Emilia Romagna

La mia alleanza con la Lega è scomoda per entrambi. Ma chi fa il sindaco rappresenta tutta la città


Paola Lanzon conosce le stanze del Palazzo da dentro. Per nove anni è stata presidente del consiglio comunale di Imola, poi esponente del Pd candidata alla Camera con Liberi e Uguali nel 2018. Oggi gestisce il complesso sportivo Ortignola tramite la società Deai ed è in contenzioso aperto con il Comune. 

Si candida sindaco con la lista civica Imola in Comune, con l’appoggio esterno della Lega. 

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Lei era nel sistema per anni. Quando ha capito che bisognava uscirne?

“Non rinnego nulla del mio percorso. Ho servito le istituzioni e sono stata eletta, non nominata. Sono stata iscritta a un partito, non mantenuta da un partito: non ho mai preso un euro dal partito, né avuto incarichi retribuiti legati all’appartenenza politica. Mi sono dimessa da presidente del consiglio comunale il giorno dopo aver concluso i programmi concordati con le scuole superiori. Per dovere e per rispetto verso i ragazzi che avevano lavorato un anno su una pièce teatrale sulla violenza di genere. La consapevolezza è maturata nel tempo. Stando dentro le istituzioni ho visto consolidarsi un modello in cui le decisioni non nascono da un confronto aperto sul territorio, ma da equilibri più ampi, spesso esterni. A quel punto hai due possibilità: adattarti o metterti di traverso. Io ho scelto di mettermi di traverso. Ora non sono più nelle istituzioni da nove anni, ma ho continuato a denunciare: ho portato il Comune in tribunale, la prima udienza era prevista a marzo ma stranamente è stata rinviata a settembre. Solo la scorsa settimana ero alla Guardia di Finanza di Bologna a presentare un esposto per una possibile malversazione di soldi pubblici.”

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La Lega la sostiene: appoggio politico o operazione di comodo?

“No, ed è esattamente il contrario. Questa tornata elettorale sembrava già scritta: stessi schieramenti, stessi protagonisti, stessi equilibri. Io mi sono candidata proprio per rompere questo schema. Jacopo Morrone lo ha detto chiaramente: non gli interessano le gare finte. È un’alleanza scomoda per entrambi: per lui significa stringere un’intesa con una persona dal profilo politico legato alla sinistra progressista. Per me significa essere etichettata come leghista. Ma chi si candida a fare il sindaco non rappresenta una parte, rappresenta tutta la città. La nostra lista ha una scelta chiara: parlare di Imola e lasciare fuori i temi nazionali.”

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Sulla ricostruzione post-alluvione: cosa non ha funzionato?

“Il fatto che ci siano ancora famiglie fuori casa e cantieri in ritardo dice una cosa semplice: la macchina non ha funzionato come doveva. Non è solo un problema di soldi, è un problema di organizzazione. Serve una cabina di regia unica locale con cittadini, tecnici e istituzioni, cronoprogrammi pubblici e leggibili, priorità a case, scuole e sicurezza. E soprattutto trasparenza vera: stato dei cantieri pubblicato, aggiornato, comprensibile. Meno conferenze stampa, più gestione.”

Degrado e microcriminalità: cosa propone?

“Prima di tutto bisogna smettere di negare il problema. La polizia locale oggi è un corpo di polizia a tutti gli effetti e va rafforzata: più organico, più presidio serale, più presenza nei quartieri, in centro e nelle frazioni. Il tema non è militarizzare la città, ma presidiarla. Poi serve lavorare con Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza e Rfi per intervenire sui punti critici, a partire dalla stazione ferroviaria. Ma c’è un tema ancora più profondo: quando un centro si svuota; meno residenti, meno attività, meno servizi, si creano spazi vuoti, meno occhi sulla città. La sicurezza è anche qualità urbana.”

Sull’Ausl di Imola: è favorevole o contraria all’autonomia?

