Politica

Almirante, La Russa: “Non mischiamo il suo ricordo con Vannacci. Cadremmo molto in basso”

“Oggi, purtroppo, la grandezza di Giorgio Almirante viene spesso negata da quell’antifascismo militante che sta inquinando e avvelenando il confronto politico”. Non usa parole leggere, Arianna Meloni, nel parlare del rapporto tra le idee della destra e quelle di chi le contesta. Lo fa in un video messaggio mandato a Milano, nella sede della Regione Lombardia, dove si tiene un convegno per ricordare l’eredità politica e culturale dello storico segretario del Movimento sociale italiano.

La sorella della premier, responsabile della segreteria politica nazionale di Fratelli d’Italia, incalza: “Lo dico con amarezza, perché avverto spesso i sintomi del ritorno di una stagione, una stagione dell’odio che trasforma l’avversario politico in un mostro, in un simbolo da abbattere. Come spesso ci capita quando assistiamo alle scene di manifestanti che danno alle fiamme fantocci o bandiere”, dice. “E come purtroppo abbiamo già sperimentato, il passo dalle fiamme virtuali a quelle reali è davvero molto breve”. Per Meloni è quindi urgente “denunciare con forza questa terribile deriva”, anche attraverso “iniziative di questo tipo” che “aiutano a restituire la giusta luce e la corretta prospettiva alla vita di un uomo di cui si possono sicuramente criticare le idee, ma al quale va riconosciuto un enorme merito storico”.

E poi, il tema della “pacificazione” nazionale, voce sempre presente nel vocabolario della destra italiana, soprattutto dopo gli anni di Piombo: “Se oggi si può parlare di pacificazione, se si può chiudere una pagina di storia e aprirne una nuova, il merito è soprattutto di Almirante e di quanti al suo fianco lo hanno sostenuto”. Infine: “Furono quelli gli anni in cui la mia generazione raccolse quel testimone e quella fiamma che ancora oggi è viva nel nostro simbolo rappresenta quella preziosa eredità”. Che ha “protetto i valori di destra dal ghetto dell’arco costituzionale”.

Applausi. E scroscianti, dalla fitta platea di colonnelli, arrivano anche quando a Ignazio La Russa si fa notare che dei “valori” di Giorgio Almirante se ne sta appropriando anche qualcuno che veleggia fuori dal perimetro dei suoi diretti eredi. Quel qualcuno è Roberto Vannacci: “Non mischiamo il ricordo di Almirante con le problematiche di Vannacci – tuona il presidente del Senato – perché facciamo cadere tutto molto in basso, non ci sto”. Perché, spiega, “nessuno si può appropriare, riuscendoci, della figura di Almirante, che ha una precisa storia e una coerenza. Per potersene appropriare bisogna conoscere il suo pensiero, almeno averlo applaudito una volta o pensare di volerlo applaudire”. Stoccata finita, La Russa non vuole alimentare polemiche.

Ma a proposito di Vannacci, non si può non parlare di Gianni Alemanno il quale, appena uscito dal carcere di Rebibbia, è salito sul carro di Futuro Nazionale. Alemanno “è un mio amico”, dice l’europarlamentare Carlo Fidanza, “e gli auguro il meglio sul piano personale, ma su quello politico, evidentemente, non siamo d’accordo”. Perciò: “Lui vuole fare legittimamente le sue scelte e le sue valutazioni e noi facciamo le nostre”.

Mentre in sala arriva anche l’ex governatore della Puglia Michele Emiliano, che già anni fa a Bari aveva partecipato – patrocinandolo – a un evento su Almirante scatenando non poche polemiche nel centrosinistra, arrivano le repliche alle parole di Arianna Meloni. La deputata e segretaria lombarda del Pd Silvia Roggiani punta il dito contro le “parole gravissime” della sorella della premier. “Oggi, a Milano, ha infangato l’ottantesimo anniversario della prima seduta dell’Assemblea costituente, celebrato alla Camera con il memorabile discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mentre il Capo dello Stato richiamava la memoria dei martiri assassinati dal fascismo e i valori fondativi della nostra Repubblica, Arianna Meloni ha rivendicato la fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia come eredità politica di Giorgio Almirante. Ancora più grave è che tutto questo sia avvenuto a Milano, città Medaglia d’Oro della Resistenza e simbolo della lotta di Liberazione”.

Fuor di polemiche, a “pacificare” ci prova il siparietto tra La Russa ed Emiliano. Si ricorda il padre fascista dell’ex governatore, mentre il presidente del Senato alimenta gli applausi (al netto di qualche mugugno): “Almirante sarebbe felice di vederti qui”. Lui ricambia l’ospitalità: “Sono contento di esserci perché lo spirito con cui mi avete invitato è quello con cui interpreto la Repubblica oggi. E ho l’impressione che tutti diano atto ad Almirante di avere in qualche modo realizzato dentro una dinamica costituzionale e parlamentare un passaggio al limite dell’impossibile, cioè trasformare i fascisti sconfitti e furibondi in soggetti che dovevano contribuire alla costruzione dell’Italia”.


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