Terni, prof part-time chiede Carta docente per sei anni di servizio: caso alla Corte di giustizia Ue

Una docente precaria, con diversi contratti a tempo determinato tra il 2017 e il 2023, già nel 2022 si era rivolta al Tribunale di Terni chiedendo il riconoscimento del diritto alla Carta del docente (500 euro annui). Il Giudice del lavoro, nel 2024, aveva accolto integralmente la domanda, condannando il Ministero dell’istruzione a erogare il beneficio per tutti gli anni richiesti. Il dicastero tuttavia impugnava la sentenza limitatamente agli anni in cui la docente aveva prestato servizio con un orario part-time inferiore alle 9 ore settimanali (ovvero meno del 50% dell’orario di cattedra), sostenendo che in tali casi non vi fosse comparabilità con i docenti di ruolo. La Corte d’Appello di Perugia ribalta parzialmente la decisione di primo grado. Secondo i giudici d’appello, poiché per i docenti di ruolo il part-time minimo è fissato al 50%, un incarico supplente con orario inferiore non può essere comparato a quello degli insegnanti a tempo indeterminato. La prof allora ricorre in Cassazione denunciando la violazione delle norme europee e nazionali sul principio di non discriminazione e il Palazzaccio ha deciso di sospendere il giudizio, sottoponendo il caso alla Corte di Giustizia UE.
La Carta elettronica del docente è un beneficio introdotto nel 2015 con la Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, il cui testo originario prevedeva tale strumento per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell’importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale, per l’acquisto di hardware e software, per l’iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale
di formazione.
In relazione a tale testo originario, che limitava l’erogazione della Carta elettronica ai docenti di ruolo, proprio la Cassazione ha tuttavia affermato che spetta anche ai
docenti non di ruolo, sia a quelli con incarico annuale che a quelli titolari di incarico di docenza fino al termine delle attività didattiche; in caso di mancato riconoscimento tempestivo del beneficio, i docenti interni al sistema scolastico (iscritti nelle graduatorie di supplenze, incaricati di supplenza o transitati in ruolo) possono chiedere l’adempimento in forma specifica e quindi l’attribuzione della carta secondo il sistema proprio di essa e per un valore corrispondente a quello perduto, oltre a interessi o
rivalutazione. Il caso della prof ternana è ora sotto la lente della Corte di giustizia europea; un passaggio utile a chiarire se sia legittimo escludere dalla Carta del docente chi lavora con un part-time ridotto e se, in caso di riconoscimento del diritto, l’importo debba essere riproporzionato in base alle ore lavorate.
The post Terni, prof part-time chiede Carta docente per sei anni di servizio: caso alla Corte di giustizia Ue appeared first on Umbria 24.
Source link



