in prima persona l’esperienza della migrazione. Quando hai capito che queste storie dovevano uscire dai libri e diventare teatro e musica?
Saverio Tommasi: «La cosa più bella delle storie è la loro capacità di restare attaccate a chi le ascolta e, in questo modo, cambiare anche le persone. È come se una storia valesse sempre più di se stessa, perché ogni volta che viene raccontata rinasce e si rigenera. Credo che noi tutti siamo fatti dalle storie che incontriamo. Per questo unire il racconto alla musica non è una semplice somma, ma una moltiplicazione. Le storie esisterebbero comunque, ma quando vengono condivise acquistano la forza di far crescere chi le ascolta. Più conoscenza significa più libertà di scegliere, e si spera anche di scegliere meglio.»
In scena sarà il pubblico, lanciando un dado gigante, a decidere quale storia ascoltare. È un modo originale per affidarsi all’imprevisto. Nella vita quanto contano il caso e quanto le nostre scelte?
Saverio Tommasi: «Ogni storia è anche una scelta di prospettiva: decidere se guardare il mondo dalla parte di chi il potere lo esercita o dalla parte di chi lo subisce. Io scelgo ogni giorno di farmi attraversare da quelle storie che fanno più fatica a trovare spazio nei comunicati stampa, nei teatri, nelle conferenze o nelle aule universitarie. Più che un megafono mi sento un “rimuginatore” di storie. Non saprei dire quanto pesino il caso e quanto le scelte. Qualcuno lo chiama destino io preferisco parlare di fortuna o di sfortuna: nascere in un luogo protetto oppure in uno scenario di guerra non dipende da noi. Ma quello che accade dopo è l’incontro continuo tra ciò che scegliamo e ciò che la vita ci mette davanti. Questo ci ricorda una cosa importante: non siamo onnipotenti, possiamo impegnarci, essere coerenti, fare tutto il possibile, ma il futuro nasce sempre dall’intreccio tra le nostre decisioni e gli imprevisti. Ed è anche questo il bello della vita. Il dado rappresenta proprio questo: l’inciampo, l’imprevedibilità. Ogni sera cambierà lo spettacolo, proprio come cambiano i nostri percorsi.»
Il viaggio dello spettacolo non è soltanto geografico, ma anche interiore. Tu hai attraversato il mondo per raccontare gli altri. C’è un viaggio che ti ha cambiato più degli altri?
Saverio Tommasi: «Ogni viaggio mi ha cambiato. Non riuscirei a sceglierne uno. Sono appena tornato da una settimana in Ucraina; il mese scorso ero nel Mediterraneo con TOM – Tutti gli Occhi sul Mediterraneo, dove abbiamo svolto attività di monitoraggio e soccorso (con ben due salvataggi). Ogni esperienza si appoggia alla precedente, se non avessi vissuto i viaggi di ieri, probabilmente non guarderei quelli di oggi con gli stessi occhi. Il bagaglio più importante è quello che ci costruiamo dentro.»
Quasi un anno fa salivi a bordo della Sumud Flotilla, un’esperienza che ha colpito l’opinione pubblica. Cos’è cambiato da allora?
Saverio Tommasi: «È cambiato soprattutto il modo in cui il genocidio viene raccontato dai potenti e da chi lo sostiene. Il genocidio continua, continua perfino a essere rivendicato, eppure tante persone hanno preso coscienza di quello che sta accadendo. Siamo milioni a indignarci, ma non riusciamo ancora a cambiare né la narrazione dominante né il corso della storia. Resta però una speranza: quella possibilità di cambiare le cose esiste ancora, anche se non siamo ancora riusciti a trasformarla in realtà.»
Alla fine “Il Viaggio” lascia una domanda aperta: quale viaggio siamo chiamati a compiere oggi, come persone e come comunità? E tu, a che punto del tuo viaggio senti di essere?
Saverio Tommasi: «Oggi il viaggio che dobbiamo fare è un viaggio insieme agli altri. È l’opposto della fuga solitaria. Dobbiamo imparare a camminare come comunità, anche se ciascuno segue un percorso diverso.
L’umanità sembra dirigersi verso un burrone, ma ogni tanto arriva un soffio di vento che restituisce speranza. Il nostro compito è raccogliere persone, non selezionarle, aprire porte, non chiuderle. Nemmeno le frontiere. Dal punto di vista anagrafico sono ben oltre la metà del mio viaggio, se invece penso dal punto di vista dell’impegno mi sento appena nato. Ho ancora la stessa voglia feroce di esserci, con radicalità ma anche con gentilezza. Credo che queste due cose debbano sempre convivere.
Lasciami chiudere con un ringraziamento all’Orchestra Multietnica di Arezzo: sono musicisti straordinari, capaci di trasmettere umanità e gioia. Per me è un privilegio condividere con loro questo viaggio.»
“Il Viaggio” è una produzione di Officine della Cultura, scritto, ed è interpretato da Saverio Tommasi, con l’Orchestra Multietnica di Arezzo, gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono di Enrico Fink, la scenografia di Lucia Baricci, il suono curato da Gabriele Berioli. Biglietti in vendita presso Officine della Cultura, Via Vittorio Veneto 180/2 ad Arezzo con orario 10 > 13 e 15:30 >18 – tel. 0575 27961 e 338 8431111. Online su Ticketone.it.
Arezzo Smart Festival è un progetto di Officine della Cultura, nell’ambito di Colline Etrusche Festival, realizzato con il contributo di Regione Toscana, Comune di Arezzo, Fondazione CR Firenze e con il sostegno di Fondazione Guido d’Arezzo e Unicoop Firenze. Ulteriori informazioni: www.arezzosmartfestival.com – www.officinedellacultura.org.
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