«La pubalgia ti fa rimandare la partita di calcetto?»
SALUTE – Con il metodo Atraining partiamo da una valutazione iniziale per capire perché quel dolore continua a tornare ogni volta che si corre, si cambia direzione o si prova a giocare come prima. L’obiettivo non è semplicemente convivere meglio con il problema, ma aiutare la persona a recuperare gradualmente quei movimenti che provocano dolore, rigidità e paura
Molti uomini iniziano a capire davvero cos’è la pubalgia solo quando smettono di riuscire a giocare come prima.
All’inizio sembra un fastidio da poco. Un dolore leggero all’inguine dopo il calcetto. Una tensione nella parte interna della coscia. Quel fastidio strano mentre si tira o si cambia direzione velocemente.
E quasi sempre si pensa la stessa cosa: “Passerà”.
Così si continua a giocare. Partita dopo partita. Scatto dopo scatto. Finché qualcosa cambia davvero.
C’è chi inizia a sentire dolore appena accelera. Chi evita alcuni movimenti perché teme quella fitta improvvisa all’inguine o al basso addome. Chi torna a casa dopo il calcetto e fa fatica perfino a salire le scale. E spesso il problema non resta più solo in campo.
Molte persone iniziano a sentire dolore anche fuori dal campo. Scendere dalla macchina, camminare a lungo, girarsi nel letto o restare troppo tempo seduti iniziano col tempo a fare male. Il problema è che spesso ci si accorge troppo tardi che la pubalgia sta peggiorando.
Si continua a giocare oltre il dolore, si prova a stringere i denti. Magari si prende un antinfiammatorio per riuscire a scendere comunque in campo.
All’inizio sembra funzionare, poi però il fastidio ritorna sempre più spesso.
C’è chi inizia a saltare un allenamento ogni tanto. Chi smette di tirare forte per paura del dolore. Chi evita gli scatti perché sente che basta poco per infiammarsi di nuovo. E una delle paure più forti in chi soffre di pubalgia è proprio questa: arrivare al punto di non riuscire più a giocare.
Per molte persone il calcetto non è solo sport. È sfogo. È amicizia. È libertà mentale dopo giornate di lavoro pesanti. Ed è proprio lì che il calcetto smette di essere quello sfogo che era sempre stato. Perché quando il dolore peggiora, molte persone iniziano lentamente a perdere fiducia nel proprio corpo.
C’è chi entra in campo già con la paura di doversi fermare dopo dieci minuti. Chi continua a giocare anche se ormai scende in campo con la paura costante che il dolore possa tornare da un momento all’altro. Chi si muove sempre più contratto. Chi smette di divertirsi perché pensa continuamente a quella fitta all’inguine.
Secondo una revisione pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, i problemi legati alla pubalgia e al dolore inguinale rappresentano una delle problematiche più frequenti negli sport che prevedono scatti, cambi di direzione e calci ripetuti, come il calcio e il calcetto.
Il problema è che molte persone continuano a convivere con dolore e rigidità per mesi, finché anche giocare una partita intera inizia a diventare difficile.
Ma meno ci si muove, più il corpo tende a irrigidirsi. Troppo spesso si vede il calcetto solo come un passatempo e non si presta attenzione all’importanza di un lavoro graduale e personalizzato sul movimento, soprattutto nelle persone che continuano a convivere con dolore, rigidità e paura di peggiorare.
Con il metodo Atraining partiamo da una valutazione iniziale per capire perché quel dolore continua a tornare ogni volta che si corre, si cambia direzione o si prova a giocare come prima. L’obiettivo non è semplicemente convivere meglio con il problema, ma aiutare la persona a recuperare gradualmente quei movimenti che provocano dolore, rigidità e paura.
Il primo passo è capire cosa sta succedendo davvero alla tua zona inguinale e perché quel dolore continua a tornare. Per questo Atraining mette a disposizione una valutazione gratuita iniziale tramite il form presente qui.
Palestra Atraining
Viale 1° Maggio n°5
Monte Urano (FM)
Cell. +39 3713822889
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