a Meditaggiasca il confronto che interroga tutta la filiera. – Torino Oggi

Alla 13ª edizione dell’expo del Comune di Taggia – con il lavoro di coordinamento territoriale di Chiara Cerri – il nuovo talk “IDENTITÀ”, promosso dalla Camera di Commercio Riviere di Liguria e curato da Renata Cantamessa, ha messo a confronto imprese, ristorazione, formazione e istituzioni sul futuro dell’olio e del territorio.
C’è una parola che, più di altre, viene evocata quando si parla di territori e prodotti. È una parola che rassicura, ma che oggi richiede una verifica più rigorosa. Identità. Nel caso della Taggiasca, questa parola ha appena ottenuto un riconoscimento formale con l’IGP. Ma proprio quel passaggio apre una questione più complessa: l’identità si può certificare, o deve essere continuamente costruita – e riconosciuta – lungo tutta la filiera?
È su questa distanza, sottile ma decisiva, che si è sviluppato il talk “IDENTITÀ – Storie di imprese coltivate dalla cucina”, promosso dalla Camera di Commercio Riviere di Liguria e ideato come format di food investigation da Renata Cantamessa (Fata Zucchina), con l’obiettivo di spostare il racconto dell’olio da prodotto a sistema.
Un approccio dichiarato fin dall’apertura, quando è stato ricordato come il recente riconoscimento UNESCO della cucina italiana richiami a una responsabilità più ampia: “Quando scegliamo cosa mangiare, facciamo una scelta molto più grande di noi”.
Inserito nel programma della 13ª edizione di Meditaggiasca – manifestazione organizzata dal Comune di Taggia con Espansione Eventi – il talk si è distinto come uno dei momenti più densi di contenuto di un’edizione che conferma la crescita dell’evento, sempre più capace di unire imprese, territori e rappresentanze di categoria in un dialogo concreto. In questo contesto, il contributo dell’amministrazione regionale, rappresentata da Chiara Cerri, si inserisce in una strategia più ampia di costruzione di rete territoriale, che ha permesso alla manifestazione di crescere oltre la dimensione locale.
Marcello Scoccia (presidente ONAOO): “Abbiamo cambiato l’olio, ma non il modo di raccontarlo”.
Ad aprire il confronto è stato Marcello Scoccia, presidente dell’ONAOO – Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio di Oliva, figura di riferimento internazionale per l’analisi sensoriale. Il suo intervento ha messo a fuoco una contraddizione evidente: la qualità dell’olio è cresciuta, ma la capacità di raccontarla no: “Per anni abbiamo educato il consumatore a scegliere l’olio per la dolcezza. Oggi sappiamo che anche amaro e piccante sono segni di qualità, legati alla presenza di polifenoli”. Una rivoluzione culturale, prima ancora che tecnica. Eppure, nonostante il salto qualitativo, resta un nodo aperto: la difficoltà di trasferire questa evoluzione al consumatore. Scoccia lo sottolinea indirettamente quando distingue tra “genuinità” e “qualità”: per decenni bastava che l’olio fosse autentico, oggi non è più sufficiente. Servono metodo, lavorazione, conservazione, conoscenza. “Un olio può essere genuino ma non di qualità. Oggi servono entrambe le cose”, ha sottolineato. Il problema, dunque, non è tecnico. È comunicativo.
Roberto De Andreis (sindaco, produttore e saggista): “La Taggiasca è identità, ma senza economia resta fragile”.
A portare il dibattito su un piano territoriale è stato Roberto De Andreis, sindaco di Nasino, produttore, vicepresidente ONAOO e autore – insieme ad Alessandro Giacobbe – del volume “Storia della Taggiasca. L’olivicoltura ligure e l’identità di un territorio a partire da un’oliva”, dedicato proprio al rapporto tra cultivar e territorio. Un lavoro che prova a restituire alla Taggiasca una dimensione complessa: agricola, economica e culturale. Durante il talk, De Andreis ha riportato numeri che restituiscono la scala reale del problema: “In Liguria abbiamo circa centomila chilometri di muretti a secco, costruiti in mille anni, che sostengono quarantacinquemila ettari di oliveto”. Un patrimonio immenso, ma fragile. L’olivicoltura ligure, spesso definita “eroica”, non lo è per retorica, ma per condizioni strutturali: territori difficili, infrastrutture limitate, costi elevati. Secondo il sindaco-produttore: “La Taggiasca è probabilmente una delle olive più contraffatte al mondo”. Un’affermazione che sposta il discorso dalla qualità al mercato. Il percorso verso l’IGP, ricostruito dallo stesso De Andreis, nasce proprio da questa esigenza: tutelare un nome abusato e restituire valore a un prodotto che rischiava di essere svuotato. Ma la certificazione, ha lasciato intendere, non basta. Senza redditività, senza ricambio generazionale, senza politiche di sostegno adeguate, l’identità resta esposta.
