La borgata agricola di Pardu Nou compie 70 anni. La comunità si racconta, tra storia e futuro
Pardu Nou
Fervono i preparativi per il cartellone di eventi in occasione del settantenario
Una comunità viva e unita, che vuole ricordare il sacrificio delle proprie famiglie per costruire una vita migliore. Fervono a Pardu Nou i preparativi per i festeggiamenti in vista di una data storica: il 30 agosto la borgata agricola sita tra i territori di Solarussa e Siamaggiore compie 70 anni e si prepara a vivere l’importante anniversario, tenendo nel cuore il passato e guardando al futuro.
A promuovere il cartellone di eventi sono una quarantina di volontari, riuniti in un grande gruppo nato dall’unione di due comitati, l’associazione per la Rinascita di Pardu Nou e quello dedicato all’organizzazione dei festeggiamenti in onore di Santa Maria.
“Il settantenario cade proprio in occasione delle celebrazioni dedicate alla santa, per questo abbiamo unito le forze, con il supporto dei due comuni di Solarussa e Siamaggiore”, spiegano Gianni Salis e Marcello Satta, rispettivamente presidente del Comitato per la rinascita della borgata e presidente degli organizzatori della festa di Santa Maria. “L’idea è partita da persone sulla sessantina, che hanno vissuto lo sviluppo di Pardu Nou, ma anche i giovani stanno collaborando attivamente, comprendendo l’importanza di ricordare questo speciale anniversario”.
Il programma ha due obiettivi. “Stiamo lavorando a un convegno in collaborazione con Laore, a una mostra fotografica per raccontare la nascita e lo sviluppo della borgata, attraverso le voci di chi la borgata l’ha vista nascere, a e un’esposizione di attrezzi agricoli, che, nonostante ormai in disuso, raccontano la storia dello sviluppo agricolo del territorio. Sia per la mostra che per il convegno, possiamo contare sulla collaborazione dell’Archivio di Stato”, sottolineano i due presidenti. “In questo modo vogliamo sia ricordare il lavoro dei nostri padri e madri, ma anche – soprattutto attraverso il convegno – riflettere sul futuro della borgata”.
Pardu Nou, come altre borgate agricole dell’Isola, è nata a seguito della Riforma Agricola del 1946, promossa dall’allora ministro dell’Agricoltura del secondo governo De Gasperi Antonio Segni. Una Riforma che ha portato alla creazione nel 1951, dell’Etfas, ossia l’Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna, convertito nel 1984 nell’Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura (ERSAT), dismesso nel 2007, con il passaggio del personale all’odierna agenzia Laore.
“Fu proprio grazie all’Etfas che la borgata vide la luce: si procedette con gli espropri delle terre incolte e alla loro bonifica, perché per lo più paludose, data la vicinanza al fiume Tirso, soggetto esondazioni”, illustrano gli organizzatori. “Nel 1956 vennero assegnati i poderi alle famiglie, che peraltro lavorarono attivamente per le bonifiche, la costruzione delle strade e la piantumazione di agrumeti e fasce frangimento: provenivano non solo dal circondario e la provincia, quindi da comuni come Siamaggiore, Solarussa, Santa Giusta, Bauladu, Narbolia, Massama, Nuraxinieddu e Tramatza; ma anche da centri più lontani, come Ozieri, Bonorva e Santa Teresa di Gallura. La comunità è dunque nata dall’unione di tante comunità diverse”.
Cosa si coltivava a Pardu Nou? “La nascita della borgata ricalca l’ammodernamento agricolo partito nel dopoguerra: se prima si puntava soprattutto sui cereali, gradi ai nuovi mezzi di lavoro, come i trattori, e ai sistemi di irrigazione, sono partite le coltivazioni barbabietole e gli erbari. Il territorio di Pardu Nou, in ogni caso, è stato poi vocato alle colture di verdure”, sottolineano gli organizzatori. “Ogni podere aveva poi una stalle, nella quale si allevavano sette o otto mucche, perciò si aggiungeva anche la gestione e mungitura del bestiame”.
Raccontare 70 anni di una borgata legata a doppio filo con la storia nazionale e regionale richiede dunque un grande impegno. “Stiamo lavorando da mesi, ma naturalmente con l’avvicinarsi del 30 agosto gli impegni aumentano”, concludono Salis e Satta. “Cercheremo di raccontare una comunità divisa, sì, tra due comuni, ma che vuole essere unita e viva”.
Lunedì, 10 agosto 2026
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