Marche

«La colpa è dei bombardamenti». Con il restauro integrità storica compromessa



FANO A vedersi è bello. Qualcuno lo ritiene il più bello delle Marche, una regione prolifica di teatri, (ne conserva un centinaio di cui 62 storici) considerati tutti dei piccoli e grandi capolavori. Ma il teatro della Fortuna ha un qualcosa in più, in quanto presenta soluzioni scenografiche e costruttive che lo rende unico: le colonne di sapore vitruviano, riproponenti l’ordine gigante descritto fa Vitruvio nel suo De Architectura, l’ordine dei palchi digradante per assicurare una buona visibilità anche ai palchi laterali, un equilibrio di elementi ottenuti tramite una perfetta armonia di masse e di linee. 

Ricaspitolando

La sua data è storica: è stato costruito nel 1863, poco dopo l’unità d’Italia da Luigi Poletti, che aveva già redatto il progetto dei teatri di Terni e di Rimini, entrambi distrutti dai bombardamenti dell’ultima guerra. Solo il teatro di Fano, seppure danneggiato, si è salvato. Ed è stata l’opera di ricostruzione durata cinquant’anni, pur stupendamente condotta, necessaria, richiesta da tutta la popolazione, a togliergli un riconoscimento che si sarebbe ampiamente meritato: quello dell’inserimento da parte dell’Icomos (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, organizzazione non governativa dell’Ubesco) nella lista dei teatri storici, patrimoni della umanità. La domanda che fa riferimento al Teatro della Fortuna inserita nel sistema dei teatri italiani in condominio tra il XVIII e il XIX secolo dell’Italia centrale è stata respinta.

La relazione

La ragione, ampiamente commentata e motivata nella relazione redatta dalla commissione dell’Icomos, giacente al Ministero della Cultura che fa espresso riferimento alla perdita dell’integrità storica della costruzione, conseguente alle opere di restauro eseguite tra la fine della guerra e il 1998 anno della sua riapertura, quando si dovettero osservare le norme antisismiche, decidere di aggiungere un nuovo corpo di fabbrica sovrapposto all’ottocentesco loggiato della vecchia Pescheria destinato ad ospitare i servizi di palcoscenico, rifare gli arredi come il bellissimo lampadario centrale e le statue della galleria; opere che, appunto, hanno compromesso il riconoscimento di merito in ragione dei requisiti di autenticità e di integrità della costruzione. La decisione della commissione comunque ha aperto una ferita che ancora provoca dolore.

La delusione

Ieri l’argomento è stato discusso in consiglio regionale, grazie ad una interrogazione presentata dalla consigliera M5S 5 Marta Ruggeri sul rientro in lista dei teatri esclusi: oltre quello di Fano, anche i teatri di Pesaro e Cagli. «Purtroppo – ha dichiarato Ruggeri – la risposta è stata deludente. Nei fatti, la giunta non ha fatto assolutamente nulla per dare seguito a quelle parole e recuperare presidi culturali come quelli esclusi. Sapere che l’esclusione di Cagli è già stata giudicata illegittima dal Tar Marche rende ancora più grave questo immobilismo».




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