Calabria

Il “sigillo” della Corte di Cassazione sui tentacoli delle ’ndrine in Veneto

La certificazione ufficiale è arrivata con la motivazione alla sentenza della Cassazione: la ’ndrangheta è riuscita nel corso degli anni a infiltrarsi a Verona e nella sua provincia, autonoma nella gestione degli affari e controllo del territorio, ma con un cordone ombelicale mai reciso con la casa madre calabrese.
La pronuncia dei giudici romani mette la parola fine al processo nato dall’inchiesta “Taurus”, coordinata dalla Procura antimafia di Venezia. Già nei primi due gradi di giudizio era stata cristallizzata la presenza della ’ndrangheta nel veronese (228 anni e 4 mesi di reclusione totali comminati in appello), adesso con il parziale accoglimento e i molti rigetti dei ricorsi dei 25 imputati l’impostazione accusatoria è diventata certezza giudiziaria.
Al vertice dell’associazione mafiosa, secondo quanto si legge nella sentenza, c’era il «capobastone» Antonio Albanese. La Cassazione ha rideterminato la sua condanna a 21 anni e 7 mesi, mettendo in risalto nelle sue motivazioni, e a supporto della tesi d’accusa, «l’atteggiamento processuale reticente dei testi» che risulta «rilevante sotto il profilo della verifica dell’esistenza di condizioni di assoggettamento e omertà».
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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