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la Roma è in Champions. Il capolavoro di Gasperini

A guardarla oggi, la foto di inizio stagione sembra scattata in un’altra era geologica. Ricordate giugno scorso? L‘annuncio shock di Gian Piero Gasperini, strappato all’Atalanta dopo nove anni di idillio, e l’abbraccio romantico con Claudio Ranieri, calato nel ruolo di senior advisor della proprietà Friedkin per fare da garante della romanità. Le aspettative? Un misto di curiosità e tremenda paura. “Ci vorrà tempo”, diceva er Sor Claudio. “Vogliamo costruire qualcosa di forte”, ribatteva Gasperini.

L’ambiente sin dall’arrivo del mister di Grugliasco si è spaccato a metà, striscioni a Trigoria contro di lui e invece social e radio di chi vedeva in lui finalmente un allenatore pronto a dare un gioco alla squadra per portarla in alto e che sognava quindi una rivoluzione tattica e i primi mesi sono stati un ottovolante emotivo. Il mercato estivo, condizionato dai paletti finanziari, ha visto l’arrivo del terzino brasiliano Wesley, fortemente voluto da Gasperini, di giovani scommesse come Robinho Vaz, Ziolkovsky, Ghilardi e i prestiti del giovane attaccante Ferguson e del terzino sinistro dal Liverpool Tzimikas che non hanno fatto sognare chissà cosa i tifosi giallorossi. Più che una macchina da guerra, la Roma sembrava un cantiere aperto.

Gasperini con Cristante e Koné – foto A.S. Roma

Chi pensa che questo terzo posto sia frutto di una corsa lineare, non ha vissuto i brividi di questa annata folle. C’è stato un momento, tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, in cui a Roma si respirava l’aria frizzante e pericolosa del sogno Scudetto.

Si inizia con una bella vittoria di misura con la sorpresa delle due stagioni passate il Bologna e la vittoria a Pisa ma poi arriva a metà settembre la sconfitta in casa con il Torino che comincia a mostrare le difficoltà della squadra giallorossa. Il derby vinto la settimana successiva ridà un po’ di fiducia così come la vittoria nella prima partita di Europa League e la vittoria molto fortunata sul Verona. Si perde in casa con il Lille sempre in Europa e dopo la vittoria un po’ fortunosa a Firenze si perde di nuovo in casa prima con L’Inter, apparsa da subito di un altro livello, e poi nella terza partita del girone di Europa League. La Roma mostra una buonissima solidità difensiva ma uno sterile attacco dove Dovbyk e Ferguson sembrano proprio due pesci fuor d’acqua e ci si affida al solo Soulè che diventa capocannoniere della squadra. Due vittorie in campionato contro Sassuolo e Parma precedono l’immeritata sconfitta fuori casa contro il Milan che però dà la spinta alla Roma per fare un filotto di quattro vittorie, due in campionato e due in coppa che risistemano un po’ le cose, tanto che alla vigilia della partita casalinga contro il Napoli la Roma, incapace di pareggiare, dopo 12 giornate di campionato è in testa alla classifica. Il calcio verticale di Gasperini sembrava aver trovato l’alchimia perfetta a tempo di record. La sconfitta interna con la squadra di Conte mette sul piatto l’evidenza che davanti si è veramente poca cosa ed il tutto è amplificato dalla bruttissima sconfitta a Cagliari. Le polemiche divampano ed è evidente il problema in attacco, da sempre punto di forza delle squadre di Gasperini, che ad un certo punto, davanti ai microfoni, dichiara: “Volete la Champions o la Roma Under 23?”. Una frase che ha gelato Trigoria, ma che conteneva la verità di un uomo che non sa bluffare.

A livello di risultati le montagne russe continuano ad essere il filo conduttore della Roma. Si perdono gli scontri diretti contro Juve e Atalanta ma si vince con il Como – chi l’avrebbe detto che sarebbe stato uno scontro diretto? – e con il Genoa del grande ex De Rossi con cui si finisce il 2025. Con l’anno nuovo c’è anche il mercato invernale e il mister continua a pressare la società per dargli quegli uomini che servono al suo gioco. Si vincono le prime due partite dell’anno contro il Lecce e Sassuolo, ma arriva la prima vera delusione della stagione. La sconfitta interna per 2-3 contro il Torino – con un centravanti di 17 anni davanti che ha anche segnato – e la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia sono una brutta tegola per la squadra e per i tifosi.

