Le Città Visibili, presentato il programma della 14esima edizione del festival firmato da Tamara Balducci

Sono ventidue gli spettacoli che, dall’8 agosto al 25 settembre, animeranno la quattordicesima edizione de Le Città Visibili, il festival diretto da Tamara Balducci e realizzato con il sostegno del Comune di Rimini, della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Cultura. Un programma ricco e diffuso, che intreccia due coproduzioni internazionali, ospitalità importanti della scena contemporanea nazionale, tre concerti d’autore e collaborazioni con le giovani compagnie del territorio romagnolo.
II Festival si svolgerà in diversi spazi della città di Rimini coinvolgendo il pubblico in modi differenti con produzioni, ospitalità, spettacoli itineranti e laboratori aperti alla cittadinanza: un’edizione ricca che conferma il Festival non solo come uno dei punti di riferimento per la programmazione del contemporaneo nel territorio romagnolo e strumento di rivitalizzazione di luoghi extra-teatrali della città, ma anche come epicentro di produzione culturale.
L’assessora alla Cultura della Regione Emilia Romagna Gessica Allegni ha sottolineato come il “Festival sia ormai radicato nel territorio, ma anche capace di andare oltre i suoi confini con coproduzioni internazionali. Un festival che non si sottrae alle domande del nostro tempo con grande varietà di linguaggi e differenziando i pubblici a cui si rivolge, non esaurendosi con il rapporto con il suo pubblico abituale, ma andando a cercare nuovo pubblico, soprattutto tra le giovani generazioni”.
“Le Città Visibili è un festival che negli anni ha portato a Rimini e in Emilia-Romagna una proposta culturale di grande qualità – ha dichiarato Alice Parma, consigliera regionale -. Continua a farlo anche in questa quattordicesima edizione, ed un programma così ricco e diffuso lo racconta bene. Come Regione proseguiamo con convinzione nel sostenere realtà come questa, perché crediamo che investire nella cultura significhi gettare un seme fondamentale per la crescita delle comunità e dei territori. La cultura va rafforzata, non impoverita, perché è uno strumento davvero capace di dialogare ed avere un impatto sulle persone e sui luoghi che incontra. È lo stesso spirito con cui in Emilia-Romagna stiamo lavorando alla nuova legge quadro sulla cultura: per rafforzare il sistema culturale regionale e dare sempre più valore a chi produce cultura, crea opportunità e rende le nostre città più vive, aperte, attrattive per chi le abita e per chi le sceglie”.
Anche l’assessore alla Cultura del Comune di Rimini Michele Lari ha ribadito che “Le Città Visibili conferma la sua capacità di essere un festival diffuso, che attraversa e mette in relazione luoghi diversi della città: dall’ex Cinema Astoria al Teatro Galli, dal Museo della Città all’Arena Francesca da Rimini, fino al Teatro degli Atti e alla Grotta Rossa. Una pluralità di spazi che riflette la ricchezza di un programma capace di muoversi tra teatro di ricerca, teatro di narrazione, musica, danza e circo contemporaneo. Un festival che non rinuncia a essere politico, nel senso più alto del termine, senza smettere di essere visionario: uno spazio aperto nel quale interrogare il presente, confrontarsi con le sue contraddizioni e continuare a immaginare, e perché no sognare, il futuro. La dimensione internazionale delle produzioni si intreccia con uno sguardo attento al territorio, alle sue storie e ai suoi talenti, confermando Rimini come luogo di incontro, ricerca e produzione culturale”.
Il programma
Coproduzioni e ospitalità per la scena contemporanea
Il 19 agosto nell’Ala Nuova del Museo della Città di Rimini andrà in scena, in collaborazione con la compagnia teatrale portoghese Os Possessos, diretta da Isabel Costa, “Manifesti per dopo la fine del mondo”, con le attrici e attori di Spazio A, una compagnia ravennate nata nel 2020 che unisce teatro, performance e progettazione culturale, sviluppando produzioni originali e collaborando con importanti istituzioni e compagnie della scena contemporanea.
I manifesti esistono in arte e in politica, in filosofia e in sociologia. Solitamente offrono analisi del mondo esistente e proposte per il futuro, chiedendo cambiamenti radicali o lamentando utopie che ancora non si sono avverate, a volte in modo giocoso, a volte in modo polemico. Alcuni usano un populismo aggressivo come arma. Altri cercano di esprimere con calma l’urgenza dei loro temi per i loro lettori dalla mente aperta. La produzione di Isabel Costa è interessata a quest’ultima categoria. Ispirata dal progetto del curatore Hans Ulrich Obrist, ha esaminato testi scritti dopo l’anno 2000 e li ha messi insieme in una performance che gli spettatori vivono in piccoli gruppi mentre camminano attraverso le sale del Museo.
