Umbria

Infrastrutture, due terzi dei progetti umbri senza fondi sicuri entro il 2028

di Sara Calini

Tra crisi geopolitiche e con l’avvicinarsi della scadenza del Pnrr, che impone di completare gli interventi entro il 30 giugno, l’Umbria dovrà trovare un modo per finanziare molti dei progetti edilizi in programma per i prossimi tre anni. E in questo contesto arriva la proposta di Ance Umbria, l’Associazione nazionale costruttori edili che fa capo a Confidustria, di creare una «cabina di regia» capace di inserirsi e fare da tramite tra mondo delle imprese, pubbliche amministrazioni e istituzioni.

Lo studio Per farlo ha monitorato i piani triennali delle stazioni appaltanti ed elaborato un database contenente 1.490 opere che potrebbero essere cantierate da qui al 2028 e le rispettive fonti di finanziamento. Il report è stato presentato lunedì a Perugia durante una conferenza stampa da Alfredo Martini, di The Sign Comunicazione, che ha realizzato per Ance lo studio, alla presenza dei vertici delle istituzioni locali. Tra i presenti il presidente di Ance Umbria Massimo Ponteggia, quello di Confindustria Umbria, Giammarco Urbani, e Giacomo Calzoni, presidente di Ance Perugia, che ha spiegato le finalità dell’iniziativa. 

Il report Secondo i dati, in programma da qui al 2028 ci sarebbero progetti complessivamente per circa due miliardi di euro. Cifra, però, a oggi disponibile solo per poco più di un terzo dei lavori, per il resto vanno ancora trovati i finanziamenti. Delle risorse totali necessarie per le opere pubbliche solo il 36 per cento infatti è già disponibile, il 58 per cento è ancora «prospettico», quindi possibile ma con la possibilità che non venga effettivamente erogato, e il 6 per cento invece ancora «non identificato». Questo dato, sebbene «fisiologico in una programmazione triennale», segnala la necessità, secondo Ance, di una realtà che faciliti il «coordinamento tra i diversi livelli istituzionali» per reperire i finanziamenti e pianificare nuove opere, che rappresentano ancora solo il 28 per cento dell’impiego delle risorse totali. 

I dati in Umbria Tra gli altri punti evidenziati dallo studio infatti c’è anche l’impostazione «prevalentemente orientata alla manutenzione, al recupero e alla riqualificazione» piuttosto che alla generazione di nuove opere. Del 72 per cento delle risorse destinate al recupero, la maggior parte andranno all’edilizia pubblica (40 per cento) e alla gestione del rinnovabile (12 per cento). Meno le risorse dedicate invece alla messa in sicurezza del territorio ( 4 per cento), alla rigenerazione urbana (7 per cento) e all’edilizia pubblica (9 per cento). 

Piano a due velocità Accanto alla questione della suddivisione dei fondi, l’analisi evidenzia anche come i progetti tendono a concentrarsi più in alcune aree, con grandi differenze tra aree interne e urbane sia nel numero di opere in programma che a livello di fondi reperiti. Per gli oltre 400 progetti per le aree interne i fondi ancora non identificati sono meno rispetto a quelli disponibili, cosa che non succede per i lavori nei poli urbani dove le risorse sono più contenute. 

Letture strategiche Alcuni dei problemi principali individuati dal report che l’Umbria dovrà affrontare nel prossimo triennio sono infatti frammentazione del tessuto produttivo e basso livello di innovazione. Secondo Calzoni serve «un nuovo paradigma che contempli da un lato l’attenzione a garantire alle comunità locali una sempre migliore qualità della vita e dall’altro metta al centro iniziative in grado di attrarre investimenti terzi». In questo quadro il report vuole essere una chiave di lettura «necessaria ma non sufficiente», che richiede anche un maggior coordinamento tra Regione, Province e tutti gli attori coinvolti per la «costruzione di una visione strategica condivisa, capace di orientare le scelte e di mettere a sistema risorse, competenze e progettualità».

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