Piemonte

“Necessario un adeguamento degli organici” – Torino Oggi


Il Segretario Generale Provinciale del SIULP di Torino, Eugenio Bravo, ha inviato in data 29 aprile 2026 una formale e dettagliata lettera al Signor Prefetto di Torino, e per conoscenza al Signor Questore di Torino, per denunciare le gravi e persistenti criticità strutturali che affliggono il contesto operativo torinese.

Nella nota, il Sindacato di Polizia ritiene non più rinviabile una profonda revisione della classificazione della Questura del capoluogo piemontese, attualmente collocata nella fascia immediatamente inferiore a quella dei centri metropolitani di Roma, Milano e Napoli, in quanto non più rispondente alla reale condizione operativa in cui quotidianamente si trovano ad operare le donne e gli uomini della Polizia di Stato. Negli ultimi anni, il territorio torinese ha assunto connotazioni di assoluta peculiarità nel panorama nazionale, sia sotto il profilo della sicurezza pubblica sia sotto quello dell’ordine pubblico, evidenziando una sovrapposizione di criticità che, considerate nel loro insieme, determinano un livello di esposizione operativa ben superiore a quello tipico delle sedi attualmente classificate nella medesima fascia.

Sul piano della criminalità organizzata, le evidenze giudiziarie hanno definitivamente chiarito come Torino non rappresenti più un’area di semplice infiltrazione, bensì un territorio di stabile radicamento della ’Ndrangheta. Già con la nota “Operazione Minotauro” era emersa l’esistenza di una struttura autonoma, articolata in locali perfettamente operativi e inseriti nel tessuto economico e sociale piemontese. A distanza di anni, tale quadro non solo non si è ridimensionato, ma ha trovato ulteriori conferme attraverso successive attività investigative e giudiziarie che hanno documentato la capacità delle cosche di rigenerarsi, evolversi e mantenere un controllo capillare su settori strategici dell’economia.

Operazioni più recenti, come la cosiddetta “Millennium”, che ha portato all’emissione di decine di misure cautelari nell’ambito di un articolato traffico internazionale di stupefacenti con ramificazioni anche nel torinese, così come ulteriori indagini su estorsioni, usura e reimpiego di capitali illeciti, dimostrano come il territorio continui ad essere un nodo strategico nelle dinamiche della criminalità organizzata. Non meno significativo è il dato relativo alle infiltrazioni in ambiti sensibili e istituzionali, circostanza che conferma il livello qualitativo della presenza mafiosa e la sua capacità di interagire con il contesto socioeconomico locale.

Se il versante della criminalità organizzata appare già di per sé idoneo a giustificare una revisione della classificazione, è tuttavia sul piano dell’ordine pubblico che Torino esprime una condizione di eccezionale gravità e continuità. Le dinamiche legate ai movimenti antagonisti, ai centri sociali e alle realtà anarchico-insurrezionaliste hanno trasformato la città in un punto di riferimento nazionale per forme di protesta caratterizzate da elevata conflittualità e, non di rado, da manifestazioni di violenza organizzata. In questo contesto si inserisce il fenomeno del Movimento No TAV, che da anni comporta un impegno costante, massivo e logorante delle forze di polizia, soprattutto nell’area della Val di Susa, ma con riflessi diretti anche nel tessuto urbano torinese. 

Particolarmente significative, in tal senso, risultano le parole della Procuratrice Generale presso la Corte d’Appello di Torino, Lucia Musti, la quale, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha delineato un quadro estremamente chiaro e preoccupante, definendo Torino come la “capitale dei centri sociali e degli anarcoinsurrezionalisti” e richiamando l’attenzione sulla presenza di forme strutturate di eversione di piazza. La stessa ha evidenziato come determinati gruppi siano in grado di assumere la regia delle mobilitazioni violente, anche in contesti come quello della Val di Susa, dimostrando una capacità organizzativa, di coordinamento e di proiezione che travalica i confini locali e assume una dimensione nazionale.

Tali affermazioni, provenienti da una delle più alte Autorità giudiziarie del distretto, non possono essere considerate come semplici valutazioni, ma costituiscono un riconoscimento istituzionale della specificità e della gravità del contesto torinese, che si distingue nettamente da quello di altre realtà urbane. A fronte di questo scenario, il dispositivo di sicurezza continua a reggersi su un impiego intensivo del personale, costretto a far fronte a carichi di lavoro sempre più gravosi, spesso attraverso il ricorso sistematico allo straordinario e in assenza di adeguati rinforzi. Le croniche carenze di organico, unite alla progressiva riduzione delle risorse e dei mezzi disponibili, determinano una condizione di costante affanno operativo, che rischia di incidere non solo sull’efficacia dell’azione di prevenzione e repressione, ma anche sul benessere psico-fisico degli operatori. 

In tale quadro, la permanenza della Questura di Torino in una fascia intermedia, diversa da quella superiore nella quale sono inserite Milano, Roma e Napoli appare non solo anacronistica, ma oggettivamente non coerente con i parametri reali di esposizione operativa, con il livello di rischio e con la complessità delle attività svolte quotidianamente. La riclassificazione nella fascia superiore rappresenterebbe, pertanto, un atto dovuto, fondato su elementi concreti e verificabili, nonché uno strumento indispensabile per garantire un adeguato rafforzamento degli organici, un miglioramento delle dotazioni e, conseguentemente, una maggiore efficacia complessiva del sistema di sicurezza pubblica.

Per questo il Siulp di Torino inizia con oggi un percorso di sensibilizzazione delle categorie economiche e dei rappresentanti politici del territorio affinché l’istanza qui rappresentata, che viene avvertita come prioritaria anche dall’intera società civile torinese, trovi il doveroso sostegno e venga presentata ai competenti livelli istituzionali onde vedere finalmente riconosciuta sotto il profilo formale, presupposto dell’adeguamento sostanziale delle piante organiche, la reale condizione in cui opera la Polizia di Stato nella città di Torino.




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