L’AI migliora il lavoro ma mette a rischio le abilità
Maggiore produttività, più velocità, ma anche consapevolezza di non avere sufficiente formazione e rischio di erosione delle competenze. Queste le evidenze messe in luce dalla ricerca «Come l’AI sta cambiando il lavoro: opportunità, rischi e scenari», presentata nel secondo giorno del Festival del lavoro, in corso a Roma.
Cresce la produttività
Dall’indagine, elaborata dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, emerge chel’intelligenza artificiale è sempre più utilizzata nel modo del lavoro, soprattutto da chi è impegnato in attività intellettuali, scientifiche, tecniche e manageriali (circa l’80% di chi ne fa uso). Secondo le risposte fornite dal campione, l’AI serve non solo per elaborare documenti e report, ma anche per organizzare idee o generarne di nuove e per supportare le decisioni.
Ciò, da un lato, comporta riduzione dei tempi di esecuzione e maggiore produttività (senza tuttavia diminuire il tempo dedicato al lavoro), possibilità di gestire più attività contemporaneamente e maggiore facilità nell’apprendere nuovi contenuti. Tutto ciò fa crescere la soddisfazione e l’interesse nel proprio lavoro.
Errori e ricadute sulle abilità
Tuttavia, il rovescio della medaglia è costituito dalla consapevolezza di essere esposti a errori, anche perché circa nove lavoratori su dieci si sono avvicinati all’intelligenza artificiale senza una preparazione specifica, ma facendo pratica in prima persona sul campo. A ciò si aggiungono timori concernenti l’uso improprio di dati o informazioni sensibili, dipendenza dallo strumento, riduzione dellecapacità critiche e dell’autonomia di giudizio, perdita di professionalità, standardizzazione e spersonalizzazione del lavoro, ma anche comportamenti potenzialmente pericolosi derivanti da un non pieno governo dello strumento (come la condivisione di documenti riservati).
E poiché l’AI viene utilizzata non solo per reperire informazioni, tradurre o scrivere testi, ma anche per prendere decisioni, altri effetti collaterali sono una maggior tendenza a lavorare individualmente, in quanto alcune attività vengono in minor misura affidate a collaboratori o consulenti e diminuisce anche il confronto con altre persone al fine di prendere decisioni.
Source link




