Lazio

la discarica si trasforma in comunità energetica

Per oltre un trentennio il suo nome è stato sinonimo di crisi ambientale, fumi, odori nauseabondi e accese mobilitazioni popolari. Oggi, l’area di Malagrotta si prepara a una rivoluzione strutturale che punta a cancellare definitivamente la pesante eredità di “discarica più grande d’Europa”.

Il quadrante occidentale della Capitale è infatti al centro di un ambizioso programma strategico varato dalle istituzioni, mirato a trasformare il vecchio sito di sversamento in un moderno polo tecnologico ed energetico improntato alla sostenibilità, alla produzione di fonti rinnovabili e alla restituzione degli spazi verdi alla cittadinanza.

L’operazione, che richiederà anni di complessi interventi ingegneristici, è guidata in sinergia dalla Regione Lazio e dalla struttura del Commissario unico per la bonifica delle discariche abusive, coordinata dal generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà.

La sigla del protocollo d’intesa con il governatore del Lazio, Francesco Rocca, segna l’avvio formale di un percorso di rigenerazione territoriale lungamente atteso dai residenti della Valle Galeria.

immagine di repertorio

Maxi-investimento da 250 milioni per la bonifica

Prima di avviare la riconversione industriale e la piantumazione delle aree boschive, l’imperativo categorico resta la messa in sicurezza permanente del sottosuolo.

Il piano di risanamento in corso d’opera prevede un investimento complessivo che supera i 250 milioni di euro, risorse necessarie per attuare interventi di contenimento ambientale in linea con i severi parametri imposti dai trattati dell’Unione Europea, a seguito delle passate procedure d’infrazione aperte da Bruxelles.

I tecnici sono attualmente impegnati in un monitoraggio continuo della massa dei rifiuti e delle falde acquifere attraverso trivellazioni geognostiche, analisi chimico-fisiche e opere di impermeabilizzazione.

Le attività principali si concentrano sulla captazione sistematica del biogas e sul pompaggio del percolato, oltre che sulla costruzione di imponenti diaframmi plastici sotterranei per isolare definitivamente il nucleo della discarica dai terreni circostanti.

A garanzia della tutela del cantiere e dei materiali sensibili, la vigilanza dell’intera area è affidata h24 ai militari dell’Esercito Italiano nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”.

Le tre fasi del progetto e la nascita della Cer

La tabella di marcia definita dall’accordo istituzionale si articolerà in tre macro-fasi distinte: la prima riguarderà il completamento degli studi di fattibilità tecnica ed ecologica; la seconda sarà incentrata sull’ottenimento delle autorizzazioni ambientali e degli iter burocratici; la terza e ultima vedrà l’apertura dei cantieri operativi, la posa delle tecnologie e il collaudo finale degli impianti.

La vera scommessa per il rilancio socio-economico della Valle Galeria risiede però nell’integrazione tra i sistemi di produzione di biometano già operativi e le nuove centrali a fonti rinnovabili.

Le istituzioni puntano alla costituzione di una grande Comunità Energetica Rinnovabile (Cer).

Questo modello di economia circolare permetterà a famiglie, piccole imprese locali ed enti pubblici del distretto di produrre, accumulare e condividere energia pulita a chilometro zero.

Un meccanismo virtuoso capace di abbattere drasticamente i costi delle bollette elettriche e le emissioni climalteranti, offrendo un risarcimento concreto a un territorio che per decenni si è fatto carico delle emergenze della Capitale.

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