Kelly Olynyk, dopo l’Nba c’è Roma: “Qui alla Bc c’è talento. Pizza e pasta? Le mangio solo in Italia”
C’è stato un tempo in cui tutto il TD Garden gridava il suo nome. «Kelly, Kelly, Kelly». Era il maggio del 2017, Boston-Washington, gara-7 dei playoff Nba. Kelly Olynyk entrò dalla panchina, segnò 26 punti, 14 nell’ultimo quarto, e spedì i Celtics in finale di Conference. Nove anni dopo, il palcoscenico è cambiato, ma certe abitudini no. Al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, il gigante canadese si è presentato alla BC Roma con 15 punti, sei dei quali nel supplementare che ha deciso la sfida di EuroCup contro il Balkan Botevgrad, vinta 77-72. Prima i canestri, poi le parole. E la sensazione che la squadra di coach Alessandro Magro abbia trovato qualcosa di più di un semplice rinforzo.

«Ho giocato 13 anni in NBA, era il momento di lasciare spazio ai giovani», racconta Olynyk nella conferenza stampa di presentazione al centro Giulio Onesti. A 35 anni e con oltre 800 partite nel campionato più famoso del mondo, ha deciso di cambiare continente. «Era il momento giusto per venire qui. Quando si è presentata l’opportunità di venire a Roma, abbiamo pensato che fosse perfetta».
Che giocatore è il canadese
Due metri e tredici di altezza, capelli lunghi, un modo di giocare che somiglia poco a quello dei vecchi centri inchiodati sotto canestro. Olynyk sa tirare da tre, passare, leggere le difese, creare spazio per i compagni. È il lungo che può giocare lontano dal ferro e costringere gli avversari a inseguirlo. A Boston, dove arrivò nel 2013 dopo l’università di Gonzaga, diventò un giocatore importante. Poi Miami, con le Finals del 2020 perse contro i Lakers di LeBron James. E altre tappe americane, fino all’ultima stagione a San Antonio. In mezzo, il bronzo ai Mondiali del 2023 con il Canada, conquistato battendo gli Stati Uniti nella finale per il terzo posto. Di quella nazionale Olynyk era il capitano.

Il basket, del resto, è una questione di famiglia. Suo padre Ken allenava, sua madre Arlene era arbitra e lavorava come segnapunti per i Toronto Raptors. Kelly è cresciuto respirando pallacanestro, molto prima di diventare uno dei canadesi più longevi della Nba.
A Roma ha trovato una squadra ancora in costruzione. E contro il Balkan si è visto: qualche errore, qualche movimento da sincronizzare, poi l’esperienza a fare la differenza quando il pallone è diventato pesante. «Non sapevo quanto avrei giocato, ma quando mi scelgono cerco sempre di fare il massimo e di incidere il più possibile». Con Magro servirà pazienza. «Siamo una squadra nuova, con un nuovo sistema di gioco e un nuovo staff tecnico. Più partite giocheremo e più allenamenti faremo, più miglioreremo».
“Pizza e pasta? Le mangio solo qui”
Intanto si è già fatto un’idea della passione romana. Domenica era al PalaEur per il derby con la Maxima, davanti a 9.312 spettatori. «C’era una bella energia, lo stile era leggermente differente dall’Nba, però i tifosi erano appassionati ed è in questo tipo di condizioni che un giocatore vuole giocare».
Il possibile sbarco della Nba in Europa? Non c’entra con la sua scelta. «Per il momento siamo concentrati sul campionato italiano e sull’EuroCup». C’entra invece l’amore per l’Italia, che aveva già visitato in luna di miele, tra Firenze, il Palio di Siena, Napoli e la Costiera Amalfitana. E c’entra anche la cucina. «La pizza e la pasta le mangio solo qui, non negli Stati Uniti o in Canada», sorride.
Ma il dettaglio più personale è cucito sulla canotta giallorossa. Il numero 22 non lo aveva mai indossato. «L’ho scelto per mia figlia che è nata il 22 settembre». Dopo tredici anni di Nba, Olynyk ricomincia da Roma. Con un nuovo numero, una nuova squadra e quindici punti che sono già un bel biglietto da visita.
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