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Ken Loach si schiera con Spin Time: solidarietà alla comunità- Cineblog

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Ken Loach, regista britannico e attivista novantenne, ha inviato oggi un messaggio di solidarietà alla comunità di Spin Time, a Roma, dopo l’incendio, lo sgombero e i dieci giorni trascorsi in strada da molte delle persone che vivevano nello stabile occupato, una vicenda finita anche sulle pagine del Guardian per il suo valore sociale e

10 Agosto 2026 13:33

Ken Loach, regista britannico e attivista novantenne, ha inviato oggi un messaggio di solidarietà alla comunità di Spin Time, a Roma, dopo l’incendio, lo sgombero e i dieci giorni trascorsi in strada da molte delle persone che vivevano nello stabile occupato, una vicenda finita anche sulle pagine del Guardian per il suo valore sociale e politico.

Ken Loach scrive a Spin Time: “Vivere per strada deve essere durissimo”

Nel messaggio arrivato alla comunità romana, Ken Loach ha espresso dispiacere per quanto accaduto nello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, dove l’esperienza di Spin Time Labs era diventata negli anni un punto di riferimento per famiglie, migranti, attivisti, associazioni e realtà culturali. “Mi è dispiaciuto moltissimo apprendere dell’incendio allo Spin Time, del successivo sgombero e delle terribili conseguenze che ha comportato”, ha scritto il regista, con parole semplici e dirette. Poi il passaggio più umano, rivolto a chi da giorni vive fuori casa: “Vivere per strada deve essere davvero difficile per tutti voi, soprattutto per i più piccoli”.

La lettera, diffusa nelle ultime ore dagli attivisti, arriva in un momento delicato. Dopo lo sgombero seguito al rogo, decine di persone sono rimaste senza una sistemazione stabile, tra coperte, borse, passeggini e presidi improvvisati. Una condizione che, secondo le prime ricostruzioni raccolte sul posto, ha coinvolto anche nuclei familiari con bambini. Non solo una questione abitativa, dunque. Anche un problema di sicurezza, salute e continuità della vita quotidiana.

Il ricordo dell’incontro a Roma e Bella Ciao cantata insieme

Loach ha richiamato nella sua lettera anche il ricordo della visita a Spin Time, avvenuta negli anni scorsi, quando il regista e la moglie Lesley avevano incontrato la comunità romana. “Ricordo con grande piacere l’incontro che abbiamo avuto, le idee che abbiamo condiviso e le canzoni che abbiamo cantato”, ha scritto. E poi, con una nota quasi intima: “Bella Ciao non mi è mai sembrata così bella”.

Quel passaggio, tra i più citati dagli attivisti, restituisce il legame costruito tra il cineasta britannico e il progetto romano. Ken Loach, autore di film centrati sul lavoro, sulle disuguaglianze e sulle fratture sociali, aveva trovato nello stabile occupato una realtà vicina alla sua idea di comunità: non solo residenza, ma spazio di relazioni, aiuto reciproco, cultura e politica dal basso. “Ho potuto constatare che la vostra comunità è creativa e animata da uno spirito generoso”, ha aggiunto, definendola fondata sui principi della “condivisione” e della “compassione”. Parole misurate. Ma nette.

Dieci giorni in strada dopo lo sgombero, il caso arriva anche all’estero

La vicenda di Spin Time ha superato i confini romani anche per la forza simbolica dell’azione di resistenza messa in campo dopo lo sgombero. In questi giorni ne hanno parlato anche testate internazionali, tra cui il Guardian, segno che la storia dello stabile occupato nel centro della Capitale continua a essere letta come un caso politico, oltre che sociale. Sullo sfondo restano le domande più urgenti: dove andranno le persone rimaste senza casa, quali soluzioni saranno proposte dalle istituzioni, in che tempi.

Secondo quanto riferito dalla comunità, la situazione in strada prosegue da circa dieci giorni. Le persone coinvolte chiedono una risposta che tenga insieme emergenza e prospettiva, senza limitarsi a interventi temporanei. Nei presidi si alternano volontari, residenti, attivisti, famiglie. Qualcuno porta cibo, altri coperte, altri ancora si fermano solo pochi minuti per chiedere notizie. È una quotidianità sospesa, fatta di attese e telefonate, con la notte che resta il momento più difficile. “Serve una soluzione vera”, ripetono in molti.

L’appello del regista: “Spero in una soluzione che vi garantisca sicurezza”

Nel finale della lettera, Ken Loach ha rivolto un auspicio chiaro alle persone di Spin Time e, indirettamente, alle istituzioni chiamate a intervenire. “Spero che si trovi quanto prima una soluzione che vi garantisca sicurezza e che la comunità possa riunirsi di nuovo”, ha scritto. L’obiettivo, nelle sue parole, è permettere a quella realtà di ricreare “quel clima di sostegno reciproco, amicizia e gioia” che lui e la moglie avevano conosciuto durante la loro visita.

Il messaggio si chiude con una formula sobria: “Con i migliori auguri e la mia solidarietà, Ken Loach”. Ma per gli abitanti e gli attivisti di Spin Time ha il peso di una presa di posizione pubblica. Non risolve l’emergenza, certo. Però la riporta al centro del dibattito, ricordando che dietro uno sgombero non ci sono solo atti amministrativi, carte e ordinanze. Ci sono persone, bambini, legami costruiti negli anni. E una comunità che, anche da un marciapiede, chiede di non essere dispersa.


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