Società

Italia ultima in Europa per laureati under 35: un ritardo che costa caro. I dati Almalaurea

Nel 2025, solo il 31,1% degli italiani di età compresa tra 25 e 34 anni possiede un titolo di laurea. È quanto emerge dalla XXVIII Indagine AlmaLaurea sui Percorsi di laurea, che fotografa un sistema universitario in grave ritardo strutturale.

Nel confronto europeo (fonte Eurostat, 2025a), l’Italia occupa la penultima posizione, precedendo soltanto la Romania. Un dato tanto più preoccupante se letto accanto all’obiettivo strategico dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU: entro il 2030 l’Unione europea punta a raggiungere una quota del 45% di laureati nella fascia 25-34 anni. Per l’Italia, a questa velocità, il traguardo è fuori portata.

Investimenti fermi all’1% del PIL

Le ragioni di questo divario cronico sono molteplici, ma una su tutte emerge con chiarezza: la spesa in istruzione terziaria. Secondo i dati OCSE del 2025, l’Italia destina appena l’1,0% del proprio PIL all’università, dato stabile da anni. La media dei Paesi OCSE è dell’1,4%, e i principali partner europei si collocano stabilmente sopra questa soglia. In altre parole, il nostro Paese investe in istruzione superiore circa un terzo in meno rispetto alla media dei paesi avanzati.

Non stupisce, allora, che il tasso di passaggio all’università (la quota di diplomati che si immatricola) si fermi al 52,4% (dati Istat 2023). A ciò si aggiunge un sistema del diritto allo studio ancora largamente insufficiente: secondo l’Osservatorio Regionale del Piemonte, nell’anno accademico 2023/24 solo il 16,8% degli iscritti è risultato idoneo a usufruire di una borsa di studio. Le famiglie italiane, specie quelle meridionali e a basso reddito, faticano a sostenere i costi diretti e indiretti dell’università, frenando le immatricolazioni e aumentando l’abbandono.

Giovani NEET in calo ma ancora troppi

L’altro volto del ritardo formativo è la quota di giovani che non studiano e non lavorano: i cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training). Nel 2025, in Italia, rappresentano il 13,3% della popolazione 15-29 anni. Pur in calo rispetto agli anni precedenti, il valore resta tra i più alti dell’Unione europea, insieme a Grecia, Bulgaria e Romania, e ben al di sopra della media UE del 10,9%. Si tratta di un serbatoio di talenti inespresso e di un costo sociale enorme.

Le immatricolazioni riprendono, ma senza sfondare

Il report AlmaLaurea, poi, ricostruisce anche il trend delle immatricolazioni dagli anni Duemila. Dopo il boom del 2000-2004 (legato all’avvio del “3+2”), si è assistito a un lungo calo fino al 2013/14 (-20,5%). Dal 2014/15 è iniziata una lenta ripresa, accentuata nell’anno pandemico 2020/21 (+25,4% rispetto al 2013/14). Nell’anno accademico 2024/25 si sono raggiunte le 362.000 immatricolazioni, un livello superiore a quello pre-pandemico. Tuttavia, questo dato va letto con cautela: il forte calo demografico della popolazione diciannovenne (oggi -41,3% rispetto al picco del 1984) rende la pur modesta ripresa meno efficace nel colmare il divario con l’Europa.

Un problema di equità e di sviluppo

La scarsa scolarizzazione terziaria non è solo un’emergenza statistica. È un freno alla mobilità sociale e alla competitività economica. Come sottolinea il rapporto AlmaLaurea, la formazione universitaria dovrebbe essere “il principale motore di mobilità sociale e la principale leva nelle mani dell’operatore pubblico per correggere la diseguaglianza delle opportunità” (Istat, 2024). Invece, in mancanza di adeguati investimenti e politiche di orientamento, il contesto socio-economico di origine continua a determinare in larga misura il destino formativo e professionale dei giovani.

Finché l’Italia resterà ancorata a un valore del 31,1% di laureati under 35, ogni discorso su innovazione, crescita e riduzione delle disuguaglianze rischia di rimanere sulla carta.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »