Puglia

Jova Summer Party annullato: “Non tutto ciò che ha valore ha un prezzo”



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La riflessione di una spettatrice che da tempo aveva acquistato il biglieto per l’evento, annullato, di Barletta

Il 17 agosto 2026 avrebbe dovuto essere il giorno del concerto, la tanto attesa tappa di Barletta del Jova Summer Party. Un giorno atteso da mesi da migliaia di persone, che avevano immaginato, organizzato e preparato quell’esperienza.

In questi giorni si è parlato molto delle conseguenze economiche per Barletta: il turismo, gli alberghi, i ristoranti, le attività commerciali, l’indotto e l’immagine della città. Ed è giusto parlarne. Si parla del danno economico per la città, delle perdite per il turismo, degli alberghi, dei ristoranti, delle attività commerciali, dell’immagine di Barletta. Ma sento che manca qualcosa. Manca, forse, una riflessione sulle persone.

Mi chiedo: chi parla del tempo, delle emozioni, delle aspettative e della fiducia delle persone che aspettavano quel concerto? Dietro migliaia di biglietti non ci sono solo cifre, ci sono persone. Nel mio caso, avevo anche un posto riservato in un’area dedicata. Anche questo aveva richiesto organizzazione, fiducia e attesa. Persone che hanno preso ferie, organizzato viaggi, prenotato alberghi, coinvolto amici e familiari. Persone che avevano investito qualcosa che non può essere semplicemente restituito: il proprio tempo.

Negli ultimi anni, un’esperienza personale importante mi ha insegnato quanto il tempo sia prezioso e quanto sia sbagliato considerarlo qualcosa di scontato. Da allora guardo in modo diverso ogni giornata, ogni esperienza attesa, ogni momento che scelgo di condividere con le persone che amo. Vivere da anni all’estero, Parigi, mi ha portata anche a osservare con maggiore attenzione alcune differenze di sensibilità nel modo in cui vengono considerate le persone, il loro tempo e le loro esigenze. Non penso che una società sia migliore di un’altra in assoluto, né voglio fare una contrapposizione tra Paesi. Credo però che ci siano aspetti culturali e sociali dai quali possiamo imparare. Uno di questi, per me, è proprio il rispetto della persona, anche quando ciò che ha perso non può essere tradotto in una cifra.

È anche per questo che mi stupisce, e in qualche modo mi rammarica, che nel dibattito pubblico questo aspetto sia stato così poco considerato. Non mi interessa il rimborso del biglietto. Quello è un diritto e mi auguro semplicemente che venga rispettato. Non sto chiedendo denaro. Sto chiedendo riconoscimento. Perché un rimborso può restituire una somma, ma non il tempo trascorso ad aspettare, l’emozione preparata per quel giorno o l’esperienza che avevamo immaginato di vivere insieme alle persone care. Il denaro può essere restituito. Il tempo no.

Non sto dicendo che un concerto debba svolgersi a qualsiasi costo. La sicurezza delle persone viene prima di tutto e, se non potevano essere garantite condizioni adeguate, l’annullamento è stata una decisione necessaria. Ma esiste anche un’altra forma di responsabilità, oltre a quella giuridica: la responsabilità umana. Quella di riconoscere che dietro quei biglietti non ci sono soltanto consumatori, ma persone. Persone che hanno perso un’attesa, un’emozione, un progetto, un momento della propria vita. Forse sarebbe stato importante sentire, accanto alle tante considerazioni sui danni economici, una voce altrettanto forte rivolta agli spettatori: “Sappiamo che non avete perso soltanto il prezzo di un biglietto. Sappiamo che avete perso qualcosa che per voi aveva un valore. E ci dispiace davvero.”

Perché siamo sempre più abituati a riconoscere ciò che può essere quantificato. Un albergo perde denaro: possiamo calcolarlo. Un’attività perde clienti: possiamo calcolarlo. Una città perde milioni: possiamo calcolarlo. Ma come si calcolano la delusione, l’attesa, la fiducia? Non tutto ciò che ha valore ha un prezzo. E forse è proprio questo che dovremmo ricordare. Una società non si misura soltanto da quanto produce o da quanto guadagna. Si misura anche da come tratta le persone quando qualcosa va storto. Rispetto, responsabilità, trasparenza, empatia, correttezza e considerazione per il tempo degli altri non sono voci di bilancio. Sono valori.

La vera responsabilità, quindi, non consiste soltanto nell’individuare eventuali colpe secondo la legge. Consiste anche nell’avere il coraggio di riconoscere ciò che le persone hanno perso, anche quando non può essere tradotto in una cifra. Per questo, accanto alle discussioni sui danni economici di Barletta, che comprendo e condivido, avrei voluto sentire una voce altrettanto forte per le migliaia di spettatori. Non come clienti. Come persone. Forse questa vicenda ci offre anche l’occasione per fermarci e chiederci: quale tipo di società vogliamo essere? Una società capace di contare le perdite economiche, oppure una società ancora capace di riconoscere il valore delle persone? Io scelgo ancora la seconda. Non chiedo che venga restituito ciò che è impossibile restituire. Chiedo soltanto che ciò che abbiamo perso non venga considerato come se non avesse valore.

Perché noi non eravamo soltanto spettatori. Eravamo persone che avevano affidato a questo evento una parte del proprio tempo, delle proprie emozioni e della propria fiducia. E forse è proprio questo il riconoscimento che oggi manca. Con rispetto, e con la speranza che questa riflessione possa essere ascoltata.

Serena J. Montinaro (spettatrice del Jova Summer Party di Barletta, poi annullato)


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