La Cina nuova meta del turismo sanitario: cure innovative salva-vita a metà prezzo
Nel 2018 i medici avevano stimato per Stuart Lye, un cittadino neozelandese di 58 anni, tre mesi di vita a causa di un mieloma. Anni di chemioterapia, trapianti di cellule staminali e nuovi farmaci avevano prolungato la sopravvivenza senza fermare la malattia, ma le opzioni terapeutiche in Nuova Zelanda si erano esaurite. Le immunoterapie CAR-T non erano disponibili commercialmente nel paese, e le sperimentazioni in corso non coprivano il suo tipo di tumore: un trattamento sarebbe costato di fatto oltre 350mila dollari australiani (più di 200mila euro). Un altro paziente neozelandese, trattato in Cina, mise Lye in contatto con un ospedale di Shanghai, e nel 2025 insieme alla moglie decise di partire: sette settimane in clinica portarono il tumore sotto controllo, con un costo complessivo di circa 65mila dollari.
La nuova rotta sanitaria: la Cina
La storia di Lye non è un caso isolato, ma sta facendo il giro del mondo in questi giorni ed è l’emblema di una trasformazione più ampia che riguarda l’intero sistema globale della salute. Per decenni il turismo sanitario ha seguito rotte ben definite e a basso rischio clinico: cure dentistiche in Croazia o Ungheria, chirurgia estetica e fertilità in Thailandia, Corea del Sud o Malesia. La Cina si sta ritagliando un posto diverso in questo panorama, rivolgendosi a pazienti oncologici spesso senza alternative terapeutiche nel proprio paese, che si spostano per trattamenti salvavita altrove inaccessibili o ancora sperimentali. Il driver è duplice: da un lato i costi, che possono essere anche un decimo rispetto a Stati Uniti o Australia, dall’altro la disponibilità immediata di terapie che altrove restano confinate a sperimentazioni cliniche con criteri di accesso più rigorosi e dunque ristretti.
I prezzi molto più accessibili
Negli Stati Uniti una singola infusione CAR-T (con le cellule immunitarie del paziente ingegnerizzate in laboratorio per riconoscere e attaccare specifiche cellule tumorali) può costare tra 300mila e 475mila dollari, secondo i dati dell’American Cancer Society. In Cina lo stesso trattamento è valutato tra 150mila e 180mila dollari, e potrebbe scendere ulteriormente: l’autorità regolatoria del paese ha recentemente accettato una domanda di commercializzazione per una terapia con un prezzo inferiore a 300mila yuan, circa 44mila dollari. Il numero di terapie CAR-T approvate in Cina ha già raggiunto quota sette, alla pari con gli Stati Uniti, dove la tecnica è stata sviluppata originariamente, e la Repubblica Popolare guida oggi il mondo per numero di sperimentazioni cliniche dedicate a questo tipo di terapia.
La Cina compete con gli Usa sui farmaci innovativi
Il differenziale di prezzo, e di disponibilità, riflette una caratteristica più ampia del panorama sanitario. Nel 2024 la Cina ha raggiunto gli Stati Uniti per numero di farmaci sperimentali entrati in fase di test clinico, completando però i test stessi con una velocità da due a cinque volte superiore rispetto a Stati Uniti e Unione Europea. Molte di queste tecnologie risultano però troppo avanzate per le possibilità economiche del sistema sanitario nazionale e dei pazienti locali, che spesso non dispongono di una copertura assicurativa per trattamenti di questo tipo. Il risultato è una capacità terapeutica disponibile che gli ospedali internazionali del paese stanno iniziando a offrire a pazienti provenienti dall’estero: SinoUnited Health, struttura sanitaria di Shanghai, ha accolto già almeno trenta pazienti stranieri per terapie CAR-T da quando ha trattato il primo caso, alla fine del 2024.
Il turismo medico cresce a 126 miliardi entro il 2035
Il mercato globale del turismo medico è stimato attualmente attorno ai 34 miliardi di dollari, con una crescita prevista fino a 126 miliardi entro il 2035. Il segmento cinese, secondo le stime, passerà da 1,3 a 3,4 miliardi di dollari nello stesso periodo, una crescita proporzionalmente superiore alla media globale che riflette proprio questo posizionamento su terapie ad alto valore clinico. Il trend non si limita alla CAR-T: la Cina ha realizzato per prima una serie di interventi all’avanguardia destinati a patologie gravi. Nel 2024 i medici cinesi hanno utilizzato una terapia cellulare sviluppata internamente per trattare bambini affetti una malattia autoimmune cronica, il lupus eritematoso sistemico. Nel 2025 è stato eseguito in Asia il primo trapianto di rene cross-specie, da animale a essere umano. E quest’anno, a marzo, la Cina è diventata il primo paese al mondo ad approvare per uso commerciale un impianto cerebrale destinato a persone con lesioni del midollo spinale.
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