La seconda coproduzione debutterà, in prima nazionale assoluta , il 28 agosto all’ex cinema Astoria e vede tra i coproduttori Le Città Visibili, Noveteatro e la compagnia lettone Katlz di Riga: “La guerra non è ancora cominciata” è un testo di Mikhail Durnenkov, (in scena per la prima volta in Italia) uno dei protagonisti della Novaja Drama (Nuovo Dramma), un gruppo di giovani drammaturghi che hanno rivoluzionato il teatro russo contemporaneo facendone uno strumento di critica e azione.
L’opera, diretta da Michele Di Giacomo e interpretata da Tamara Balducci, Andrea Avanzi e Francesco Pennacchia, ci mostra un mondo in cui la guerra è tornata al centro della società e dei rapporti umani, con dieci episodi, circa 20 personaggi, interpretati da tre performer, in un susseguirsi vorticoso di scene potenti che passano dal comico al drammatico: un mosaico umano potente e vivo, dove la guerra è sempre e solo nominata ma mai mostrata, come un rumore di fondo che si può ignorare. Ma in un mondo dove la pace non e più un valore da difendere ma un segno di debolezza da eliminare, dove la paura è uno strumento di controllo ecco che la guerra combattuta all’esterno entra anche nelle nostre vite, tra piccole aggressioni, egoismi, incapacità di amare.
Il calendario sarà arricchito dalla presenza di compagnie e artisti di rilievo nel panorama della scena contemporanea italiana: il 17 e 18 agosto la compagnia Cuocolo/Bosetti, il cui lavoro è riconosciuto internazionalmente, porterà al Galli il proprio spettacolo itinerante “Teatro”: una performance, site specific, immersiva e sorprendente che conduce all’esplorazione dell’edificio teatrale, dei suoi spazi pubblici e di quelli più privati. Una donna guida gli spettatori in una sorta di percorso iniziatico attraverso luoghi solitamente interdetti ai non addetti ai lavori. Sale, camerini, sgabuzzini, sottopalchi rivelano dettagli inediti e segreti ma anche memorie di chi quei luoghi ha abitato nel passato.
Il 29 agosto sarà invece la volta di un’altra compagnia di ricerca, ormai tra le più premiate e acclamate d’Italia: Teatro Sotterraneo arriva all’ex Cinema Astoria con “Dj show”. Una performance con un obiettivo chiaro, apparentemente semplice: far ballare un pubblico dentro una drammaturgia. Una playlist di canzoni di ogni genere ed epoca viene intervallata da azioni rapide, testi brevi e visioni di passaggio, con l’idea di mettere in campo un esperimento intermedio fra DJ set e teatro dove il vero spettacolo è il pubblico che danza, dove la struttura c’è ma è pensata per deragliare nel rituale epidermico di gruppo, dove il divertimento non distrae e il pensiero non interrompe la festa, anzi: tutto si mescola attraverso l’emulsionante della musica.
Il 2 settembre, andrà in scena “Gli stupidi sogni di Morgan”, della compagnia Sintucci/Castaldo, vincitore del premio Beyond Zeta 2025 e del bando L’Italia dei Visionari: uno spettacolo comico e surreale che unisce drammaturgia contemporanea e teatro di figura per interrogarci sul senso dei nostri desideri tra illusione e sogno. Morgan, protagonista eccentrico e tenero, vive sospeso tra attese infinite e desideri da realizzare e la sua quotidianità si intreccia con il mondo della televisione e delle illusioni, in un confine sempre più sottile fra realtà e immaginazione.
Il 6 settembre “La futura classe dirigente” di Caterina Marino sarà uno spettacolo dove 4 attori daranno voce alle parole di bambini, tra i 6 e i 13 anni: interpellati su problemi legati al cambiamento climatico e alle sfide che il mondo si trova ad affrontare. Il punto di vista dei piccoli e la loro visione del domani vengono messi in scena, evidenziando la disconnessione e la difficoltà di comprendere il mondo che gli adulti stanno costruendo.
L’8 e il 9 settembre andranno in scena due dialoghi: il primo vedrà protagonista Teatro Patalò che con “Due di notte” (debutto nazionale), racconta di una disperata necessità di comunicare il proprio dolore prima di “andar via”. Le parole dei protagonisti sgorgano spontanee da un corpo irrequieto, agitato, verso un altro corpo, quello di chi ascolta, che invece è fermo, pacato, pesante e, data l’ora, molto assonnato. Questo appare: siamo di fronte alla cruda realtà di un’anima al limite, che non vuole veramente raccontare, o per lo meno non vuole farlo attraverso il significato delle parole, ma attraverso il “come” decide di esprimere quelle parole.
