Caro carburanti, Assoesercenti: al commercio costa 3 mila euro in più
Il prezzo medio nazionale del gasolio, pari a 2,334 euro al litro secondo il Mimit, sta producendo effetti sui trasporti, sul commercio, sull’artigianato e sulle famiglie. Lo afferma Assoesercenti dopo simulazioni basate sulla differenza di 63,4 centesimi rispetto al riferimento di 1,70 euro al litro di febbraio, indicano un maggiore costo annuo di circa 1.440 euro per un artigiano con un furgone (percorrenza media 25.000 chilometri).
Per un’attività commerciale con due mezzi di consegna e 50.000 chilometri complessivi l’aggravio può raggiungere 3.020 euro. Per un autoarticolato da 100.000 chilometri si arriva a quasi 19.813 euro. Per gli autotrasportatori il rincaro riduce subito liquidità e margini. Se non è riconosciuto nelle tariffe, alcune tratte diventano antieconomiche e le imprese possono ridurre viaggi e servizi o rinviare manutenzione e rinnovo dei mezzi, con rischi per sicurezza e continuità degli approvvigionamenti.
Per negozi al dettaglio, bar e ristoranti, sottolinea l’associazione, il rincaro arriva soprattutto attraverso le scorte: fornitori e distributori trasferiscono parte dei maggiori costi di trasporto sui listini. Crescono così il capitale immobilizzato, il fabbisogno di liquidità e, per i prodotti deperibili, il rischio di invenduto o spreco. Le attività possono ridurre ordini, assortimenti e promozioni oppure adeguare prezzi e menu. Nell’artigianato l’extra costo ricade su trasferte, interventi e materiali.
Per gli agenti di commercio, spesso con elevate percorrenze, il carburante è un costo professionale diretto che colpisce anche i consumatori. «Il caro carburanti – afferma Salvo Politino, presidente di Assoesercenti nazionale – entra nei conti delle attività e arriva alle famiglie. Per una piccola impresa anche due o tremila euro in più possono cancellare una parte rilevante del margine. Per gli autotrasportatori significa lavorare su alcune tratte senza una remunerazione adeguata, mettendo a rischio la continuità dei servizi.
In Sicilia il peso è maggiore, perché l’aumento si somma ai costi dell’insularità. Servono risposte immediate e un meccanismo stabile che protegga imprese e consumatori dagli shock energetici, evitando che l’intero costo venga trasferito sui prezzi finali».
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