La strage di civili del 7 ottobre va condannata senza esitazioni
Ci sono date che non appartengono soltanto alla cronaca. Entrano nella memoria perché segnano una frattura. Il 7 ottobre 2023 è una di queste. All’alba, Hamas e altri gruppi armati palestinesi lanciarono un attacco coordinato contro il sud di Israele. Una pioggia di razzi precedette l’ingresso dei miliziani attraverso il confine.
Furono raggiunti kibbutz, villaggi, abitazioni, strade e il luogo in cui migliaia di giovani partecipavano al festival Nova. In poche ore, più di 1.200 persone furono uccise e 251 vennero sequestrate e portate nella Striscia di Gaza. Tra i morti c’erano bambini, donne, anziani e giovani. Intere famiglie furono assassinate nelle proprie case; altri furono raggiunti mentre tentavano di fuggire.
Ma il numero, da solo, non racconta il 7 ottobre. A renderlo una delle pagine più atroci della storia recente del Medio Oriente è la natura dell’attacco e il coinvolgimento deliberato della popolazione civile.
Le indagini internazionali hanno documentato uccisioni deliberate, torture, trattamenti crudeli, presa di ostaggi e violenze sessuali. La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che durante l’attacco furono commessi atti di violenza sessuale in diversi luoghi e ha qualificato numerose condotte come crimini di guerra.
Nei kibbutz la violenza raggiunse le case e investì intere comunità. Al festival Nova, una notte di musica si trasformò in una fuga disperata. Tra i sequestrati c’erano bambini, donne e anziani. Furono portati a Gaza e privati della libertà.
Le successive indagini hanno raccolto elementi riguardanti torture, trattamenti crudeli e violenze sessuali durante la prigionia. La presa di ostaggi è stata qualificata dalla Commissione d’inchiesta ONU come crimine di guerra.
C’è una domanda che riguarda anche l’Occidente: che cosa accade ai nostri principi quando le vittime appartengono a un campo che una parte del nostro dibattito pubblico guarda con diffidenza?
Abbiamo costruito battaglie culturali sulla difesa delle donne, sulla protezione dei bambini, sulla condanna della violenza sessuale e sull’universalità dei diritti umani.
Eppure, davanti al 7 ottobre, una parte di questo mondo ha mostrato esitazioni, silenzi o una fretta sorprendente nel collocare la condanna dentro una spiegazione politica più ampia.
Non è una critica al femminismo o alla sinistra umanitaria nel loro insieme: molte persone e organizzazioni hanno condannato senza ambiguità gli attacchi. Ma le esitazioni meritano una domanda… L’articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell’edizione digitale.
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