Di segno totalmente opposto sarà invece “Minuscoli granelli nel barattolo del cosmo” che segna il ritorno della compagnia Genchi/Capriuoli che con la loro verve comico/poetica torneranno a far emozionare e divertire il pubblico in un viaggio leggero e irriverente nella storia dell’umanità, un pellegrinaggio fuori dagli schemi che, tra rapidi balzi nel tempo, esplora le tappe più affascinanti del percorso evolutivo dell’essere umano.
Le Città Visibili 2026 avrà anche una parte dedicata al teatro di narrazione con due spettacoli che raccontano, insieme, il nostro passato e il nostro presente, e riflettono sulla capacità di tenere unite e far coesistere identità diverse.
Il 16 agosto, Massimiliano Loizzi, (attore noto al grande pubblico anche per essere uno dei volti del collettivo Il Terzo Segreto di Satira) racconterà la storia di Fabbrico, paesino in provincia di Reggio Emilia, mescolando teatro civile, prosa e teatro di narrazione. Dalle primissime lotte operaie alla costruzione di una fabbrica umana, dall’introduzione del primo motore a scoppio alla prima grande scolarizzazione di una landa desolata, passando dalle bombe alleate, fino alla leggendaria battaglia del 27 febbraio, in cui Fabbrico diventa il primo paese a liberarsi, da solo, al di sopra della Linea Gotica.
Il 4 settembre, nello Spazio Autogestito della Grotta Rossa, Gloria Giacopini e Giulietta Vacis, con “Tortellini Ucraini”, porteranno il pubblico a ragionare collettivamente sui pregiudizi, quelli personali ma soprattutto quelli culturali. Saremo immersi nella stessa dimensione di affetto e scoperta dell’altro di cui la protagonista ha avuto esperienza quando, durante la malattia di sua nonna, ha conosciuto la sua caregiver ucraina.
La sezione musicale
Questa nuova edizione vedrà un rinnovato e significativo spazio riservato alla musica in cui spiccano i nomi di cantautrici come Giulia Mei, Angelica Bove e Emma Nolde che sarà affiancata sul palco da Roberto Mercadini.
Ad aprire la sezione musicale, il 3 settembre all’ex Cinema Astoria sarà Angelica Bove, premio Mia Martini e premio Lucio Dalla 2026, con il Tana Tour 2026, un concerto che vedrà in scaletta “Mattone”, il brano che ha raggiunto la prima posizione della classifica Viral 50 Global di Spotify. La serata sarà impreziosita anche dall’apertura di Luca Fol, cantante e polistrumentista riminese che ha da poco lanciato il suo ultimo singolo, “Nichilista”.
Inoltre il 5 settembre, per l’unica data in Emilia Romagna, arriva Emma Nolde affiancata da Roberto Mercadini in “Tu che ti senti ai fianchi l’uragano”, uno spettacolo che attraversa poesia e canzone per raccontare la fragilità umana, il bisogno di empatia e il desiderio di guardare il mondo con occhi diversi. Mercadini e Nolde intrecciano versi, musica e racconti in un dialogo sorprendente tra due forme d’arte sorelle. Infine il 10 settembre sarà la volta di Giulia Mei, già vincitrice del Premio Alberto Cesa, il Premio Lauzi, il Premio del pubblico a Musicultura e finalista al Premio De André, che porta sul palco dell’Astoria il suo ultimo album “Io della musica non ho capito niente”, un concerto che l’ha vista protagonista in oltre 60 date nei club musicali più prestigiosi d’italia e che per la data riminese sarà aperto dall’opening di Edel.
Le collaborazioni con i giovani artisti del territorio
L’apertura del festival nei confronti delle giovani artiste e artisti del territorio si ritroverà negli spazi dell’ex Cinema Astoria, l’hub culturale all’interno del quale si sono sviluppate sinergie e creatività, i cui esiti saranno visibili durante questa edizione del Festival.
Con “Bottleneck”, spettacolo itinerante con partenza all’ex Cinema Astoria il 29 agosto, Enrico Battarra e Gaia Stacchini conducono il pubblico nell’indagine dello sviluppo di un’anima trasformando una serra in una sorta di “camera gestazionale” dove si ascolteranno il flusso di pensieri e i performer daranno corpo a questo desiderio di nascita.
Il 30 agosto sempre Gaia Stacchini sarà protagonista di “A walk in an empty space”, uno spettacolo dove la danza si intreccia alla biografia e il corpo della danzatrice attraversa uno spazio vuoto riempiendolo di significato: incantamenti, cadute, vertigini e brividi attraversano la performer in un continuo susseguirsi di presenze e assenze.
