Bonucci e la malattia del figlio: “Aveva una massa nel cervello, ho pregato e preso a pugni il muro” – Calcio

Estate 2016. Matteo Bonucci ha solo due anni. È in sala operatoria per un intervento d’urgenza dopo che gli è stata trovata una ciste nel cervelletto. Il papà Leonardo, tornato da poco dagli Europei di Francia, sta nella stanza di ricovero. Si siede in un angolo dopo aver raccolto il peluche del figlio. Usa l’orsetto bianco per rivolgersi a Dio: “Sia fatta la tua volontà, gli ho detto, ma non dimenticare che è solo un bambino”.
L’estate 2016 e la malattia di Matteo
Quarti di finale degli Europei Germania-Italia, minuto 79’. Rigore per gli azzurri di Conte, sotto di un gol. Sul dischetto è andato Leonardo Bonucci. Sguardo fisso su Neuer e palla in rete. La partita è terminata 1-1, e ai calci di rigore hanno vinto i tedeschi. Impossibile dimenticare i fatali errori di Pellè, Zaza e Darmian. Quella partita, anche se persa, ha consegnato al calciatore della Juventus la caratura internazionale. Durante l’estate c’è stato l’interessamento del Manchester City di Guardiola appena arrivato. Ma il difensore italiano doveva pensare ad altro: il figlio Matteo.
“Ha sputato del liquido biancastro”
Nel podcast il Fienile Bonucci ha raccontato nuovamente la vicenda che l’aveva quasi portato al ritiro. “Non riuscivo a pensare al calcio in quelle settimane”. La sua famiglia dopo gli Europei del 2016 era andata in vacanza a Formentera. Matteo si comportava in modo strano al mare. “Molto spesso sul lettino era assente, dormiva. Cosa non da lui, un bambino vivace e pieno di energia”. Inizialmente i genitori pensavano fosse dovuto all’operazione che aveva fatto al linguine per una piccola ernia. Poi, però, la situazione è precipitata: “Una mattina, mentre dormiva con il fratello, Matteo si è alzato di colpo. È venuto in sala e ha sputato del liquido biancastro. Dopo dieci minuti la stessa cosa. Allora abbiamo chiamato la guardia medica, che ha sospettato una meningite anche se non aveva la febbre. Quando siamo tornati a Torino, è tornato tutto apparentemente normale”. Poi, però, altri piccoli episodi hanno spinto i genitori a fare ulteriori controlli. Sono andati al pronto soccorso e dalla risonanza hanno scoperto il problema di Matteo: “La professoressa ci ha detto che Matteo aveva una massa di otto centimetri vicino al cervelletto”.
“Ho tirato un pugno al muro”
Una notizia difficile da digerire per qualsiasi padre. “Ho tirato un pugno al muro. Mia suocera l’ha sentito a due camere di distanza”. Ripresa lucidità, i coniugi Bonucci hanno subito fatto operare d’urgenza il piccolo Matteo, perché non si poteva aspettare oltre. “L’intervento, che doveva durare tre ore, è durato più di sette. In quell’arco di tempo abbiamo provato angoscia e incertezza. Però prima che entrasse in sala operatoria ero fiducioso: Matteo era sul lettino, frastornato dall’anestesia, e per salutarmi mi ha fatto il verso del leone. Mi ha dato tanta speranza”. Fortunatamente l’intervento, che non era assolutamente semplice, è andato bene: “Oggi Matteo ha dodici anni e fa tutto quello che può con i suoi limiti. Non può fare sport di contatto, però si diverte giocando a tennis”.
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