Piemonte

La ciclabile umana per Nicolò: “Basta morti sulle strade”

Una biciclettina bianca, posata nel punto dell’incidente, accanto ai girasoli e al cartello: «Voleva solo andare a scuola in bici». È iniziata così, ieri, la mobilitazione per Nicolò Di Ciò, il bambino di 7 anni investito mentre andava a scuola in bicicletta con il papà Alessandro. Il piccolo è morto nel pomeriggio all’ospedale Regina Margherita. E oggi, esattamente 24 ore dopo lo schianto, in centinaia sono tornati in corso Regina Margherita per una «ciclabile umana», fatta di persone e biciclette, per mostrare quanto sia difficile la convivenza con le auto.

Associazioni e comitati hanno posato ieri il mazzo di girasoli e il cartello all’altezza del civico 63, dove è avvenuto l’incidente. Per lo schianto un’automobilista è accusata di omicidio stradale. Oggi ciclisti e attivisti sono di nuovo qui per chiedere che tragedie come questa non si ripetano.

«Siamo qui in tanti prima di tutto per manifestare vicinanza alla famiglia – esordisce Andrea Chicco, vicepresidente di Fiab Torino Bike Pride –. La morte di un bambino di 7 anni è qualcosa di atroce. Ma vogliamo anche ribadire la necessità di interventi da parte dell’amministrazione per moderare la velocità e limitare il traffico automobilistico. È fondamentale per avere una città sicura, in cui un bimbo può commettere un errore senza che si trasformi in una tragedia».

Mentre si «schierano» lungo la corsia ciclabile tracciata a terra, i ciclisti si trovano costretti a fare lo slalom tra auto e camion parcheggiati, mentre accanto altri veicoli percorrono il controviale. E tra gli automobilisti monta la rabbia per le difficoltà a passare.

«Torino si è evoluta rispetto a quando ero bambino, ma le bike lane sono molto insicure, soprattutto nelle ore di punta – fa notare Pietro Iommi, studente di ingegneria al Politecnico –. Le auto sfrecciano velocemente, non ci sono barriere protettive e la segnaletica è carente, con tante strisce cancellate. Bisognerebbe ridurre i limiti di velocità e usare i parcheggi come “barriera”, come in corso Lecce: non provocherebbe problemi agli automobilisti».

Aggiunge Roberto Accornero, attivista ambientalista e attore noto per il suo ruolo nella sitcom Camera Café: «Ogni giorno muoiono nove persone sulle strade in giro per l’Italia, ma non se ne parla. Anzi, il ministro Matteo Salvini ha vietato i velox sotto i 50 chilometri orari, nonostante sia provato che il limite ai 30 riduce del 70 per cento gli incidenti, provocando ritardi di un minuto per gli automobilisti».

Anche Sara Diena, consigliera comunale di Avs, chiede interventi alla maggioranza di cui fa parte: «Siamo chiamati alla responsabilità come cittadini e come amministratori: è una questione di qualità della vita, ma anche di sopravvivenza. Le corsie ciclabili servono a quello, ma supportiamo la proposta della Consulta per la mobilità di chiudere alle auto i controviali di corso Regina, lasciando solo il passaggio a pedoni, ciclisti e a chi deve entrare e uscire da parcheggi e passi carrai».

Per Accornero, però, serve un cambio di mentalità: «C’è un problema culturale, viviamo in una città in cui c’è ancora il culto della macchina, dove si fa il Salone dell’auto mentre si inaugura una via pedonale in centro. È solo una delle tante contraddizioni della nostra politica».


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