“Sono favorevole, ma a una condizione molto chiara: che sia un’opportunità reale, non una bandiera. Un’Ausl di dimensioni più piccole può essere un grande vantaggio: più vicinanza ai cittadini, maggiore capacità di rispondere ai bisogni. Ma se l’autonomia significa mantenere nel piccolo le stesse inefficienze del grande, liste d’attesa, disservizi, difficoltà di accesso, allora diventa inutile. Rischia di trasformarsi solo nella possibilità di distribuire qualche incarico in più. L’Ausl di Imola può invece diventare un laboratorio: sperimentare nuove metodologie, testare modelli innovativi. Sì all’autonomia se produce efficienza ed eccellenza. Altrimenti non ha senso.”

Sul centro storico: dati o percezioni?

“Basta fare un giro in città. Negozi che chiudono, vetrine vuote, meno servizi. Non sono certo i tre o quattro grandi eventi l’anno a rilanciare un centro storico. Un centro funziona quando è vivo tutti i giorni, non quando si accende solo in occasione di qualche evento. E spesso questi eventi portano operatori da fuori e non producono un beneficio reale per i commercianti imolesi. Slogan come ‘diventeremo la nuova Rambla’, selfie e inaugurazioni che poi si risolvono in fallimenti nel breve periodo, non fanno onore all’intelligenza dei cittadini imolesi. Faccio un esempio concreto: Imola oggi non ha neppure un’area attrezzata per camper. Chi viaggia l’Italia e sceglie dove fermarsi, semplicemente non prende in considerazione una città dove non può sostare.”

Sull’autodromo e la Formula 1?

“Imola e l’autodromo sono quasi un binomio inscindibile. Ma proprio per questo deve convivere con la città, non schiacciarla. Sulla Formula 1: o ci sono contratti pluriennali, oppure non si possono continuare a investire milioni di euro ogni anno. I soldi pubblici non si investono sui desideri o sulle ambizioni, servono piani industriali, accordi chiari, ricadute misurabili. E non esistono solo i motori: abbiamo una grande infrastruttura che può ospitare eventi sportivi, culturali, musicali, anche a impatto zero. L’autodromo deve essere una risorsa economica compatibile con la qualità della vita.

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Quale direzione per Imola: industria, servizi o turismo?

“Imola deve tenere insieme industria e servizi. Lo sviluppo non si costruisce con annunci o interventi isolati, ma con programmazione pluriennale e piani industriali veri. Il ruolo del Comune è agevolare: semplificare le procedure, ridurre i tempi, creare condizioni favorevoli agli investimenti. Bisogna smettere di fare tanti piccoli interventi scollegati e costruire poche linee strategiche chiare, con investimenti definiti, tempi certi e risultati misurabili. L’attuale amministrazione ha investito molto sulla comunicazione personale del sindaco, ma al di là delle ricadute sulla sua immagine non si sono viste ricadute concrete sulla vita economica della città.”

Cosa c’è di antisistema nella sua candidatura?

“Antisistema significa rompere i circuiti chiusi e riportare le decisioni sul territorio. Ma significa anche dire ad alta voce quello che molti dicono sottovoce. In questa città c’è la percezione che criticare l’amministrazione possa avere delle conseguenze per la vita e per il lavoro delle persone. Fosse anche solo una percezione, rimane comunque un fatto grave, non coerente con i principi della sinistra né con quelli della Costituzione. Io voglio un’Imola in cui per lavorare non devi essere amico, nipote o fratello di qualcuno. È chiedere troppo?”

 

Le elezioni comunali di Imola si terranno il 24 e 25 maggio 2026, con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno. Oltre a Lanzon, sono quattro i candidati sindaco: il sindaco uscente Marco Panieri per il centrosinistra; Nicolas Vacchi per il centrodestra con FdI, Forza Italia e Democrazia Cristiana; Ezio Roi con la lista civica Noi per Imola; e Michele Ferrari con Imola in Transizione, collegata a Rifondazione Comunista.


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