Istruzione, il Ministero smentisce i tagli: “Investimenti record per 12 miliardi e assunzioni straordinarie. Spesa in crescita, precariato in calo”

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito risponde con i numeri alle accuse di definanziamento del settore scolastico sollevate dalla Corte dei Conti.
Dati che, secondo il Ministero guidato da Giuseppe Valditara, sarebbero ormai superati e non terrebbero conto degli ingenti investimenti degli ultimi tre anni.
La svolta del 2024: l’Italia supera Germania e Spagna
Il primo argomento utilizzato dal Ministero è l’aggiornamento dei dati Eurostat. “Le rilevazioni relative al 2024 mostrano un incremento dell’aggregato istruzione-università all’8% della spesa pubblica complessiva”, si legge nella nota.
Ma è sul dato specificamente scolastico che il MIM gioca le carte più forti. Elaborazioni degli uffici studi di Camera e Senato attestano che nel 2024 la spesa per la scuola ha raggiunto il 5,8% della spesa pubblica totale, “valore in linea con i principali Paesi europei”.
Il confronto con le altre grandi nazioni europee diventa persino favorevole all’Italia: la quota di PIL destinata all’istruzione non universitaria è al 3,3%, superiore al 3,2% della Germania e al 3,1% della Spagna.
Bilancio in crescendo fino al 2028
La traiettoria di crescita, secondo il Ministero, è destinata a proseguire. Nel 2025 la spesa per l’istruzione ha raggiunto il 6,2% della spesa finale dello Stato, con un incremento di 0,4 punti percentuali rispetto al 2024. Il 2026 si attesterà al 6,3%, e le proiezioni di bilancio confermano il mantenimento di questi livelli anche per il 2027 e il 2028.
Scuole più sicure: il piano da 12 miliardi
Sul fronte dell’edilizia scolastica, il Ministero rivendica un’azione senza precedenti. La sinergia tra fondi PNRR e risorse nazionali ha generato un piano complessivo da oltre 12 miliardi di euro, che ha interessato più di un quarto degli edifici scolastici pubblici. A questi si aggiungono 430 milioni per piani antincendio, messa in sicurezza, abbattimento barriere architettoniche e bonifica amianto, più altri 110 milioni per interventi di vulnerabilità sismica.
Un investimento che promette di restituire agli studenti “scuole nuove, più sicure, più moderne e accessibili, con spazi per una didattica laboratoriale e innovativa, nuove mense, palestre e strutture per la prima infanzia”.
Dispersione sotto la media europea, storico traguardo
Uno dei punti di maggior orgoglio del Ministero è il contrasto alla dispersione scolastica. Nel 2025 il tasso è sceso all’8,2%, “per la prima volta al di sotto della media europea del 9,1%”. Un risultato ottenuto anche grazie ai Piani Agenda Sud e Agenda Nord (1,046 miliardi), ai Piani Estate (oltre 900 milioni) e alle azioni per l’orientamento e il tutoraggio (680 milioni negli ultimi tre anni).
Meno precariato: la Commissione Ue archivia l’infrazione
Sul fronte del personale docente, il Ministero segnala un’inversione di tendenza nel fenomeno del precariato. La Commissione europea, che aveva avviato una procedura d’infrazione nel 2014, ha deciso nel 2025 di non proseguirla.
Già nell’anno scolastico 2023/2024, dopo il primo concorso del Ministero, si è registrata una riduzione di 2.194 contratti a tempo determinato. Con il secondo e il terzo concorso, si stima che circa il 40% dei vincitori proverrà dal personale precario.
Tre rinnovi contrattuali: aumenti fino a 412 euro al mese
Infine, il Ministero sottolinea la fine del blocco dei contratti. Tre rinnovi contrattuali hanno destinato quasi 9 miliardi di euro al personale della scuola, con aumenti medi di 412 euro mensili per i docenti e 304 euro per il personale ATA.
“Conclusione”, ribadisce la nota, “i dati utilizzati nella relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti non risultano aggiornati”.
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