La bambola di Annina del Balon ha trovato casa al Museo della Stregoneria Moderna di Torino
TORINO – Molti di voi ricorderanno Annina del Balon, nota a tutti come “Anna la pazza“, un termine che nel suo caso non aveva nulla di offensivo. Anna potevi incontrarla a Borgo Dora a qualunque ora e probabilmente stava ballando.
Viveva in un mondo tutto suo, fatto di gioia e musica. I video in cui ballava erano diventati virali, non solo in Italia. Annina si spense nel 2018, lasciando un vuoto in tutti noi.
Oggi però si torna a parlare di Anna grazie alla scrittrice e psicoterapeuta Valeria Bianca Mian, che sui suoi social ha raccontato una storia finora sconosciuta.
La bambola di Annina
“Una sera mi trovavo in un locale di Porta Palazzo. – scrive Bianchi Mian – Ero lì per discutere dell’organizzazione di una mostra di fotografie “psicodrammatiche” che avevo curato con i ragazzi di una struttura terapeutica. Arriva lei, la dolce Anna. Ha una bambolina in mano. Questa neonata che vedete nella foto. Mi punta e viene dritta da me. Si avvicina e tanto fa e tanto disfa, vuole a tutti i costi che io prenda questa bambolina. Mi abbraccia. Sorride e insiste. Per farle piacere la coccolo per un po’, poi gliela restituisco. Niente da fare, mi fa capire che è proprio per me. D’accordo, me ne occuperò io, rassicuro. Lei è fuori di sé… dalla gioia.
L’ho conservata, immaginate perché, accanto ai miei mazzi di Tarocchi, insieme agli oggetti che ritengo dotati di un certo quantitativo di “mana”.”

La bambola di Annina del Balon
Ora Valeria Bianchi Mian ha deciso di restituire la bambola di Annina alla città, alla sua Torino, portandola al Museo della Stregoneria Contemporanea di via Giovanni Somis, 4. Un luogo ancora poco conosciuto la cui particolarità è evidente.
“Son contenta di potervi dire che adesso la nostra bambola Annina ha trovato una nuova casa. – conclude Valeria Bianchi Mian – Sono sicura che si sentirà in ottima compagnia insieme alle altre sorelle”.
Chi era “Anna la pazza”?
La scrittrice, nel suo post lascia anche un dolce ricordo di Annina: “Solo i veri torinesi l’hanno conosciuta e amata, e per “veri torinesi” intendo quelli che hanno saputo guardare Torino con occhi poetici, anche se sono passati dal centro solo per qualche giorno, perché il centro è un modo di vivere la quotidianità multietnica della città, più che un luogo fisico”.
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