Liceo classico sempre più d’élite, tre studenti su quattro figli di laureati: l’ascensore sociale nella scuola è bloccato. I dati Almadiploma

In vent’anni l’Italia è diventata un paese molto più istruito. Nel 2001 i laureati tra gli adulti erano il 7,5 per cento; nel 2024, secondo l’Istat, hanno raggiunto il 16,8 per cento. Una famiglia su sei oggi ha almeno un genitore con una laurea, contro una su tredici all’inizio del secolo.
Eppure, questa trasformazione non ha scalfito i meccanismi che legano l’origine sociale alle scelte scolastiche. È la fotografia scattata dal Sole 24 Ore, che ha analizzato i dati Almadiploma 2025 confrontandoli con quelli del 2009.
Il caso più eclatante è il liceo classico. Quindici anni fa, quattro ragazzi su dieci in quel percorso avevano genitori laureati. Oggi la proporzione è salita a tre su quattro (74,7%). Un balzo di 33 punti che, a guardare i numeri assoluti, sembra raccontare una storia di esclusività crescente. Ma la spiegazione più profonda è un’altra: l’aumento generalizzato dei titoli universitari nella popolazione ha innalzato la quota di genitori laureati in ogni tipo di scuola, passata dal 19,2% al 38,2% nel campione Almadiploma.
Il punto è che i nuovi laureati si comportano come quelli di una volta. Mandano i figli al classico e allo scientifico con la stessa probabilità relativa. Le famiglie con titoli di studio bassi restano confinate negli stessi indirizzi di sempre. Il risultato è che il divario assoluto tra la percentuale di laureati al classico e la media del sistema è persino aumentato: da +22,5 punti nel 2009 a +36,5 punti nel 2025. In termini statistici, la segregazione scolastica non è diminuita. L’ascensore sociale, dice il Sole 24 Ore, non è rotto: è fermo.
Dove finiscono i figli delle famiglie meno istruite
Se il classico rappresenta l’apice della selezione – con un indice di sovrarappresentazione di 1,96 rispetto alla media nazionale – il liceo delle Scienze Umane fa da contraltare. Qui i genitori laureati sono il 33,5%, mentre il 22,7% degli studenti proviene dal lavoro esecutivo (impiegati). È il liceo più popolare in senso sociologico: chi arriva da contesti familiari meno acculturati e sceglie comunque un percorso liceale finisce prevalentemente qui.
Lo scientifico tradizionale viaggia al 62,4% di genitori laureati, una quota stabile rispetto al 2009. Più in alto ancora si piazza l’opzione europea e internazionale dello scientifico, con il 66,7%: una sorta di élite dentro l’élite. Il linguistico invece si allinea quasi perfettamente alla media (39,3%), assorbendo una popolazione più eterogenea.
I tecnici: l’agrario si nobilita, l’informatica attira i ceti medi
Negli istituti tecnici emergono spostamenti significativi. L’ITE (ex commerciale) ha visto la quota di genitori laureati salire dal 9,2% al 22,6%, un aumento che ricalca la crescita nazionale senza slanci verso l’alto. Resta una scuola da ceto medio impiegatizio, con il 28,2% di studenti provenienti dal lavoro esecutivo.
Il caso più sorprendente è l’ITT Agraria, agroalimentare e agroindustriale. Nel 2009 era l’emblema della scuola per figli di contadini e piccoli coltivatori. Oggi i genitori laureati sono il 26,8% e la quota di studenti da classi elevate è salita al 21%. Il segnale, per il Sole 24 Ore, è chiaro: la rivalutazione dell’agricoltura di qualità, del biologico e dell’agroalimentare d’eccellenza ha cambiato il profilo sociale di chi sceglie questi percorsi.
Sul fronte opposto, l’ITT Elettronica ed elettrotecnica mantiene una vocazione operaia: il 27,4% degli studenti viene dal lavoro esecutivo, mentre i genitori laureati si fermano al 27,4% (dato identico per una coincidenza nei numeri grezzi del report). Informatica e telecomunicazioni invece attira sempre più famiglie di ceto medio-alto, spinte dal valore percepito delle competenze digitali: qui i laureati tra i genitori raggiungono il 25,6%.
Professionali, il muro si crepa (ma solo a metà)
Gli istituti professionali restano le scuole con la minore presenza di figli di laureati. Ma l’uniformità di quindici anni fa è sparita. Nel 2009 tutti i professionali avevano appena il 4% di genitori con una laurea, senza distinzioni tra alberghiero, artigianato o servizi. Oggi il panorama è spaccato.
Da un lato, gli indirizzi legati a cultura, spettacolo e filiere creative hanno saputo rinnovare la propria immagine: la quota di figli di laureati è schizzata fino a quasi uno su cinque. Un’evoluzione simile, anche se meno marcata, si osserva nell’enogastronomia e ospitalità, dove la composizione sociale è diventata più mista.
Dall’altro lato, i percorsi storici – manutenzione tecnica, assistenza, servizi commerciali – sono rimasti ancorati al vecchio modello. La presenza di genitori laureati continua a essere marginale, e questi indirizzi confermano il loro ruolo di principale sbocco per gli studenti che partono dalle condizioni familiari più svantaggiate. La cesura, insomma, non passa più tra licei e professionali, ma dentro gli stessi professionali: tra chi ha saputo intercettare i nuovi gusti del ceto medio istruito e chi no.
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