Industrie e miasmi, la stretta del Comune sui nuovi impianti: nuovi limiti per le distanze tra scuole, residenze e ospedali

Genova. Più tutele per la salute pubblica, la qualità dell’aria e della vita nei quartieri. La giunta comunale di Genova ha avviato l’iter per l’adozione di un aggiornamento al Piano Urbanistico Comunale (PUC) per regolamentare e limitare l’insediamento delle attività produttive ad alto impatto odorigeno in città. La misura – presentata oggi in commissione e che sarà successivamente votata in Consiglio comunale – nasce dalla esigenza di rispondere alla particolare conformazione del territorio genovese, dove la stretta vicinanza e l’alternanza tra aree produttive e zone abitative crea frequentemente interferenze e sovrapposizioni tra le attività industriali e la popolazione residente.
Nel dettaglio, il provvedimento individua un elenco di diciotto specifiche categorie industriali e produttive ritenute a forte impatto olfattivo. Tra i settori maggiormente attenzionati figurano gli impianti per il trattamento dei rifiuti, discariche e termovalorizzatori, oltre alle linee di trattamento dei fanghi di depurazione e la produzione di bitumi. La stretta riguarda anche le fonderie industriali, le concerie, le industrie petrolifere, gli impianti per la produzione di biogas, biometano o fertilizzanti, ma anche i mangimifici e le fabbriche per la produzione su scala industriale di vernici o prodotti farmaceutici. Non mancano infine attività a forte vocazione urbana o commerciale come le torrefazioni di caffè caratterizzate da una produzione giornaliera superiore ai 450 chilogrammi.
Per tutelare i cittadini e i ricettori sensibili, categoria in cui rientrano scuole, università, ospedali, case di cura e residenze per anziani, il Comune ha stabilito paletti ben definiti. In primo luogo, i nuovi insediamenti di questo tipo dovranno rispettare una distanza minima di 200 metri dal perimetro delle aree residenziali o dei servizi sensibili più vicini.
Qualora un’attività già operante nel territorio comunale intenda trasferirsi, la nuova sede potrà essere autorizzata solo previa presentazione di una perizia tecnica asseverata che dimostri un minore impatto olfattivo complessivo rispetto all’ubicazione precedente. Inoltre, per evitare l’accumulo di emissioni fastidiose nella stessa area, la norma introduce il principio di non cumulo, vietando l’apertura di un nuovo impianto a meno di 100 metri da altre strutture esistenti o autorizzate appartenenti alla medesima tipologia produttiva.
“Con questa modifica vogliamo affermare un principio preciso: la qualità della vita delle persone deve essere un criterio che orienta le scelte urbanistiche, non una questione da affrontare soltanto quando si manifestano le criticità – dichiarano le assessore Francesca Coppola e Silvia Pericu –. Genova è una città in cui la particolare conformazione del territorio ha storicamente determinato una forte prossimità tra insediamenti produttivi, abitazioni e servizi. Una condizione che richiede una maggiore attenzione nella pianificazione e la capacità di governare le trasformazioni prima che producano situazioni di incompatibilità. Non si tratta di contrapporre le attività produttive alla città abitata, ma di riconoscere che lo sviluppo economico deve essere accompagnato da regole capaci di tutelare la salute, il benessere e la qualità dell’ambiente urbano. Con questo provvedimento introduciamo criteri generali e trasparenti, che consentono di valutare preventivamente la localizzazione degli impianti e di evitare che le conseguenze di scelte non adeguatamente pianificate ricadano sui quartieri e sulle persone che li abitano. È un cambiamento nel modo di intendere la pianificazione, puntare sulla compatibilità con il contesto urbano, con le funzioni esistenti e con la vita quotidiana delle comunità. Accanto a questa azione preventiva continuerà il lavoro sugli impianti esistenti, attraverso i monitoraggi ambientali, gli strumenti di controllo e le prescrizioni previste dalla normativa, compresi i Piani di Gestione degli Odori. Sono due livelli di intervento complementari: da un lato affrontare le criticità presenti, dall’altro costruire condizioni urbanistiche che ne riducano l’insorgenza in futuro”.
Le prime ricadute: il dossier Brumà
Come specificato durante la commissione di questa mattina, l’aggiornamento del Puc non avrà valore retroattivo per gli impianti già presenti e operanti sul territorio, ma interverrà per le nuove installazioni che quindi dovranno rispettare i nuovi – e più stringenti – limiti.
Diversi commissari, durante la discussione in aula, hanno chiesto lumi su eventuali ripercussioni si industrie già presenti, tra cui i depositi chimici di Multedo, la Zyncal di Voltri e anche sui possibili nuovi impianti nell’area ex Ilva. Ma la ricaduta maggiormente diretta del nuovo assetto urbanistico potrebbe arrivare in Val Bisagno, dove in questi mesi si è aperto il dossier Brumà, vale a dire l’ipotesi, non confermata ma non smentita, che dopo la messa in sicurezza della vecchia discarica di inerti di Molassana – Struppa possa essere seguita dalla realizzazione di un nuovo impianto di produzione di bitumi e conglomerati.
Un dossier “aperto” da Genova24 nei mesi scorsi e che quindi potrebbe vedere oggi una svolta: il sito di Brumà, infatti, è ad oggi catalogato come “ambito di riqualificazione urbanistica produttivo-industriale”, ma confina direttamente con una zona residenziale catalogata come “ambito di riqualificazione urbanistica-residenziale”, cosa che di fatto potrebbe stoppare ogni nuovo insediamento odorigeno, o comunque limitarne la realizzazione.
I commenti
“Regolamentare le attività a forte impatto odorigeno significa garantire una convivenza equilibrata tra attività produttive, cittadini e tutela della salute – commenta la consigliera comunale Lista Salis/Linea Condivisa Erika Venturini – È un tema particolarmente importante per tutta la città e non solo per la Val Bisagno, su cui stiamo comunque lavorando, dove la vicinanza tra insediamenti produttivi e aree residenziali rende fondamentale prevenire situazioni di disagio e tutelare la qualità della vita dei residenti. Le nuove norme del PUC introducono distanze minime e il principio di non cumulo, per evitare la concentrazione di attività impattanti nelle stesse aree. Non siamo contro le imprese o il lavoro, ma a favore di uno sviluppo compatibile con il benessere delle persone. La salute dei cittadini e la vivibilità dei quartieri devono essere una priorità: lo sviluppo economico non può prescindere dal rispetto di chi vive ogni giorno il territorio”..
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