Ambiente

La fine della filantropia – Il Sole 24 ORE


Nan Ransohoff, direttrice di Frontier e di Climate in Stripe, è una delle figure più influenti della filantropia mondiale: avete presente quando, durante un acquisto online, ci viene chiesto di aggiungere qualche euro al pagamento per compensare la CO2? Stiamo comprando da una delle tante aziende che utilizzano il metodo di pagamento della piattaforma Stripe e che hanno accettato la proposta di Ransohoff di partecipare alla rimozione della CO2 nel lungo termine.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

In un recente articolo ha previsto una terza fase della filantropia americana generata dall’enorme quantità di denaro che l’AI metterà a disposizione. Sommando il patrimonio della OpenAI Foundation, che possiede il 26% dell’azienda, gli impegni di donazione dei fondatori di Anthropic e i DAF (fondi di beneficenza) dei dipendenti, si stima un capitale di 370 miliardi di dollari. Ipotizzando, in modo prudenziale, un’erogazione annua pari al 10% del capitale, si genererebbe un flusso di 37 miliardi di dollari all’anno, oltre il doppio delle erogazioni della Fondazione Gates; se si ipotizza un aumento del valore delle azioni e una maggiore percentuale di erogazioni, si arriva, sempre secondo Ransohoff, a 100 miliardi. Oggi, il flusso annuo delle donazioni filantropiche americane ammonta a 600 miliardi.

La terza fase arriva dopo la prima, nata a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento grazie ai giganti dell’industria come John D. Rockefeller, Andrew Carnegie e Henry Ford. Andrew Carnegie, con il suo libro Gospel of Wealth, stabilì il principio per cui è più efficace per un imprenditore amministrare direttamente l’attività filantropica in vita; Rockefeller applicò il principio affidando la guida della sua fondazione a Frederick Gates, il primo manager professionista della filantropia. La seconda fase, avviata negli anni Novanta, è stata guidata dai fondatori dell’era digitale e di Internet, con Bill Gates come figura emblematica (Bill & Melinda Gates Foundation): questa fase ha posto al centro la rigida misurazione dei dati, l’analisi costi-efficacia (“effective altruism”) e la scalabilità globale dei risultati.

Cosa cambia ora? Il capitale disponibile si è accumulato velocemente; il focus è su minacce globali future, come l’impatto dell’AI e le catastrofi biologiche e climatiche, mentre in passato era su povertà e malattie; le fondazioni sono integrate nell’architettura societaria e non sono create a fine carriera: in questo contesto, il collo di bottiglia diventa la capacità operativa del sistema della filantropia di utilizzare in modo efficace il capitale disponibile.

Ransohoff sostiene la necessità di creare un nuovo ecosistema fatto di funders, i nuovi finanziatori quali OpenAI o i dipendenti di Anthropic; capital allocators, gli intermediari che distribuiscono i capitali, quali la OpenAI Foundation, le fondazioni professionali esistenti e le fondazioni di famiglia create ad hoc; builders, startup che lanciano iniziative per risolvere i problemi su cui la nuova filantropia si concentra. Secondo i suoi calcoli, per gestire 50 miliardi serviranno circa 5.000 nuovi professionisti in grado di valutare, approvare e monitorare circa 50.000 sovvenzioni annue e, infine, migliaia di “grandi fondatori che creeranno grandi organizzazioni” in grado di impiegare il capitale messo a disposizione per risolvere concretamente i problemi identificati.


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