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Italia-Belgio 0-2, Mancini-bis ko: azzurri di seconda fascia

E si discute di tessere e di commissari, di cavilli e di burocrazia, mentre lo sprofondo Italia continua. Pronti via con il nuovo corso di Roberto Mancini e subito una lezione da parte del Belgio, approdato ai quarti del mondiale 2026 con Rudi Garcia e affidato ora all’ex milanista Van Bommel: è finita 2-0, ma se Donnarumma non fosse stato in serata, il punteggio avrebbe potuto essere anche 5-0. Uno strazio, un’umiliazione, una doccia gelata. Sotto gli occhi del presidente federale Malagò, del ministro dello Sport Abodi e del numero uno del Coni Bonfiglio, si è visto il livello nel quale è sprofondato il nostro calcio. La speranza – ma confessiamo il nostro pessimismo – è che i protagonisti della commedia in atto si siano resi conto della situazione. Il nostro sport più popolare non ha mai vissuto una crisi così profonda nella sua lunga storia, illuminata da quattro titoli iridati e due europei. Siamo mediocri. I limiti tecnici sono enormi. Siamo di seconda fascia, inutile girarci intorno. Ritornare in alto sarà una lunga traversata nel deserto, ma la politica e gli intrighi rischiano di rendere ancora più dolorosa la risalita.

Mancini ha reclutato giocatori pescando persino nella serie B tedesca (Alì Zoma del Norimberga). Ha chiamato Doumbia, ex Venezia, ora allo Sporting Lisbona. Ha lanciato un ragazzo alle primissime armi in Serie A come Alessandro Romano, 20 anni, partito bene in campionato con il Cagliari, ma appena un mese di vetrina. Ha riproposto alcuni dei protagonisti del disastro in Bosnia. Ha cercato di puntare sul copione propositivo. Sforzo encomiabile, anche se la coppia centrale difensiva Mancini-Coppola è stata una scelta sbagliata e Kean utilizzato all’ala destra ci ha tolto qualcosa davanti, nonostante l’impegno totale dell’attaccante del Como.

Alla fine, Donnarumma nel primo tempo ha evitato il naufragio, con parate superbe sugli assalti di De Ketelaere, ancora De Ketelaere, Raskin, Godts. E’ stato il migliore, anche se dopo il triplice fischio ha sfiorato la rissa con Lukaku: vecchie ruggini, pare. I primi 45 minuti sono stati disarmanti. Il gol di Godts, grandissima ripartenza e coppia Mancini-Coppola messi a sedere con una finta, è stato figlio di un errore, banale, di Romano. Il Belgio ha imperversato: Godts e Moreira padroni delle fasce, De Bruyne signore del centrocampo, De Ketelaere bravissimo nel ruolo di centravanti di movimento. La difesa azzurra è andata in barca: Di Lorenzo fantasma, Mancini e Coppola in difficoltà. Centrocampo asfissiato: solo Barella ha retto l’urto dei belgi. Davanti, Cambiaghi impalpabile, Esposito volenteroso, Kean sacrificato a destra, ma unico protagonista dei rari assalti azzurri.

Nella ripresa, qualcosa di meglio, con un sussulto generale di orgoglio, ma un altro errore, in questo caso di Barella, ha lanciato Lukebakio, già devastante con la maglia del Benfica contro il Milan, verso uno splendido 2-0. L’occasione divorata da Scalvini nel finale è stata lo spot della serata dell’Italia, fischiata dal pubblico.

Nelle dichiarazioni post-partita, Mancini ha cercato comprensibilmente di difendere la squadra, Di Lorenzo ha detto che criticare in modo duro la nazionale non porta da nessuna parte ed è deleterio, ma questa serata di Roma ci ha sbattuto nuovamente in faccia la nostra realtà. Altro che tessere e cavilli, qui bisogna ripartire da zero, a cominciare dai vivai: la tecnica è la base del mestiere, il resto è fuffa.


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