Liguria

L’artista genovese Blu Bordeaux porta “The Silent Scream” alla Genova Design Week

Genova. Dal 3 al 7 giugno 2026, nell’ambito della Genova Design Week, l’artista genovese Blu Bordeaux presenta The Silent Scream – Design dell’Essere, una nuova installazione esperienziale ospitata presso lo Studio Architettura URAS, in via di San Bernardo 21 rosso al piano -1.

Già presente in mostre e progetti espositivi in Italia e all’estero, Blu Bordeaux ha ricevuto negli ultimi anni diversi riconoscimenti per la propria ricerca artistica, tra cui il Premio Ricerca e Innovazione alla Biennale di Genova.

La ricerca di Blu Bordeaux indaga ciò che non trova voce, spazio o possibilità di espressione all’interno dell’esperienza umana.
Attraverso installazioni, opere e dispositivi esperienziali, l’artista osserva le emozioni represse, le verità ignorate, le consapevolezze acquisite ma non agite e il prezzo delle scelte che compiamo per continuare a esistere, appartenere ed essere riconosciuti.

Il suo lavoro non si concentra sulla ferita né sulla guarigione, ma su ciò che accade nel mezzo: quel territorio invisibile in cui sappiamo, sentiamo e comprendiamo, ma continuiamo ugualmente a negoziare parti di noi stessi con il mondo.

Con The Silent Scream, questa ricerca prende forma attraverso un percorso composto da immagini, ricerca fotografica, video, elementi installativi e una struttura esperienziale che invita il visitatore a non limitarsi a osservare, ma ad attraversare l’esperienza.

Più che una mostra tradizionale, il progetto si configura come una soglia: uno spazio che mette in discussione i meccanismi attraverso cui diventiamo leggibili, funzionali e socialmente riconoscibili.

Generico maggio 2026

“Il mio lavoro nasce da meccanismi che ho attraversato prima ancora di osservarli – spiega l’artista -. Mi interessa il costo invisibile dell’adattamento umano: ciò che smettiamo di ascoltare, ciò che impariamo a comprimere e quanto siamo disposti a sacrificare di noi stessi per sopravvivere, appartenere o essere riconosciuti. La società ci chiede continuamente di adattarci. Il pericolo, però, non è nella richiesta. Il pericolo inizia quando scegliamo di sacrificare parti autentiche di noi stessi per proteggere narrazioni che continuiamo a difendere, anche dopo averne riconosciuto i meccanismi. Mi interessa dare forma a ciò che non trova voce o spazio. A ciò che sappiamo, sentiamo e comprendiamo, ma continuiamo a ignorare. Osservo ciò che perdiamo nel processo e le tracce che queste scelte lasciano dentro di noi”




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