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La Bank of Japan lascia i tassi invariati, ma si spacca sul rischio inflazione

Il costo del denaro resta fermo allo 0,75 per cento. Un terzo del board si è schierato per un aumento di 25 punti base

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

Lo yen è da mesi sotto pressione, contribuendo al rialzo dell’inflazione REUTERS

NEW DELHI – Al termine di due giorni di confronto, la Bank of Japan (BoJ) martedì ha annunciato di aver lasciato invariati i tassi d’interesse, ma – a conferma delle preoccupazioni per l’andamento dell’inflazione innescate dalla guerra in Medio Oriente – tre dei nove membri del policy board si sono schierati per un aumento di 25 punti base del costo del denaro. Lo scorso marzo c’era stata una sola voce dissenziente rispetto alla decisione di non alzare il costo del denaro.

L’aggressione israelo-americana contro l’Iran ha complicato di molto il lavoro dei banchieri centrali di Tokyo, alle prese con le ricadute su crescita e prezzi della crisi energetica golbale in un Paese che è largamente dipendente dalle importazioni di petrolio dal Golfo Persico.

In un rapporto trimestrale sulle prospettive economiche del Paese, la banca centrale ha rivisto nettamente al rialzo le previsioni di inflazione core (depurata dei prezzi dei generi alimentari freschi, ma non di quelli energetici) per gli anni fiscali che si concluderanno a marzo 2027 e marzo 2028, riducendo al contempo le stime di crescita per entrambi gli esercizi. «La BoJ deve prestare particolare attenzione al rischio che l’inflazione si discosti significativamente verso l’alto, esercitando così un impatto negativo sull’economia», si legge nel rapporto.


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