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(Adnkronos) – Per il presidente Donald Trump la firma di un accordo tra Usa e Iran è imminente, sarebbe addirittura prevista per oggi domenica 14 giugno con la riapertura immediata dello stretto di Hormuz. Dal canto suo Teheran, sebbene abbia mostrato segnali di un ottimismo finora inedito, continua a prendere tempo. Questa, per ora apparente svolta nei negoziati, è sopraggiunta dopo una nuova escalation di attacchi tra i due Paesi che hanno riacceso il conflitto.
Intanto mediatori del Qatar sono arrivati in mattinata a Teheran nell’ambito degli sforzi diplomatici per finalizzare un accordo volto a mettere fine al conflitto. Una delegazione del Qatar, mediatore tra Usa e Iran, è arrivata per “esaminare gli ultimi sviluppi” dell’accordo per porre fine al conflitto, riporta Tasnim, confermando precedenti indiscrezioni dei media internazionali. Secondo l’agenzia iraniana Fars, che cita una fonte informata, la decisione finale dell’Iran sull’accordo con gli Stati Uniti è ancora in attesa di valutazione.
Secondo quanto riferisce Reuters, citata da Sky News, sulla base delle dichiarazioni di un funzionario iraniano, l’Iran avrebbe accettato, nell’ambito della bozza di memorandum d’intesa con gli Stati Uniti, di non produrre né acquisire armi nucleari. Secondo la stessa fonte, le modalità di gestione dell’uranio arricchito già in possesso di Teheran saranno definite nei prossimi 60 giorni, dopo un accordo iniziale, con l’ipotesi che la diluizione del materiale avvenga direttamente sul territorio iraniano. La bozza prevederebbe inoltre una sospensione temporanea delle sanzioni statunitensi sulle esportazioni di petrolio iraniano, il possibile sblocco di circa 25 miliardi di dollari di asset congelati e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il presidente degli Stati Uniti in un post su Truth, criticando il Jcpoa, l’accordo sul nucleare firmato nel 2015 dall’allora presidente Barack Obama con Teheran e che, a suo dire, spianava la strada agli ayatollah verso la bomba, ha scritto: “Il mio accordo con l’Iran è l’esatto opposto: un muro contro l’arma nucleare”. Aggiungendo che gli iraniani “non vogliono più un’arma nucleare, né ne avranno una”. L’accordo è previsto per domani (oggi, ndr) – ha quindi aggiunto Trump – e subito dopo lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti”.
Il tycoon ha inoltre sottolineato una divergenza significativa e un miglioramento nella relazione tra gli Stati Uniti e l’Iran rispetto alle precedenti amministrazioni: “La nostra relazione con l’Iran è molto diversa e migliore di quella delle precedenti amministrazioni”. Sempre riferendosi al Jcpoa, ha evidenziato che “a differenza delle centinaia di miliardi di dollari che Obama ha versato loro, compresi 1,7 miliardi di dollari in contanti, non ci sarà alcuno scambio di denaro”, aggiungendo che “al momento opportuno, quando tutto sarà calmo, entreremo e recupereremo la polvere nucleare (l’uranio arricchito al 60% vicino alla soglia per uso militare, ndr) sepolta in profondità sotto le imponenti montagne di granito, grazie ai nostri splendidi bombardieri B-2 e ai loro brillanti piloti”. Questo materiale, ha concluso Trump, sarà “diluito e distrutto, sia in Iran che negli Stati Uniti”, auspicando che “questo processo si svolga in modo rapido, facile e senza intoppi. Se così non fosse, abbiamo l’alternativa definitiva, che speriamo di non dover mai più utilizzare”.
“Non vediamo l’ora di lavorare con l’Iran e con tutto il Medio Oriente, nel lungo futuro. Speriamo che questo processo si risolva rapidamente, facilmente e senza intoppi. Se non dovesse succedere, abbiamo l’alternativa definitiva, speriamo di non doverla mai più usare. Grazie per la vostra attenzione a questa questione”, ha concluso.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha espresso scetticismo riguardo all’imminenza della firma di un accordo, specificando che tale evento non avverrà domenica, ma potrebbe concretizzarsi nei giorni successivi, come riportato dalla Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB). L’emittente statale iraniana ha inoltre invitato alla prudenza nell’analisi del processo negoziale, adducendo incoerenze da parte della controparte. “Dobbiamo attendere il momento esatto della firma dell’accordo. Non accadrà domani (oggi, ndr), ma potrebbe avvenire nei prossimi giorni. A causa dell’incoerenza dell’altra parte, dobbiamo rimanere cauti nel commentare il processo”, ha dichiarato l’IRIB citando Baghaei.
Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie Islamiche ha scritto su Telegram che l'”insolita insistenza” di Trump sulla firma dell’accordo rappresenta un “test per il team negoziale iraniano” e sottolineato che l’annuncio del presidente Usa arriva “nonostante i negoziatori iraniani abbiano esplicitamente dichiarato che il memorandum non è ancora stato finalizzato e che la firma di domenica è assolutamente da escludere”. I Guardiani della Rivoluzione insinuano poi che Trump intendesse far coincidere la firma con il suo compleanno, il 14 giugno, per trasformarla in un “evento di propaganda personale”, secondo quanto riporta SkyNews.
Intanto le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno colpito Dahiyeh, quartiere meridionale di Beirut considerato una roccaforte di Hezbollah nella capitale libanese. Lo hanno riferito il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz in una dichiarazione congiunta, affermando che le Idf hanno colpito obiettivi di Hezbollah in risposta al fuoco lanciato dal gruppo libanese contro il territorio israeliano.
La protezione civile libanese ha riferito che l’attacco israeliano contro Dahiye ha causato almeno tre morti e sei feriti. Secondo il comunicato, i soccorritori hanno recuperato “i corpi di tre martiri” sotto le macerie, mentre i feriti sono stati trasportati in ospedale. L’esercito israeliano ha confermato di aver colpito obiettivi legati a Hezbollah, nella zona della capitale libanese considerata roccaforte del movimento filo-iraniano.
Secondo fonti israeliane e americane citate dal sito Axios l’esercito israeliano ha informato il Comando centrale statunitense (Centcom) poco prima di effettuare l’attacco contro presunti obiettivi di Hezbollah nel quartiere di Dahiyeh.
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