Marche

la sfida delle coalizioni è conquistarle tutte

ANCONA Il dado è tratto. Ieri, proprio nel giorno della Liberazione, sono scaduti i termini per presentare le liste di candidati alle Amministrative di maggio. Tutto (o quasi) come da copione: pochi colpi di scena. Ora inizia l’ultimo miglio, quello degli sgambetti e delle bordate. Il mese in cui la campagna elettorale si fa rovente. Se i comuni chiamati alle urne sono 27 in tutte le Marche, la sfida tra partiti e coalizioni si concentra in quattro città in particolare: Macerata, Fermo, Senigallia e San Benedetto del Tronto. Capoluoghi di provincia la prima coppia e due centri molto popolosi la seconda.

Le motivazioni

Entrambi gli schieramenti hanno ottime ragioni per battersi disperatamente per il cappotto: la destra del governatore Acquaroli, finora con il vento in poppa, deve dimostrare che lo schiaffo del referendum sulla giustizia – con il no a valanga un po’ in tutte le Marche – è stata solo una sventurata parentesi. Sull’altro piatto della bilancia, il campo largo viene da oltre 5 anni di batoste elettorali. Dalle Regionali del 2020, non ha più vinto praticamente niente e lo schianto di Ricci lo scorso settembre – battuto da Acquaroli con 8 punti di scarto – sembrava il segnale di un destino irreversibile. Ci è voluto il referendum dei miracoli per resuscitare il Lazzaro marchigiano, che ora vuole confermarsi araba fenice risorta dalle ceneri.

I campi di battaglia

Andiamo a vedere, partendo da Nord, come gli schieramenti si sono posizionati sulle scacchiere. Il sindaco Massimo Olivetti guida dal 2020 Senigallia alla testa di una coalizione di centrodestra e ora è a caccia del bis sostenuto da 6 liste. A sfidarlo c’è Dario Romano, capogruppo del Pd – e marito della segretaria regionale dem Chantal Bomprezzi – sostenuto dalla compagine progressista distribuita su 5 liste. Tra i due litiganti si è inserita in corsa last minute la lista Rinasce Italia guidata dal candidato sindaco Marco Binci a fare da terzo incomodo. E bisognerà vedere in quale dei due bacini andrà a pescare voti. Scendendo verso Macerata, nella provincia di Acquaroli il vento soffia ancora a favore, ma con meno forza di 5 anni fa. La fascia tricolore uscente Sandro Parcaroli (in quota Lega, sostenuto da 6 liste) che 5 anni fa vinse al primo turno, ha deciso di ricandidarsi dopo tanti tentennamenti, e solo perché convinto dal leader Salvini e dal governatore. Ma l’armata della destra qui è ancora compatta e radicata.

Personaggi speculari

Lo sfidante Gianluca Tittarelli, direttore del centro commerciale Valdichienti, civico, sostenuto da 7 liste della coalizione di centrosinistra, è una figura credibile e speculare a Parcaroli. Stavolta vincere al primo turno è praticamente impossibile e tutto si deciderà al ballottaggio con gli altri tre nomi in corsa (Marco Sigona, Giordano Ripa e Mattia Orioli) a spostare una manciata di voti da una parte o dall’altra. Arriviamo così a Fermo, dove è successo di tutto e di più. Il centrodestra corre in contrapposizione ai civici vicini a Calcinaro, nonostante quest’ultimo sia assessore alla Sanità nella giunta Acquaroli. Un cortocircuito che ha prodotto lo sdoppiamento dei candidati: il delfino di Calcinaro Alberto Scarfini si presenta con 5 liste dalla sua, mentre Leonardo Tosoni con tre. Nell’altra metà del cielo, il centrosinistra ha trovato la quadra sulla civica Angelica Malvatani, che ha messo d’accordo senza particolare fatica tutti i partiti del campo largo con le loro 5 liste. Il già sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio scende invece in campo con una lista. Andrea Diprè si è invece ritirato. Ultima, ma non in ordine di importanza, San Benedetto, pronta ad uscire dal limbo del commissariamento. Il centrodestra di Nicola Mozzoni, presidente degli albergatori, è spinto dalla forza d’urto di 8 liste; il campo largo ha puntato invece sul deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede, forte di 5 liste. E in corsa c’è anche lady Samb Maria Elisa D’Andrea – una lista civica – moglie del presidente della squadra di calcio ed espressione del centro. Un quadro composito e delicato, quello delle Amministrative di maggio: sui risultati aleggia ancora l’ombra dell’incertezza e il sogno del cappotto è decisamente ardito.




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