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La storica libreria Hoepli chiude il 27 maggio. Verso la vendita il palazzo nel centro di Milano

La storica libreria Hoepli nel centro di Milano chiude il prossimo 27 maggio. Intanto da metà mese quello che resta del magazzino dei libri sarà messo in vendita con uno sconto del 50%. Sono queste le informazioni che circolano in azienda tra i dipendenti della casa editrice fondata nel 1870 dall’imprenditore svizzero Ulrico. La maggioranza della famiglia azionista il 10 marzo ha votato per la liquidazione dell’azienda. Fa un altro passo avanti così la decisione dei soci di Hoepli SpA che ha deliberato lo scioglimento volontario della società. Secondo una nota diffusa dall’azienda “l’attenta valutazione, attuale e prospettica, dei risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario e la consistente impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario, hanno imposto la liquidazione volontaria quale unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia”.

Nonostante un’offerta per acquisire l’intera attività avanzata nei giorni scorsi attraverso una scatola societaria dal gruppo Loro Piana, storica azienda italiana che opera nel settore dell’abbigliamento e dei tessuti di altissima gamma, gli eredi del ramo della famiglia che controllano la maggioranza delle azioni dell’editrice il 15 aprile hanno firmato per una cifra ancora imprecisata l’accordo di cessione a Mondadori del catalogo dell’editoria scolastica, divenuto efficace il 30 aprile. Si tratta di una mossa che rimette in movimento un mercato che vale 800 milioni l’anno. Le trattative sulla cessione della scolastica di Hoepli erano iniziate molti mesi fa, come svelato dal Fatto.

A nulla sono valsi, insomma, le proteste sindacali e i flash mob di dipendenti e lettori, come pure la raccolta di migliaia di firme avviata a Milano e in tutta Italia, le pressioni del mondo culturale e politico milanese. Una novantina di dipendenti corrono il rischio di restare disoccupati, Milano e l’Italia perdono un patrimonio culturale inestimabile.

La chiusura della libreria dà corpo e sostanza alle informazioni trapelate da fonti interne al gruppo secondo le quali sarebbe stato trovato l’accordo per vendere al prezzo di una ventina di milioni il palazzo della libreria, nel centro di Milano, di proprietà della società Sef degli Hoepli ai quali la Spa pagava l’affitto. L’acquirente, un fondo immobiliare, comprerebbe anche l’edificio contiguo che fa angolo con Piazza Meda, disegnato dallo Studio Bbpr per la Chase Manhattan Bank e costruito tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, per realizzare un albergo di lusso. L’operazione è finalizzata a vendere il palazzo nel centro di Milano, di loro proprietà tramite una società finanziaria, nel quale è attualmente in affitto la libreria e la casa editrice.

L’accelerazione potrebbe essere collegata al giudizio ora pendente in Cassazione: se desse ragione a Giovanni Nava, erede dell’altro ramo della famiglia e attualmente socio minoritario, quest’ultimo potrebbe salire alla maggioranza del capitale. A oggi il capitale di Hoepli Spa è al 49,25 % in mano alla fiduciaria svizzera Sef (a sua volta detenuta da due fiduciarie con sede in Liechtenstein), di cui sono soci Ulrico Carlo Hoepli e i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara, il 13% è di Finedit (detenuta da Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli), il 33% di Giovanni Nava e 4,75% intestato alle persone fisiche Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli. Se Nava vincesse in Cassazione gli verrebbero trasferite le azioni Sef che Bianca Hoepli, sua nonna materna, avrebbe dovuto ricevere in eredità dal fratello Gianni Enrico, che così aveva disposto, azioni che però finirono all’altro fratello Ulrico Carlo.

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