Economia

La perdita di fiducia nell’Europa. Solo i giovani credono nell’Unione

Il rapporto degli italiani con l’Unione Europea (l’UE) non è mai stato molto facile. Per ragioni diverse. Una su tutte: la percezione e la sensazione di essere ai margini. Ai confini. Non solo per ragioni geografiche, ma, soprattutto, “geopolitiche”. Perché si sentono (ci sentiamo) sotto-valutati. Poco rilevanti, nelle scelte dell’“Unione” che, tanto “unita” non è mai apparsa. Perché gli interessi degli Stati nazionali hanno sempre superato quelli dell’Unione. Anche (anzi, soprattutto) dopo la “caduta del muro”, quando l’Unione si è allargata. E ha smesso di funzionare da sistema di inter-mediazione. E di mediazione. Fra i blocchi geo-politici “storici”. Un’area che ri-definisce i confini dell’Occidente, di fronte a quella che prima era l’Unione Sovietica e, quindi, è ri-divenuta la Russia.

È molto interessante osservare come nel corso degli ultimi 15 anni sia cambiato l’atteggiamento dei cittadini. In particolare, nell’ultimo decennio. Anzitutto e soprattutto dopo il 2020, quando si è verificata una forte e quasi improvvisa crescita della fiducia verso l’UE, che dal 2020 al 2022 ha raggiunto livelli molto elevati, impensabili in precedenza: 44-45%. Quasi 15 punti in più, rispetto al 2018. Negli anni successivi, tuttavia, questa crescita si è “normalizzata”. Fino a rientrare nelle misure di dieci anni prima. Cioè, intorno al 30%,

Non è difficile immaginare le ragioni di questa contro-svolta. I primi anni di questo decennio, in particolare il biennio 2021-22, sono il periodo segnato dall’irruzione del Covid-19, che ha prodotto una vera tragedia. In Italia intorno a 200.000 vittime. Ma nel mondo, ufficialmente, ha provocato circa 7 milioni di decessi. Con effetti devastanti. Anzitutto negli USA. Tuttavia, gli anni del Covid hanno ri-sollevato la “fede europea” in Italia. Un sentimento che successivamente è sceso di nuovo. Fino a tornare, negli ultimi mesi, su livelli analoghi a 10 anni prima, secondo i dati del recente sondaggio condotto da Demos per Repubblica. Attualmente la fiducia nell’UE risulta, infatti, coinvolgere il 30% degli italiani. Un dato analogo a quello rilevato nel 2015-16. E ciò di-mostra come la fiducia sia per molti versi una reazione all’insicurezza. E alla paura. In questo caso il sostegno dei cittadini all’UE appare una conseguenza immediata del timore suscitato dal virus che colpisce le persone intorno a noi, mettendo a rischio la vita di chi ci è vicino. E, quindi, anche la “nostra vita”. Se indaghiamo sulle ragioni che alimentano questo sentimento, diventa evidente l’importanza degli aspetti “biografici”. Che caratterizzano e descrivono la nostra vita. In primo luogo, “l’età”. Il grado di fiducia più elevato verso l’UE, infatti, caratterizza le generazioni più giovani. Soprattutto coloro che hanno meno di 30 anni. Fra i quali il grado di “europeismo” arriva al 53%. Poi via via che sale l’età l’europeismo “cala in misura crescente”. Fino a toccare il 19% fra coloro che hanno fra 55 e 64 anni. Per poi risalire quasi al 30%, oltre i 65 anni. Questi dati confermano “immagini” già delineate nelle nostre indagini precedenti. Quando avevamo definito, non per caso, i giovani la “Generazione E”. Europea. Per la loro proiezione oltre confine. Verso l’Europa. E non solo. Infatti, in una successiva indagine avevamo integrato questa formula parlando di “Generazione EG”. Europea e Globale.

È significativo come lo sguardo europeista si allarghi, fino a sforare il 30%, quando si superano i 65anni. Tra coloro, cioè, che hanno guardato l’Europa come un progetto. Un’immagine del futuro da realizzare.

Ovviamente le opinioni politiche contano molto. E ri-propongono uno schema noto. Un orientamento che di-mostra un declino della fiducia verso l’UE via via che si procede da Sinistra verso Destra. Il grado di fiducia più elevato si osserva, non per caso, fra quanto si dicono vicini a +Europa. Quindi al PD, AVS e IV per scendere progressivamente sotto il 50% fra i simpatizzanti degli altri partiti. Fino a toccare il 25% nella base di Futuro Nazionale, il partito di Vannacci. In fondo alla graduatoria, non per caso, sono i simpatizzanti della Lega. L’Unione Europea, quindi, non “unisce” gli italiani. semmai ne accentua e allarga le divisioni e le distanze politiche.


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