Sempre il 30 agosto, andrà in scena “Sulphur” (debutto nazionale) della compagnia La Gattuta/Rinaldi che a partire da un repertorio fotografico porterà alla luce la vicenda della Solfatara di Perticara, chiusa nel 1964, allora la più grande d’Europa, che offriva lavoro a migliaia di persone, a condizioni disumane e salari bassi. Per trent’anni un fotografo ha documentato ogni singolo evento di quella sorta di paese sotterraneo. Così, il materiale fotografico si fa ora motore dell’azione scenica, offrendoci uno spunto di riflessione profondo sulle condizioni di vita, di lavoro e sicurezza. In occasione dello spettacolo, nel foyer dell’Astoria, sarà allestita la mostra fotografica Sulphur × Lo Zolfo Profumato: una doppia installazione che rilegge la memoria della miniera di Perticara e la attraversa come esperienza condivisa, tra fotografia, territorio e pratiche partecipative.
La partecipazione e la condivisione degli spazi e della creatività sono anche i motori del laboratorio di danza, aperto a tutti, “Con le sorelle” a cura di Enrico Frisoni, nato all’interno del progetto Ritorno all’Astoria. Il danzatore e coreografo riminese curerà il lavoro nel tentativo di mettere in comune uno spazio di studio che a partire dalla memoria indaga la relazione tra autobiografia, territorio e comunità. L’invito è a sperimentare con i corpi a partire dal legame delicato e intimo tra identità, radici e appartenenza.
Le biografie, vere o inventate, tornano protagoniste, il 4 settembre, nello spettacolo “Ognuno ha una storia da raccontare” di Ri.Flessi teatro che presenta, in due repliche, 16 storie scritte e interpretate dagli attori e delle attrici medesime, frutto del laboratorio condotto dall’associazione Riflessi che ha contribuito al percorso partecipativo per l’ex Cinema Astoria.
Il circo contemporaneo
Come è ormai consuetudine, il Festival si aprirà con uno spettacolo di circo contemporaneo, in collaborazione con Sgr: nell’Arena Francesca da Rimini l’8 agosto andrà in scena “Lost in rock” è uno spettacolo tra circo contemporaneo e musica dal vivo che farà perdere il pubblico tra le note musicali fino ad approdare al al nonsense: questo è l’intento dei Freakclown che in questo spettacolo si cimentano con l’acrobazia e un concerto rock dal vivo.
A completare questo dittico circense, il 23 agosto, sarà la compagnia Hanami con “Lusìn” (dall’ Armeno “Luna” ): uno spettacolo, ispirato a alcuni scritti del filosofo scrittore e mistico Georges Ivanovič Gurdjieff, tratta del rapporto tra l’uomo e l’utopistico desiderio di “volere la luna”. Una storia d’amore e illusione che utilizza il linguaggio del corpo attraverso le discipline circensi quali roue cyr, mano a mano, tessuto cerchio aereo, e trova, grazie alla sinergia di danza e teatro fisico, la sua massima espressione.
Le matinée dedicate alle scuole
Il Festival si concluderà, infine, con un’appendice dedicata a 3 matinée riservate alle scuole, un modo ulteriore per entrare in contatto con il nuovo pubblico e proporgli nuove esperienze culturali con tre spettacoli, anche questi, allestiti da giovani per i giovani, che parlano di rapporti familiari, lutto e amore.
Il 21 settembre all’ex Cinema Astoria, Laura Nardinocchi e Niccolò Matcovich portano in scena “Arturo”, spettacolo prodotto da Florian Metateatro e vincitore del Premio della Critica Fringe-Mi: un racconto autobiografico che indaga il rapporto con il padre e con la perdita, in cui il pubblico non solo assiste come testimone, ma è anche invitato a partecipare attivamente. L’obiettivo dei due autori-attori è di trasformare la loro memoria intima e privata in collettiva ed universale.
Anche Matilde Vigna e Anna Zanetti, il 23 settembre, indagano il tema della scomparsa degli affetti in “Chi resta”: una figlia perde l’ultimo genitore, la madre, e rimane sola a doversi occupare di ricostruire una vita propria a partire dai cocci della vita di prima. I ricordi arrivano all’improvviso, inattesi, dolorosi, e si fanno concreti, perché la madre ricompare, come per magia, ad aiutare la figlia ad uscire da queste tenebre apparentemente senza fine.
Chiude il festival, il 25 settembre, “Storia d’amore e di calcio” dove lo sport si fa metafora senza tempo e senza confini geografici. Fabio Facchini con la drammaturgia di Michele Santeramo racconta del primo campionato mondiale di calcio clandestino della storia dove si sfideranno libici, marocchini, indiani, albanesi, polacchi, italiani, brasiliani e cinesi. In premio, il controllo sugli affari della malavita per un anno. I protagonisti sono persone di cui mai si sentirà parlare. La piazza della quale si racconta non sarà mai sui giornali, eppure contiene ogni sera il pulsare profondo delle vite di quelle poche persone che spendono il tempo a inseguire sogni, perderli, innamorarsi, perdere.
Tutto il programma è disponibile sul sito ufficiale del Festival.
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