Festeggiamenti per la qualificazione in Champions – foto A.S. Roma

Arriva, però, la svolta della stagione, sempre contro i granata ma stavolta in campionato e fuori casa: esordisce Donyell Malen, centravanti olandese in esubero dall’Aston Villa e nella sua prima partita segna e si capisce subito che è di un’altra categoria, almeno per la serie A. Con lui in campo davanti si è finalmente temibili ma si cominciano a prendere troppi gol in difesa. Si pareggia in casa con il Milan, ma la vittoria sarebbe stata meritata, e si passa con un gol all’ultimo minuto di Ziolkovsky in Grecia contro il Panatinhaikos il turno di Europa League senza dover affrontare i play off. A febbraio si perde malamente a Udine, ma si vincono due partite con Cagliari e Cremonese che fanno rimanere la Roma sempre vicino al quarto posto che significherebbe Champions League. Rimane, purtroppo il tabù scontri diretti perché si pareggia ancora contro Napoli e Juventus dopo essere stati in entrambi le partite in vantaggio trascinata da un Malen strepitoso. Il gol di Gatti al 94’ per il 3-3 contro i bianconeri che in quel momento erano a -4 dalla Roma, quarta, ha dato a tutto il popolo giallorosso la sensazione che il traguardo potesse essere compromesso. Figlia di questo pareggio sono le brutte sconfitte di Genoa, di Como e l’uscita dall’Europa League nel derby contro il Bologna con la sconfitta casalinga per 3-4.

Le polemiche si fanno sempre più accese, il Mister si lamenta che nel mercato di riparazione non sia arrivato nulla di decisivo oltre a Malen, Venturino è poca cosa, Saragozza è nullo proprio. Dybala è un caso clinico forse gestito male dallo staff medico e la squadra è costretta a dover fare a meno del fuoriclasse argentino per tre mesi. La gente giallorossa si sente sfuggire quel tanto agognato quarto posto e la brutta sconfitta di Milano contro l’Inter per 5-2 fa credere a qualcuno che la stagione sia finita e finita male. Crede questo, probabilmente proprio Claudio Ranieri, che dopo aver messo in guardia la tifoseria del carattere non facile del nuovo tecnico ma che avrebbe dato tante soddisfazioni in seguito, sbotta clamorosamente prima dell’inizio di Roma-Pisa in dichiarazioni sbagliate nei modi e nei tempi certificando la rottura insanabile tra lui e Gasperini. Le divergenze di vedute sul progetto tecnico e sulla gestione dello spogliatoio, più volte evidenziate da radio romane e giornali sin da settembre, sono diventate una crepa impossibile da sanare nel momento di massima pressione per la squadra. Chi ama la Roma sa che qui non c’è mai pace e la proprietà è chiamata a fare una scelta. E i Friedkin prendono una decisione netta, dolorosa, quasi spietata: sposare fino in fondo la linea del tecnico, accettando le dimissioni anticipate di un monumento come Ranieri. Una decisione che ha fatto sanguinare il cuore dei tifosi, legati visceralmente a quell’uomo che per la Roma ha dato tutto. Ma la società ha tirato dritto, ribadendo una leadership forte e blindando il mister nel momento più delicato. Sul campo, i fatti hanno dato ragione a quella dolorosa fermezza. Da questo momento in poi la Roma pareggia a Bergamo e poi costruisce il suo terzo posto con cinque vittorie di fila. Si passa prima a Bologna con un secco 2-0, passeggiata casalinga con l’inerme Fiorentina con un poker fantastico. Il quarto posto è vicino ma servono altre tre vittorie. A Parma al 92’ si è sotto 1-2 ma prima Rensch e poi il rigore di Malen danno la vittoria alla Roma al 97’, lì si capisce che finalmente qualcosa di grande può accadere. Arriva l’inusuale derby alla penultima giornata, si affronta una squadra biancoceleste allo sbando sconfitta in finale di Coppa Italia, senza tifosi e con l’unico intento di far perdere il quarto posto alla Roma. La squadra giallorossa però è bravissima e con la doppietta di Mancini fa suo l’ennesimo derby e grazie ai crolli di Milan e Juventus all’ultima giornata è padrona del suo destino. Partita tiratissima quella di Verona ma poi Malen su grande assist di un ritrovato Dybala ed El Shaarawy, alla sua ultima partita in giallorosso per la più bella delle favole, regalano non solo la qualificazione in Champions ma addirittura il terzo posto alla Roma.

