L’allarme di Aeroporti di Roma: “Limitare i controlli biometrici alle frontiere. Rischio disastro”
ROMA – Gli aeroporti di Roma potrebbero rallentare l’applicazione del nuovo discusso sistema biometrico per il controllo delle frontiere, introdotto dall’Ue. La parziale sospensione, per evitare che l’ondata di turisti estivi mandi in tilt gli scali della Capitale, tra code e ritardi. L’allarme arriva dal vertice della società (Adr) che gestisce Fiumicino e Ciampino.
L’ad di Adr, Marco Troncone, spiega al Financial Times che l’unica strada per scongiurare un “disastro” nelle settimane di maggiore traffico è permettere ad alcuni passeggeri di non passare dal nuovo sistema di ingresso e uscita, l’EES.


I picchi
A giudizio del manager, la procedura, così com’è, non sembra in grado di reggere i picchi di traffico attesi nelle prossime settimane. Per Troncone, dunque, bisognerà rallentare il sistema: non è realistico registrare il 100 per cento dei passeggeri.
Le sue parole hanno un forte peso anche perché Troncone è membro del board di ACI Europe, l’associazione degli aeroporti europei.
Il nuovo meccanismo, pensato per rafforzare i controlli alle frontiere dell’Unione europea, prevede che i cittadini non comunitari lascino le impronte digitali e vengano fotografati al primo ingresso nello spazio europeo.
Il sistema è entrato in funzione a metà aprile, ma il debutto è stato complicato da problemi tecnici e da attese molto lunghe per i viaggiatori, anche prima dell’avvio della stagione turistica più intensa.
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La ripetizione
Gli aeroporti segnalano che le postazioni automatizzate non funzionano sempre come previsto. Inoltre, anche i viaggiatori già registrati nell’EES, che in teoria dovrebbero seguire un percorso più rapido, spesso sono obbligati a ripetere l’intera procedura, contribuendo così ad aumentare la congestione.
“I processi devono funzionare meglio”, dice Olivier Jankovec, direttore generale di ACI Europe. Il nodo principale, secondo lui, è l’automazione. Le postazioni self-service sono concepite per accelerare i controlli, ma al momento non garantiscono la fluidità necessaria.
Con l’avvicinarsi delle ferie estive, gli aeroporti si preparano a un aumento dei flussi da Paesi extra-Ue, compresi i turisti britannici. La IATA, l’associazione internazionale delle compagnie aeree, avverte che negli scali più esposti i tempi di attesa potrebbero arrivare fino a sei ore.

Il precedente greco
Secondo le regole, spiega Jankovec, gli aeroporti dovrebbero ottenere un’autorizzazione specifica per sospendere i controlli. Tuttavia, diversi gestori hanno già interrotto o ridotto l’applicazione del sistema per riuscire a gestire i flussi, prima ancora del previsto aumento del traffico nelle settimane di punta.
All’inizio del mese, alcuni aeroporti greci hanno consentito ai cittadini britannici di evitare i controlli EES.
Ma il problema non riguarda solo gli scali dell’Unione europea. Anche quelli esterni al blocco, come Londra e Istanbul, temono che i ritardi accumulati sui voli diretti verso l’area Schengen possano generare effetti a catena sui propri programmi operativi.

Un effetto domino
Se un numero elevato di passeggeri resta bloccato in coda fino a causare ritardi nelle partenze, l’impatto può propagarsi rapidamente in tutta la regione.
Selahattin Bilgen, amministratore delegato dell’aeroporto di Istanbul, osserva che oggi i cittadini turchi viaggiano più di prima e che, al loro primo ingresso nell’Ue, rischiano di incontrare difficoltà legate alla nuova procedura.
La Commissione europea difende però il sistema. Un portavoce assicura che l’EES è pienamente operativo in tutti i Paesi Schengen e sta funzionando correttamente.

La replica di Bruxelles
Secondo Bruxelles, i lunghi tempi di attesa non dipendono necessariamente dall’EES, ma spesso da problemi già esistenti: mancanza di personale, limiti infrastrutturali e concentrazione dei voli in determinate fasce orarie.
La Commissione ricorda inoltre che le norme prevedono margini di flessibilità per mantenere fluide le frontiere, soprattutto in vista dell’estate. Tra le possibilità non è esclusa la sospensione temporanea dei controlli biometrici. Spetta però agli Stati membri garantire comunque la corretta applicazione del sistema sul proprio territorio.
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