Alessandro Boeri (imprenditore, presidente Giovani Confartigianato Imperia): “Innovare è stato un rischio, ma necessario”.
A rappresentare la nuova generazione è stato Alessandro Boeri, imprenditore del Frantoio Boeri e presidente del Movimento Giovani di Confartigianato Imperia. La sua testimonianza ha messo in evidenza una tensione che attraversa oggi molte imprese agricole: “Sono nato in frantoio, ma la scelta di restare è arrivata lavorando”. Un passaggio che segna la differenza tra eredità e consapevolezza. Boeri ha insistito su un punto spesso sottovalutato: “Innovare significa rompere una tradizione a cui tutti sono affezionati”. Il passaggio dai vecchi sistemi di lavorazione ai frantoi moderni, oggi dato per acquisito, è stato in realtà un momento di rottura. “Comunicare che l’innovazione è meglio della tradizione è stato difficile”. Una difficoltà che non è solo tecnica, ma culturale. E che definisce il presente della filiera: mantenere l’identità senza restarne prigionieri.
Francesco Lucchese (ristoratore, FIPE Confcommercio Imperia): “Il cliente oggi cerca coerenza, non solo qualità”.
Il punto di vista della ristorazione è stato portato da Francesco Lucchese, ristoratore dell’Osteria 1808 e rappresentante di FIPE Confcommercio Imperia. Il suo intervento ha fotografato con chiarezza il cambiamento in atto: “È un momento difficile: si esce meno, ma si cerca più qualità e più consapevolezza”. Il cliente non è più passivo. È informato, confronta, verifica. E questo cambia radicalmente il ruolo del ristorante. “Il cliente oggi vuole capire cosa sta mangiando”, ha ribadito Lucchese. Nel caso dell’olio, questa trasformazione è ancora più evidente: “Sta a noi essere bravi a comunicarlo”, ha concluso. Non basta portarlo in tavola. Serve costruire un’esperienza, un racconto, un contesto. Il ristorante diventa così il punto in cui il valore si consolida – o si disperde.
Livio Revello (docente alberghiero, presidente Associazione Cuochi Imperia): “La formazione deve inseguire un cliente più esigente”.
Sul fronte della formazione è intervenuto Livio Revello, docente dell’Istituto Alberghiero “Ruffini Aicardi” di Arma di Taggia e presidente dell’Associazione Cuochi della provincia di Imperia. La sua analisi è stata netta: “La scuola è rimasta la stessa, ma sono cambiate le esigenze”. Un disallineamento che ha conseguenze dirette sulla filiera. Oggi il cliente ha accesso a informazioni, confronti, esperienze. E, soprattutto, ha una capacità di verifica che prima non aveva: “Se gli racconti una cosa non vera, oggi se ne accorge”. Questo obbliga a ripensare la formazione, che non può più limitarsi alla tecnica. Serve cultura del prodotto, capacità narrativa, consapevolezza del contesto. E anche, implicitamente, una maggiore centralità dell’olio nei percorsi formativi.
Chiara Cerri (consigliera Regione Liguria e Comune di Taggia): “La crescita passa dalla capacità di fare rete”.
A chiudere il confronto è stata Chiara Cerri, consigliera regionale e figura chiave nello sviluppo di Meditaggiasca, in rappresentanza del Comune di Taggia. Il suo intervento riporta il dibattito su un punto decisivo: senza rete, l’identità resta un concetto, non diventa sviluppo: “Meditaggiasca è cresciuta perché i comuni hanno lavorato insieme”. Un modello che ha portato l’evento a evolversi da iniziativa locale a piattaforma territoriale. La 13ª edizione conferma questa direzione, con un ampliamento del coinvolgimento di imprese, pro loco e territori limitrofi. “Mettersi in rete significa dare più forza ai prodotti e alle imprese”, ha evidenziato l’amministratrice. Un passaggio essenziale in un contesto in cui le risorse sono limitate e la complessità amministrativa spesso rallenta l’accesso ai finanziamenti.
Una questione ancora aperta.
Il confronto non ha offerto soluzioni semplici. Ha però chiarito una cosa. La qualità esiste. La tradizione esiste. La certificazione esiste. Ma l’identità – quella reale – si costruisce nel rapporto tra questi elementi. Nel caso della Taggiasca, anche dopo l’IGP, la domanda resta aperta: se l’origine è tutelata, chi costruisce il valore? È in questa risposta, ancora incompleta, che si gioca il futuro del prodotto e del territorio.
C.S.