Donyell Malen – foto A.S. Roma

Se la Roma torna nell’Europa dei grandi, il merito è di un gruppo che ha saputo farsi scudo contro i venti della polemica, ritrovando la bussola proprio quando tutto sembrava perduto. Due nomi su tutti: Paulo Dybala e Donyell Malen. L’argentino, sempre alle prese con acciacchi vari, ha preso per mano questa squadra, sul finale di stagione, dispensando calcio d’autore nei momenti in cui la palla pesava cento chili. Il centravanti olandese era stato acquistato per risolvere i problemi offensivi ed è andato oltre le attese segnando quindici gol in 20 presenze, record per il calcio italiano per un calciatore arrivato a gennaio, dimostrando di essere un calciatore di un’altra categoria, soprattutto per la Serie A.

Il vero artefice di questo straordinario traguardo attesa a Roma da oltre 7 anni è sicuramente Gian Piero Gasperini. Non certo l’uomo più simpatico della Terra, ma un grande uomo di calcio, un allenatore che ha sempre creduto nei suoi ragazzi e nella possibilità di arrivare ad un traguardo, che la società non aveva chiesto espressamente, ma che lui voleva e sapeva di potersi andare a prendere. L’aver ricevuto piena fiducia da parte della proprietà è stato quel qualcosa in più che ha compattato la squadra e lui da buon condottiero l’ha portata in porto con il vessillo alzato (cit. Di Bartolomei).

Ora arriva il bello, il futuro è adesso e serviranno molte cose per non essere una meteora ed è vietato sedersi sugli allori.

La qualificazione in Champions porta nelle casse societarie circa 50 milioni di euro freschi, ma soprattutto restituisce alla Roma il fascino internazionale necessario per attrarre i top player. I Friedkin e Gasperini sanno perfettamente che questa rosa, così com’è strutturata, non può reggere il doppio impegno ad altissimi livelli. Il “Gasp-pensiero” richiede polmoni, fame e ricambi all’altezza.

Paulo Dybala – foto A.S. Roma

Per giocarsi le proprie chance nella prossima stagione senza ripetere i sanguinosi crolli accusati a gennaio, la Roma deve prima fare chiarezza su chi sarà il nuovo Direttore Sportivo, visto che Massara, uomo di Ranieri, sembra in procinto di andare via e magari inserire in società una figura di riferimento un direttore tecnico o Generale che possa lasciare a Gasperini il solo ruolo di allenatore per non commettere gli errori fatti in passato con Mourinho e con De Rossi.  Successivamente ci si dovrà muovere sul mercato seguendo direttrici fondamentali. Prima di tutto istituire una “panchina lunga”: il gioco di Gasperini è una macchina ad altissimo consumo energetico. Servono co-titolari a centrocampo e sulle fasce. Non ci si può più permettere di arrivare a febbraio con gli uomini contati e il serbatoio vuoto. Blindare i gioielli come Konè e Svilar e fare acquisti mirati secondo le direttive di Gasperini. Trattenere Dybala, ad un costo equo rispetto alle sue assenze, Malen come base di partenza, ma servono almeno altri due attaccanti di livello, un difensore centrale di caratura internazionale capace di guidare la linea a tre, soprattutto se si dovrà sacrificare Ndika per il fairplay finanziario, e un paio di esterni a tutta fascia di gamba, soprattutto a sinistra. Importantissima sarà poi la gestione mentale perché passare dalle “guerre” di provincia alle notti contro Real Madrid o Manchester City richiede una maturità di spogliatoio diversa. Gasperini dovrà smussare gli angoli e la società dovrà far sentire la propria presenza costante, creando un blocco unico tra squadra, tecnico e dirigenza.

L’Europa che conta aspetta la Roma e i tifosi aspettano questo appuntamento da troppo tempo. Si è pianto, sofferto, in queste montagne russe di questa stagione si è rischiato di far fallire tutto ma alla fine si è raggiunti un traguardo, tanto meritato quanto, ad un certo punto, insperato

Allora, alzate il volume e ripulite l’abito buono per le grandi serate del martedì e del mercoledì. Perché la Magica è tornata nell’Europa che conta e adesso, caro Gasperini, cari Friedkin… fateci sognare davvero.

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