La sicurezza idraulica non passi solo da nuove perimetrazioni

Nella serata di ieri si sono chiusi i termini per la presentazione delle osservazioni al progetto di variante al piano di assetto idrogeologico (o Pai Po). A trasmetterle all’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, e alla Regione Emilia-Romagna, con particolare riferimento al territorio di Sant’Agata sul Santerno e della Bassa Romagna, è stato anche Matteo Parrucci, consigliere comunale di Sant’Agata sul Santerno e consigliere dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna.
Aree allagabili, casse d’espansione e delocalizzazioni: tutto ciò che sarà realizzato per combattere le alluvioni, fiume per fiume
“Ho ritenuto doveroso presentare osservazioni formali su un tema che riguarda direttamente la sicurezza del nostro territorio – dichiara Parrucci –. Sant’Agata sul Santerno e la Bassa Romagna hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze gravissime dell’alluvione del maggio 2023. Non possiamo limitarci ad accettare nuove mappe del rischio senza chiedere con forza quali opere saranno realizzate, con quali tempi, con quali risorse e con quali garanzie per cittadini, imprese e agricoltori”.
Il documento richiamerebbe inoltre la necessità di una valutazione unitaria della Bassa Romagna, considerando l’interazione tra Santerno, Sillaro, Senio, Lamone, Reno, un reticolo di bonifica e aree di pianura depresse. Secondo il consigliere, infatti, “il territorio non può essere letto fiume per fiume, perché le piene, le rotte, i sormonti e le eventuali tracimazioni controllate possono produrre effetti concatenati tra più Comuni”.
Leggi le notizie di RavennaToday su WhatsApp: iscriviti al canale
Particolare attenzione viene dedicata al territorio di Sant’Agata sul Santerno, duramente colpito nel 2023, con pesanti danni a cittadini, abitazioni, attività produttive, aziende agricole e infrastrutture, oltre alla tragica perdita di due persone. Le osservazioni chiedono approfondimenti specifici sul tratto del Santerno in corrispondenza del centro abitato, sull’area dell’ex ponte ferroviario Lavezzola-Lugo, sul ponte della SP 253 San Vitale, sulla tenuta degli argini, sulle erosioni dello sponde, sulla presenza di tane, sui sedimenti e sulla vegetazione presente nell’alveo.
Nel testo vengono inoltre sollevati temi riguardanti il Sillaro, con riferimento a Conselice e Massa Lombarda; il Senio, con attenzione ai Comuni della Bassa Romagna ricompresi negli elaborati di Piano; e il Lamone, con particolare riferimento a Traversara, Bagnacavallo, Boncellino, Borgo Stecchi e Villanova.
“Il punto centrale – prosegue Parrucci – è che la sicurezza idraulica non può essere costruita soltanto con nuove perimetrazioni o scenari modellistici. Servono manutenzione ordinaria e straordinaria, verifiche geotecniche sugli argini, gestione dei sedimenti e della vegetazione, controllo degli attraversamenti critici, casse di laminazione realmente funzionanti, opere a monte e un serio coordinamento con il reticolo di bonifica”.
Abbonati alla sezione di inchieste Dossier di RavennaToday
“Le aree di esondazione controllata o comunque allagabili – conclude il consigliere comunale – non possono diventare la risposta ordinaria alla fragilità del territorio. Devono essere considerate solo come misura residuale, eccezionale e di ultima istanza, dopo aver programmato, finanziato e realizzato gli interventi strutturali e manutentivi necessari. La Bassa Romagna ha già pagato un prezzo altissimo: ora servono opere reali, tempi certi e responsabilità chiare”.
Source link




